Associazione Sportiva Dilettantistica Palermo H 13,30 - Società Podistica

Quota 3000 di Maurizio d’Ippolito

11755811_794244834028845_6255350862253126425_n

Alle 4:50 del mattino sono già con i miei compagni di squadra a Piano Provenzana, punto di partenza e arrivo di questa gara. Il paesaggio circostante è ancora immerso nel buio fitto e si intuisce appena come esso possa essere: una distesa di rocce vulcaniche e una altura da cui esce velocemente un fumo bianco, è l’Etna che ci accoglie bonariamente e ci saluta. L’aria fredda induce alcuni di noi a indossare anche il Kway. Il cielo è sereno e stellato. Uno dopo l’altro arrivano altri concorrenti della 64 km, che prontamente provvedono ad indossare il necessario per la gara. Il clima tra di noi è molto cordiale, quasi festoso, ci si saluta con allegria. I momenti che precedono una gara sono sempre belli per un runner, infatti nell’attesa dello start ci si fa compagnia con le consuete piacevoli chiacchere, le immancabili foto per immortalare il momento: si fanno i selfie, ma soprattutto le foto di gruppo, dove i protagonisti in questo ambito sono Adriana Ponari, Michele Amato, Maurizio Crispi che mai ringrazierò abbastanza per la loro assidua presenza e fanno in modo che questi eventi sportivi non cadano nell’oblio.

Ovviamente oggi più che mai ho soltanto l’obiettivo di fare l’intero percorso arrivando al traguardo, per mantenere una promessa a me stesso e a persone a me care, nonché tanta voglia di condividere e confrontare questa mia esperienza con i tanti trail runner che saranno più bravi di me.

Vicino alle 5.30, mi sento come un tappo di una bottiglia di spumante, ho tanta voglia di correre e sono pronto a scattare per fare questa prova. Ore 5.35 si parte. Inizio la gara con un buon proposito: correre a passo lento, sono consapevole che ancora c’è tanta strada da fare, per cui le prime centinaia di metri li corro con ritmo sincrono a quello degli altri runner; ciò fino a quando mi accorgo che sta superandomi la leggenda vivente del Trail, Marco Olmo, e accanto a lui la regina Luisa Balsamo. Non posso resistere, metto da parte i miei buoni propositi iniziali, per mettermi allo stesso passo con i due giganti del Trail per un certo numero di chilometri, forse 5. Mi sento leggero, e provo una gradevole sensazione di benessere, è forse l’energia trasmessami per induzione dai due giganti.

Con le condizioni meteo perfette, il percorso in gran parte asciutto, fatta eccezione di alcuni tratti di bosco, attraverso tutte le tipologie di sentieri ripidi con vari tipi di fondo: sabbioso, foglie, terreno compatto, erba, rami, tronchi, pietraie, dirupi e tanti scorci naturali di nota bellezza.

Al 7 km un incidente condiziona la corsa al mio ritmo naturale: metto male il piede su un sasso e per non perdere la stabilità faccio uno sforzo inusuale che determina una distrazione di un muscolo inguinale. Con questo dolore trafittivo procedo senza esitazione a continuare la gara.

Con la mia nuova andatura, lenta, chilometro dopo chilometro mi ritrovo nel punto in cui inizia la lunga salita verso la quota massima 3000 m.

L’ascesa verso il punto più alto ha qualcosa di magico. E’ una camminata lenta su terreno battuto e lì, tra tanto sforzo, fatica, sudore e talvolta lacrime, secondo me inconsapevolmente ogni runner si carica di energie positive, il tempo durante l’ascesa sembra scorrere lentamente e se si vuole si ha il tempo per pensare e guardare dentro di sé, alla ricerca della spiegazione del tutto; si acquisisce una maggiore autostima, resilienza allo stress e una maggiore sicurezza ed equilibrio interiore che saranno molto utili nella vita di ogni giorno. E’ questo l’effetto “terapeutico” di questa gara.

Avvicinandomi a quota 3000 m il vento gelido, i brividi di freddo irradiati sulla schiena, mi riporta alla realtà della competizione. Ma quota 3000 m è anche il punto in cui si scollina e dopo qualche chilometro di tratto pianeggiante (presso l’Osservatorio), comincia una discesa ripida sulla sabbia, che inevitabilmente va percorsa velocemente. Durante questa corsa si distinguono, sempre più vicini, gli edifici di Piano Provenzana il punto di arrivo, dove spero di arrivare quanto prima possibile perché il dolore all’inguine ha ormai superato il fondo scala dei sistemi di misurazione del dolore, diventando insopportabile.

A denti stretti, lacrimando, sudando, con il respiro frequente passo dopo passo arrivo all’ultimo chilometro,

E’ fatta!!!

Arrivo al traguardo a passo lento, claudicante! il dolore lancinante che mi fa girare la testa e mi fa quasi cadere sulla linea del traguardo!

Mi assistono, ma è finita! E sono molto contento.

Anche questa volta ho raggiunto quota 3000 m e altre “quote personali” per me importanti.

Che dire: ormai mi ha colpito il “mal d’Etna” e so già che il prossimo anno ritornerò a quota 3000 m.

Condividi questo Articolo
Associazione Sportiva Dilettantistica Palermo H 13,30 - Società Podistica