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Correre di notte di Maurizio D’Ippolito

notte

Di notte a Palermo e in ogni città del mondo, coloro che vivono la notte, hanno emozioni diverse: c’è chi di notte prova un senso di pace, perché ogni cosa appare lieve, senza increspature, magica e c’è chi prova paura, ansia e inquietudine.
Io non vado molto d’accordo con il sonno e per questo amo correre la mattina, molto presto, quando l’alba è ancora lontana; e sebbene io sia consapevole che in quelle ore vi siano in giro personaggi poco affidabili, di non chiara provenienza, di cui è difficile interpretare le intenzioni e giustificare la loro presenza in certi luoghi, io resisto e corro lo stesso. Ormai gestisco bene l’ansia, mi sono abituato e nessuna delle cose che vedo di notte mi turba, mi scandalizza, mi fa paura.
Chi corre come me di notte assapora una grande senso di libertà: quando corro siamo soltanto io, la mia concentrazione e le strade, in cui, nell’insolito muto paesaggio urbano, il silenzio è rotto soltanto dal calpestio delle mie scarpe sull’asfalto e dal mio respiro. In quei momenti sembra che le strade attraversate e i luoghi incontrati lungo il percorso mi appartengano.
La notte assorbe la città così come la conosciamo, le strade sono sotto vuoto e deserte, illuminate, per via della “crisi”, da pochi lampioni; la gente è sigillata nelle proprie case, separata dalla notte, che non ama vivere, perché per loro la notte è il tempo del riposo.
I pochi autobus sono i protagonisti delle strade di notte. Gli autobus che viaggiano per portare la poca gente a fare improbabili lavori. Pochi i bar aperti su cui approdano avventori dalle lingue diverse. I negozi che mostrano nelle vetrine la loro merce ormai da troppo tempo, perché invenduta. La notte correndo si fa anche caso alla elevata moria dei negozi, pure questa dovuta alla “crisi”.
Di notte la città è popolata da una umanità molto eterogenea:
Ci sono coloro che vivono la notte insonne come loro unica dimensione, perché lavorano: panettieri che devo infornare i dolci e le forme di pane in pasta, i tassisti in attesa di un improbabile cliente, infermieri a cui non mancano mai i malati, baristi che accendono la macchina del caffè, gli attacchini.
Ci sono i tipi inquietanti, quelli che vanno a piedi o circolano in macchina, apparentemente senza una meta. Alcuni mostrano i segni di persone malate (ammalate di solitudine, che hanno forti carenze affettive e turbe sessuali gravi), che vanno alla ricerca di prostitute o altro.
Ci sono le prostitute e i travestiti, concentrati in via Lincoln e al Foro italico. E’ penoso vederli e provo ancora più dolore e tristezza vedere talvolta i soggetti inquietanti, di cui parlavo prima, che imbarcano in macchina queste povere ragazze dai volti e corpi di bambine, per sottoporle ad un indescrivibile supplizio fatto di sfruttamento del loro corpo e di umiliazione morale.
Ci sono, nei fine settimana, giovani che hanno trascorso la notte nei locali notturni. Sono giovani non completamente sobri, tanto esuberanti, quanto pericolosi, che, per mostrarsi uomini adulti, agli occhi del loro gruppo, si esibiscono accostandosi al runner solitario, insultandolo e facendo gesti minacciosi che è difficile interpretare (o che è meglio non capire).
Ci sono le forze dell’ordine: carabinieri, polizia , guardia di finanza a anche componenti della KSM (vigilanti notturni), che danno realmente un certo senso di sicurezza. Li vedi circolare lungo le strade con le loro auto, li trovi in molti punti caratteristici della città, dove fissano dei posti di blocco, che in certe giornate sono numerosi. Quando li incontri di notte, durante la corsa, è così: un rapido scambio di saluti e ti sembra di essere nel luogo più sicuro della terra, nessuno può farti del male.
Correre di notte, offre anche altri momenti emozionanti: la presenza dei cani randagi a branco o solitari, che non cercano cibo, cercano qualcuno a cui donare il loro affetto. Ne ho conosciuti tanti in questi anni, alcuni certe mattine corrono per diversi chilometri con me … sono straordinari, sono la mia vera compagnia… Io parlo con loro e loro, penso, intuiscono ciò che io voglio dire. Di uno di questi fantastici cani ho un indelebile e caro ricordo. Era un cane di media taglia, pezzato marrone e nero, bello. La scorsa estate imparò a seguirmi per diversi giorni nel percorso che allora facevo abitualmente, da Viale Strasburgo a via Oreto e ritorno. Lo trovavo ad aspettarmi in Piazza De Gasperi-Via Croce Rossa, alla partenza gli carezzavo la testa e poi partivamo. Correvamo stando a fianco e spesso era lui a dare il ritmo, rimanendo rispettoso dei miei limiti. La cosa bella ed emozionante era una particolare attenzione che aveva nei miei confronti: il cane, infatti, aveva l’abitudine di precedermi negli incroci con semaforo, che ci sono in via Libertà e via Maqueda, mettendosi di traverso all’ incrocio, in presenza di semaforo rosso, col chiaro scopo di arrestare la mia corsa e impedirmi di attraversare la strada, e rimaneva lì in quella posizione, fino alla comparsa del segnale verde. A quel cane mi ero affezionato e ci parlavamo col cuore, da anima ad anima… Poi, non l’ho più visto … averlo perso così improvvisamente mi ha dato un enorme dispiacere… E pensare che non ho neanche una foto.

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