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de panormitana maratona

foto APonari

mastro Guartiero si attuffò ne la discesa de lo corso vittorio emanuele con il consueto cipiglio. Avea lasciato alle spalle tutti gli altri, primo dei quali era messer salvo runner che procedea a lo passo dei giorni tranquilli in Piano Stoppa.
Messer Salvo esaltando lo espirito sportivo si cimentaa nel produr passo costante ad uso de li podisti desiderosi di riferimento.
Alla spicciolata comparvero gli altri, lo passo poderoso de lo Piero drepanum, lo volitivo messer Lo Carbo. Don Felipe correa distraendo podisti viciniori con loquace favella. Messer Sandro reduce dei fasti delle maratone nizzarde movea passi riguardevoli.

Ma fino qui nessuno con numero vermiglio distintivo de la tenzone longa, lo primo fu lo Principe Ferdinando, accompagnato da lo tenacissimo Ermanno, danzava leggiero su spessi calzari di pensata gallica e manifattura cantonese. Per entrambi la soddisfazione d’aver quasi vinto, se non fosse stata per rispettiva italica ed austriaca tenacia.
Le dame Liliana, Laura, Alessandra, con disappunto grave de le concorrenti giammai tradivan di fatica espessione come si conviene in gita domenicale.
Mastro Marcello, lo illustrissimo Nino, compare Girolamimmo e lo pirotecnico jiovani, (li famigerati anapoco) trascorrean le strette calli e viali di parigina foggia notando inusitati e comuni aspetti dell’apparire panormita. Nelo folto della selva liberato ogni riserbo dettero stura perigliosa all’autoscatto tremebondo preambolo della sequela di commenti della corte a faccia di libello. A nulla valsero i moniti di Madama la Presidente che li tallonò inforcando velocipede a pedali.
Lo dottore Cesare si ritrovo con li segnali della falta di energia, nel quando profondeva azione di attacco poderoso e così mutò la maratona in mirabile esercizio. Don Pablo, abbigliato in incognito come è d’uopo, correa secondo elvetica programmazione, mirabili faccende annotando.
Lo giovine Marco ebbe primo assaggio di maratona della quale inghiotti fino all’ultima stilla. Del medesimo tenace calice bevvero l’eccellentissimo Sergio, sua potenza muscolare Franco e lo silezioso Nino (De Simone, cui aggradano i fatti più delle parole).
lo Gran mastro coppiere Pierino per la ennesima occasione si fece beffa di periplo addominale percuotendo asfalto con virile determinazione, ma attanagliato dall’incerto destino del di lui velocipede a motore affidato al feroce polso di Mastro Mauro.
L’illustrissimo Giammauro si facea convinto che lo quartiere zisa avesse rassomiglianza con lo queens de nuova york del mondo nuovo, ma gli strepiti al crocevia lo risvegliarono dal sogno e ebbe a ringraziarli nel valicare ostacoli semoventi in forma di carretto uso al trasporto di infanti…

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