Associazione Sportiva Dilettantistica Palermo H 13,30 - Società Podistica

La vita è tutta un trail: il mio Etna Trail ( anche se mini) di Fabio Blandino

fabio blandino

Le motivazioni per le quali corro sono tante: alcune intime e non le racconterò, le altre variano di volta in volta, ma la motivazione principale è che correre mi fa star bene.
Io quando corro sto bene. Posso correre la mattina appena sveglio, o la sera dopo il lavoro, da solo o in compagnia; posso correre nel più noto percorso della mia città, oppure per le vie di una città conosciuta solo per lavoro (bellissima esperienza la corsa alle 5.00 del mattino con gli allievi dell’accademia navale di Livorno, ma questa è un’altra storia).
Dovunque, Ovunque e con Chiunque io corra: correre mi fa star bene.
Da qualche anno il mio impegno nella corsa è aumentato e conseguentemente è aumentata la conoscenza dell’ambiente, fino ad imbattermi in Palermo H 13:30.
Già il nome ha attirato la mia curiosità: che significa? Chi non lo sa accampa ipotesi più varie. A me piace lasciare il mistero: Non ditemelo!
La cosa che mi ha veramente colpito è il numero impressionante di avventure (non sono soltanto gare…) che ogni componente del gruppo ha nel suo carniere. Si va dalla “banale” maratona, dentro o fuori le mura cittadine, alle ultra maratone nel deserto. Roba che ai più farebbe pensare alla necessità di un Trattamento Sanitario Obbligatorio.
Ricordo quando inviai il primo messaggio al presidente per capire se ci fosse spazio anche per me nell’associazione.
Le scrissi che il mio obiettivo di gara era semplicemente arrivare prima che si smontasse il traguardo.
La risposta mi stupì, non chiese né i miei tempi né se avevo come obiettivo una gara cui partecipare, mi disse semplicemente e testualmente: il nostro gruppo si caratterizza per l’assoluta libertà con cui ci si allena, non abbiamo obiettivi particolari. Per iscriversi è necessario il certificato medico, una foto e il versamento della quota associativa.
Lo stupore di vedere imprese incredibili e allo stesso tempo la dichiarazione di non avere particolari obiettivi. Finalmente qualcuno che parlava di sport. Decisi che dovevo provare: iscritto.
Ho continuato la mia vita di sempre, fino alla prima gara con la maglia H13:30: tre o quattro allenamenti alla settimana, il lungo la domenica…
Dopo la prima gara, ho avuto la conferma che si parlava di sport.
Maratonina di Terrasini 2014: ci si incontra nella piazzetta e si distribuiscono i pettorali. Inizia un cazzeggio che poteva sembrare di circostanza, ma che invece continua alla linea di partenza, durante tutta la gara e dopo il traguardo.
Un gruppo di amici che s’impegna al massimo nell’atto sportivo e che allo stesso tempo scherza, ride, incita e supporta gli altri (che siano compagni di squadra o meno). Tutti con un sorriso per tutti.
Ho seguito le “follie” del gruppo e mi sono lasciato attrarre dal trail: Tanto non ce la farò mai…
Messaggio a Luisa: Scusa se disturbo, ma ho visto il trail di Caltavuturo, cosa è necessario per partecipare? Risposta: c’è una lista di materiale obbligatorio, vedi cosa ti manca. Appena mi confermi che vuoi partecipare t’iscrivo. Messaggio a Luisa: Scusa Luisa, è la prima volta che partecipo mi chiedevo se posso farcela…Risposta: e perché no? Messaggio a Luisa: Ok iscrivimi
Sono partito, ho fatto la mia gara, ho raggiunto il traguardo. Ho vinto la paura di affrontare qualcosa di nuovo e sono arrivato fino in fondo. Vabbè sarà un caso….
Dopo Caltavuturo continuo l’allenamento, qualche gara da 10 K, qualche mezza… e poi un trail.
Etna mini Trail il 25 Luglio, lo faccio?
Incontro Luisa: vorrei partecipare al 24 K dell’Etna Trail pensi sia possibile? E di nuovo l’equivoco. Si, ti faccio vedere il materiale obbligatorio, usa questo, il fischetto lo hai… Si Luisa ma io lo posso fare? E perché no? 24 K li hai nelle gambe e quindi perché non lo devi fare? Semplice…
E quindi? Etna Trail fu !!!
Ed è stata la mia avventura! Non sarà esaltante in termini di risultato, e se lo è non m’interessa.
Partenza: Paura allo stato puro. Chi me l’ha fatto fare? Mia moglie sorride preoccupata. I miei piccoli mi dicono: noi facciamo la visita guidata, ma ti aspettiamo qui. Andrea mi dice che non mi riconosce con il cappellino…
Via: partiti. Discesa dentro un bosco a perdi fiato, ma con la curiosità di guardarsi in giro, un paesaggio incredibilmente verde in contrasto con la distesa nera del vulcano.
Continuo a scendere. Ma non era una gara in salita? Ed ecco la prima salita. Sempre nel bosco, facile, come monte Pellegrino. Ma ad un tratto si esce fuori dal bosco ed inizia una petraia. Sassi simili a pezzi di carbone su cui correre, alcuni sono affilati e arrivano i primi graffi. Graffi di cui non senti bruciore, ma che ti accorgi di avere solo perché vedi qualcosa di rosso sulla pelle…
Altra discesa breve, e inizia lui il vulcano. Dapprima pietre, poi massi su cui saltare, e infine sabbia nera fine che s’insinua dappertutto (Ha inventato le ghette: Santo Subito!).
Affronto la lunga salita di una duna di sabbia, a metà della quale penso che in cima avrei incontrato la Madonna e tutte le Pie donne….
Arrivo in cima e vedo uno stretto sentiero tra due profondi crateri ed inizio a correre (ma non soffrivo di vertigini?). Dopo qualche metro vedo in lontananza un gruppo di turisti che attraversano il percorso. Un bambino alza la sua mano, la muove freneticamente in segno di saluto e grida: Papà. No, non è un’allucinazione è Andrea! Il mio piccolo, con Lucia e poco più distante il mio secondo Roberto. Tutt’e tre mi chiamano, hanno gli occhi che brillano. Mi fermo, un bacio, un abbraccio da tutti quanti.
Come stai? Bravo, sei a buon punto, vai avanti non ti fermare. Ti aspettiamo al traguardo. Forza.
Riparto, davanti a me una salita tortuosa, ripida e lunga. La guardo, e adesso? Mi giro e guardo la mia famiglia. E adesso salgo!! Passo dopo passo, uno alla volta, uno dietro l’altro, spesso correndo a volte camminando.
Arrivo al punto più alto del percorso. Guardo indietro: sono solo! Cazzarola ci sono riuscito.
Ho superato le vertigini, ho superato la fatica, ho superato la paura di non farcela.
Sono arrivato in cima. Adesso inizia la parte più facile la discesa. Col cavolo !! Scendere una montagna di sabbia lavica con quella pendenza?
Inizio a scendere, dopo i primi 50 metri cado di nuovo. Un dolore fortissimo alle gambe, non sanguino e non mi sono rotto nulla, ma non riesco a muoverle. Stavolta è dura rialzarsi: crampi!! Crampi ad entrambe le gambe!
Sono solo ed urlo. Urlo e mi piego a cercare di prendere i piedi e tirarli verso l’alto. Ci riesco, prima uno e poi l’altro: passati. Mi rialzo, guardo il gps. Chissenefrega del tempo, quanto sono distante? Cazzarola, ho perso 15 minuti però!!
Ricomincio a scendere piano, va tutto bene i polpacci non fanno più male e quindi corro. Corro perché vedo lo spiazzo di Piano Provenzana. E’ distante, ma lo vedo. Il gps dice che mancano tre chilometri, si sbaglia sono sicuramente meno.
Corro, cado e mi rialzo, vado avanti di corsa. Qualcuno mi sorpassa, e mi dice qualcosa sui miei crampi. Crampi? Quali crampi? Ah si, ho avuto i crampi. Non sento dolore e vado.
Ultima curva e vedo il traguardo. Mi tolgo il cappello così Andrea mi riconosce (ma come avrà fatto a riconoscermi a metà gara?)
Continuo a correre. Gli ultimi 200 metri riconosco i visi.
Lo speaker dice il mio nome. La ragazza con la medaglia mi fa cenno di dirigermi verso lei dal lato opposto a Lucia: preferisco abbracciare Lucia, per la medaglia c’è tempo.
Ho superato il traguardo, ho superato le mie paure.
L’Etna trail mi ha regalato la consapevolezza di poter affrontare qualunque sfida, preparando con coscienza e attenzione ogni dettaglio, e portando con me i miei valori: sia nello sport che nella vita.
Ho imparato tutto questo con l’esempio delle imprese di quei matti della Palermo H 13:30

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