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Il Trail dell’Etna il punto di vista di Maurizio D’Ippolito

Trail Etna

Posso dire che la gara che ho fatto ieri è stata la più difficile e faticosa che abbia mai fatto. Già durante il briefing pre gara Aldo Siragusa aveva avvertito i 143 partecipanti della particolarità e della durezza di alcuni tratti del percorso, il tono della sua voce, le sue ripetizioni nelle avvertenze facevano capire che stavolta la gara era diversa dalle altre.
La gara è iniziata con un po’ di ritardo con la linea di partenza posta a pochi passi dal piazzale antistante il Rifugio Sapienza. Abbiamo cominciato passando sopra uno dei crateri Silvestri (1986 m. ) ed percorrendo dapprima un tratto 4 km di percorso variamente ondulato, non impegnativo, percorso ad un ritmo standard e successivamente abbiamo cominciato l’ascesa della Montagna (così viene chiamata l’Etna), che possiamo dividere in due fasi: la prima, che ci ha consentito di portarci da quota 1900 a 2600 m., nel corso della quale abbiamo potuto vedere tra le mille stupende cose naturali, l’immensa, enorme depressione vulcanica della Valle del Bove; la seconda da quota 2600 m. – in prossimità del secondo punto di ristoro – abbiamo affrontato ulteriori 3 Km, sicuramente il tratto più faticoso, caratterizzato da una ripida salita con un fondo fatto di piccoli sassi entro cui affondavano le scarpe, e in cui pertanto dare una spinta in avanti con le gambe era praticamente impossibile e l’unico modo per salire era utilizzare anche le mani. Alla fine questa salita abbiamo raggiunto, dopo l’enorme sforzo, quota 2940 m., in prossimità del sito su cui era edificato il rifugio “la torre del filosofo”, ormai seppellito da colate laviche avvenute nel passato.
Subito dopo è cominciata una lunga discesa fino a quota 1900 m. attraversando una ripida duna di sabbia vulcanica a grana molto fine e soffice, che ci ha costretto a fare sandboarding usando le nostre scarpe come tavola. Ovviamente ciò ha levigato le suole delle scarpe, lisciandole, rendendole così idonee alla corsa su strada. Il percorso ricco di: pietraie, originatesi recentemente – durante l’eruzione dello scorso anno – fatte di pietre mobili; letti di torrenti in secca con al fondo massi levigati e resi più scivolosi dalla fine sabbia vulcanica; da sentieri battuti, insomma un percorso che mi costringeva a movimenti, adattamenti continui e istantanei alle condizioni del terreno. Naturalmente, varie sono state le soste per ripulire la scarpe dalla sabbia sebbene io avessi le ghette ben fissate sulle scarpe.
Ciò che ha caratterizzato questa gara è il senso di fatica veramente notevole che ho avvertito sin dal sesto Km, e poi si è accumulato in misura sempre maggiore, ma io ho resistito, non ho lasciato, perché era più forte il desiderio di terminare la gara, pensavo al piacere personale che avrei provato all’arrivo. Questa è stata la mia vittoria.
Purtroppo un atto di sabotaggio ha turbato la serenità della gara, infatti abbiamo trovato il percorso non “balisato” per un tratto di 3 Km, a causa dell’azione di una ignota persona incivile che ha tolto le fettucce. Il problema, alquanto grave, è stato risolto grazie alla prontezza di Aldo e alla disponibilità di Adolfo Sgammeglia che ha rinunciato, con grande senso d’altruismo, al completamento della sua gara pur di presidiare un bivio e indicarci la corretta strada da seguire che ci avrebbe portato all’arrivo. Grazie Adolfo. Ad Adolfo andrebbe un premio speciale.

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