|
La gara è catalogata tra
quelle quasi al limite della sopportazione fisica umana, io l’ho
trovata spettacolare, sia dal punto di vista atletico che,soprattutto,
dal punto di vista umano. L’esperienza dell’avventura marocchina è
una di quelle che difficilmente si possono cancellare dai ricordi
personali, anzi, già al rientro a casa si pensa automaticamente alla
possibile partecipazione dell’edizione successiva. Il deserto offre
dei paesaggi unici, con colori ed immagini che non si riescono a
descrivere come si vorrebbe. Quest’anno eravamo quasi 600 alla
partenza. Le tappe sono 6, corse in sette giorni per un totale di 237
km. I piu’ fortunati riescono a riposare per un’intera giornata tra
la tappa dei 76km e quella dei 42km. Le tappe infatti sono così divise
: 28/34/37/76/42/20 km. Si corre tra le montagne attraversando passi,
sugli "oued" (fiumi secchi), sulle dune "erg", tra i
piccoli meravigliosi villaggi "oasi" dove ad accoglierti ci
sono centinaia di bambini e sui laghi secchi, enormi distese dove non
riesci mai a vedere un punto d’arrivo e dove hai l’effetto ottico di
vedere all’orizzonte il mare. Le emozioni più forti le ho provate
nella tappa dei 37km nella quale, dopo un piccolo assaggino di una
quindicina di km, si percorrono ben 19,5km dentro le dune . Esattamente
mi sono ritrovata a combattere contro infinite montagne di sabbia dell’erg
EL RHOUAL. Non finivano mai! Ma il colore della sabbia in contrasto con
i cespugli verdissimi d’ erba tra una duna ed un’altra era troppo
bello per non apprezzare il momento magico che stavo vivendo. E che dire
del tratto finale della tappa dei 76km nel quale mi accompagnava un
cielo stellato mozzafiato …… Magico, tutto veramente magico! Certo,
se si aggiunge anche che la mia prestazione sportiva non è stata
nemmeno da buttare, allora è proprio il massimo che ci si poteva
aspettare (5° assoluta della classifica femminile, prima delle
italiane, vincitrice dell’ultima tappa in arrivo a Tagounite e 74°
della classifica assoluta finale). Vorrei ringraziare comunque, per
avermi dato la possibilità di poter provare un’esperienza del genere,
il mio amico e "collega" d’allenamento Ferdinando
Hardouin
(che ha al suo attivo ben 5 Marathon des Sables) . Grazie ai suoi
preziosissimi consigli sono riuscita ad uscire indenne da una gara dalla
quale almeno il 70 % dei partecipanti ha avuto non pochi problemi
fisici. Non dimentico però l’altro compagno di viaggio, con il quale
abbiamo potuto condividere questa esperienza, Mimmo
Brusca, pure lui
alla prima maratona marocchina e alla fine piazzatosi ottimamente. Il
grazie più sentito va però alla mia famiglia, che ha avuto la pazienza
e il giusto spirito sportivo che mi ha permesso di affrontare
serenamente questa trasferta particolare.
Luisa
Balsamo

|