Associazione Sportiva Dilettantistica Palermo H 13,30 - Società Podistica

Prima durante e dopo la 21 km di Capo d’Orlando di Paolo Luparello

Ph aponari Ragusa 2016

Già pubblicata sulla pagina Facebook “4 chiacchiere di corsa” riportiamo integralmente il racconto di gara di Paolo, capace di correre e scrivere come pochissimi!

Prima, durante e dopo la 21 km di Capo d’Orlando!
di Paolo Luparello
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Camminare, correre, modi diversi di vivere una dimensione che l’uomo dei nostri tempi sembra aver perso. Nonostante cresca il numero dei runner e dei walker, spostarsi senza l’ausilio di mezzi, utilizzando ciò di cui la natura ci ha dotato … muscoli, sangue, arti, polmoni, … desta sempre curiosità e stupore … quasi si fosse un Mandrake solo perchè usi il tuo corpo come lo utilizzavano anche i primi ominidi.
Cosa ne può capire quindi un sedentario del piacere che si può provare in una giornata come quella di oggi. Obiettivo: correre una mezzamaratona, una 21 km, quella di Capo d’Orlando.
Sveglia alla 5. Preparativi rituali a base di colazione e vestizione … tralascio le abluzioni. Uscire di casa alle 6,15 … quando ancora è buio, e decidere di percorrere a piedi i tre km che mi separano dalla stazione centrale. Arrivare in stazione e trovare un treno che ti porterà praticamente alla partenza della gara. Il viaggio è piacevole. Il pensiero va ai tanti viaggi fatti quando l’aereo era troppo costoso. L’altoparlante elenca le stazioni in cui si fermerà il treno … destinazione finale Roma e prima di Roma le tante tappe che scandivano viaggi non sempre comodi … diverse volte ricordo di viaggi senza posto a sedere e con ritirate trasformate in cuccette.
Oggi ho tutto uno scompartimento per me. Partenza puntuale. Il treno va. Cielo grigio, non prmette niente di buono … ma a me correre sotto la pioggia piace. Il mare è di tutte le tonalità del grigio. Tratti di costa ancora non antropizzati si alternano a tratti pesantemente “urbanizzati”, alcuni tratti ben curati altri deturpati e apparentemente abbandonati tra rifiuti e sfrabbricidi.
L’altoparlante annuncia Capo d’Orlando. Solo 10 i minuti di ritardo. Mi sento con Salvo Runner al quale ho chiesto di ritirare il pettorale. Ci vedremo vicino al palco delle premiazioni. Dalla stazione si vede la zona di partenza. E’ una apoteosi di colori. Runner da tutte le parti. Mancano ancora 40 minuti alla partenza e in tanti si riscaldano. Pazzi … penso io. Le energie sono poche e io le centellino in gara. Inutile sprecarle prima della partenza. Salvo è puntuale al palco … mi da il pettorale … lo spillo sulla maglia rossa dell’H13:30 … un numero di 5 cifre che nemmeno ricordo.
Mi libero degli indumenti e rimango in tenuta da gara. Comincia a cadere una leggera pioggerellina che non ci lascerà fino alla fine della gara. Vado a consegnare la borsa … dove? Sembra che non sia previsto. Nel locale dove consegnano i pettorali, una anima pia capisce la situazione e si prende in consegna la mia borsa che resterà l’unica a essere stata consegnata.
Finalmente sono libero da ogni preocupazione. Adesso è tempo di correre. Faccio qualche allungo insieme a Salvo Runner. Qualcuno mi chiama. E’ Marco Maraschi. Insieme a lui un gruppetto di H13:30. Saluti di rito. Si corricchia insieme. Per me è troppo. Preferisco fare stretching. Mancano una decina di minuti alla partenza. C’è una bella folla. Oltre 1200 runner muovono tante persone, familiari inclusi. Mi porto in fondo allo schieramento di partenza. E’ l’occasione per salutare i “senatori” dell’H13:30 … Antonello Cinquegrani, Cesare Di Marco, Antonino De Simone, Pietro Greco … questa volta non gli chiedo cosa farà in corsa … lo vedrò!
Finalmente si parte. Non riesco a scorgere SuperElena Cifali, ma oggi la costringerei a superare sensibilmente il suo personale. Sto bene. Nessun dolore. Le gambe hanno voglia di andare … io di più. Passa più di un minuto prima che riesca a passare sul rilevatore dei chip e ancora per qualche centinaio di metri sono costretto a camminare e corricchiare. Solo quando la strada piega verso il lungomare riesco a correre. Non voglio strafare. Non voglio soffrire oggi. Il fondo è un po’ viscido per la pioggerellina che cade costante. Sul lungomare avvisto i compagni dell’h13:30. Voglio fare gara dietro loro se terranno un ritmo non troppo indiavolato. Passo Pietro. Poi raggiungo Papi. Vedo Cesare … potrebbe essere la schiena giusta. Lo raggiungo, ma mi accorgo che ancora più avanti c’è Antonino. Punto Antonino e dopo alcune centinaia di metri lo raggiungo. Facciamo un po’ di strada insieme ma a un certo punto non lo vedo più … si è distanziato di un centinaio di metri. Non abbiamo completato il primo dei quattro giri e tutti i miei punti di riferimento sono dietro. Ho il timore che come al solito la pagherò alla distanza. Ma le gambe vanno e continuo a raggiungere i runner che corrono davanti a me. A metà del terzo giro mi sembra di aver individuato un gruppetto che potrebbe portarmi con regolarità al traguardo dell’ora e 35 minuti. Non dura. Le gambe vanno di potenza. Nessun dolore al fianco. Nessun accenno di fatica. Mi ritrovo a distanziarli di alcuni metri. A pochi metri dal traguardo del terzo giro vengo raggiunto dal vincitore della mezza, poi mi supera anche il secondo. La fatica comincia a farsi sentire. Ancora 5 km. Non soffro ma temo di non riuscire a mantenere quel ritmo fino alla fine. La mente comincia a fare strano calcoli. Se mi mettessi ad andare da 5 minuti a km chiuderei in 1 e 40 … ieri ci avrei messo la firma. Ma le gambe continuano ad andare da 4 e 30. Al 17 esimo km mi raggiunge Papi. Va di un altro passo. Mi distacca gradatamente e nel giro di pochi minuti prende un vantaggio di circa 200 metri. Poco più di un km dopo mi raggiunge Antonino De Simone. La sua falcata non è leggera come quella di Papi. Decido di resistere e mi ci attacco dietro, non credo che se ne sia accorto. Tengo fino al 20 esimo ma qualcosa in me decide che per oggi ho fatto anche troppo. Riduco l’andatura e Antonino guadagna fino a un centinaio di metri. Sul traguardo fermo il mio Sunto e il micoach sull’I-Phone. Il cronometro da un 1 h e 36 minuti. Micoach mi regala 1 h e 34 min con una media di 4 min e 25 sec a km. Tutti e due hanno ragione. Uno ha segnato il tempo ufficiale, l’altro il real time.
Nonostante gli 83 kg oggi ho corso come non mi succedeva da anni.
Sono zuppo fradicio. Vado a ritirare il bagaglio e nei locali dell’organizzazione è una apoteosi di piatti pieni di pizza, panettone e banane … io non riesco a mangiare per diverse ore dopo una gara … come faranno gli altri?
Di fronte al locale dell’organizzazione c’è un bar con un bel porticato con tavolini all’asciutto. Ordino una birra e patatine fritte … ho bisogno di sale e una birra dopo una corsa … non ha prezzo … e poi non devo guidare.
Tra un sorso di birra e una patatina mi esibisco in un cambio di indumenti che non avrei mai immaginato. Ora sono asciutto e coperto. Mi raggiungono Pietro Greco e poi Adriana Ponari. Si scambiano alcune battute, ma è tempo di tornare alla stazione.
Il treno per Palermo parte alle 12,40. Mancano venti minuti alla partenza. Il tempo vola grazie a un runner messinese che in questi venti minuti credo che mi abbia raccontato la storia della sua vita sportiva. Parla di gare che non ho mai sentito nominare, ma che lui sembra dominare nella sua categoria. E’ una persona di altri tempi, ci tiene a farmi vedere le sue mani … le mani di un “giardiniere”, tutte calli e cicatrici, … una persona semplice … una di quelle persone che danno tanti punti a tutti quelli che non sarebbero nessuno se non fosse per la modernità.
E’ ora di prendere il treno. Ci salutiamo e ci facciamo gli auguri per le prossime imprese.
Il treno corre veloce verso Palermo e io viaggio insieme a Bruce Chatwin e con il suo “Cosa ci faccio qui!”.
Il tempo è volato. Siamo arrivati a Palermo. Decido di tornare a casa a piedi … altri 3 km … le gambe vanno che è una bellezza.
Due maratone e una mezza maratona nell’arco di un mese e senza allenamenti specifici … vuoi vedere che dopo una certa età si può correre una gara senza allenarsi?

 

 

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