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I Nebrodi e la corsa – 1Puntata

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Chi sono questi che osano sfidare Monte Soro? Non sono venuti a raccogliere la legna, non venuti a raccogliere i funghi, non conducono animali al pascolo, non hanno armi. Vestono giacche colorate e scarpe leggere, braghe aderenti, hanno bande riflettenti.
Corrono sulla neve e nel fango spinti da una forza misteriosa.
Corrono e camminano, guadano i torrenti. Le scarpe affondano nel fango si inzuppano di acqua. Hanno zaini piccoli come se dovessero restare poco tempo. Spesso sono in gruppetti e seguono tutti lo stesso percorso, alcuni esausti decidono di fermarsi, altri continuano a correre leggeri quasi senza fatica, altri ancora soffrono ma continuano fino a tornare al punto di partenza… lo chiamano trail

Giovanni DayLewis De Luca
Io, il fango e la neve: un circolo virtuoso, due condizioni concatenate nella mia mente per tutta la gara. Quando ti ritrovi il fango ovunque, dentro le scarpe, sulle gambe, sul corpo allora speri che al passaggio sulla neve tutto questo vada via. La neve ti pulisce, ti libera i piedi dal fango ma poi quando arrivi a sentire il freddo ai piedi con le dita congelate desideri nuovamente il fango.
quello che mi circondava era una sola cosa: la natura. Non c’era altro solo una grande immensa Natura!
il freddo si faceva sentire e sei costretto ad ascoltarlo. Ho capito che non devi fermarti mai. Quando senti freddo devi muoverti, muoverti, muoverti!
la fame al contrario, devi fare in modo di sentirla mai: “mangia e bevi senza fame e senza sete” (zio mario). Ma all’ arrivo tanta fame. Due zuppe calde che sembravano cucinate da un cuoco internazionale mi hanno ridato calore e benessere.

Giovanni Saja
All’inizio ho cercato di evitarlo (il fango), poi mi sono divertito come un bambino e ci ho sguazzato dentro. Nel punto più alto del percorso la neve creava una atmosfera sospesa, un silenzio irreale, nonostante la fatica e il freddo mi sono sentito in pace con me stesso. Nelle salite gli occasionali compagni di cammino nonostante la rivalità agonistica li ho sentiti vicini in questa esperienza unica. All’arrivo ho apprezzato particolarmente la zuppa calda che c’ hanno offerto, magari non era un granchè, a me è sembrata eccezionale, dopo tre ore a zero gradi mi ha ripagato della fatica.

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