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London Virgin Marathon di Giovanni Saja

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London Virgin Marathon. L’avevo già corsa l’anno scorso in pessime condizioni di forma, reduce da un infortunio e con poca preparazione, quindi si era trattato più che altro di un passeggiata che mi ero comunque goduto moltissimo.
Mi era sembrato un percorso molto bello, ne ho corse parecchie ma questa mi era piaciuta molto e ho deciso di tornare questo anno. Mi sono preparato scrupolosamente con uno sparring partner di eccezione, Francesco D’Agati che mi ha accompagnato nei lunghi, si fa per dire perchè va molto più forte di me.In ogni modo alla fine sono partito per Londra, città che amo moltissimo anche se l’ho scoperta solo di recente, dopo i tradizionali giri turistici del giorno prima che non si dovrebbero fare ma che sempre si fanno, siamo arrivati alla mattina della gara.Partenza dall’albergo per Greenwich in un atmosfera piovosa tipicamente inglese che fa pensare ad una maratona bagnata e fredda ma non sarà così perchè arrivati a Blackheat da dove saremmo partiti ha smesso di piovere e anche il vento che temevo molto è calato.Ho avuto il piacere di incontrare un compagno di squadra, Emilio Chillemi, con il quale ci siamo fatti compagnia e, dopo avere espletato le formalità pre-gara di rito, siamo partiti insieme ad altri 38.000 appassionati di questa distanza.La maratona di Londra si differenzia dalle altre Major Marathon perchè la maggior parte dei partecipanti, circa l’80%, ottiene il pettorale tramite le charity, equivalente anglosassone delle nostre onlus dedicate alla raccolta di fondi per la ricerca medica, è prevalente la partecipazione quindi di sportivi che probabilmente corrono la prima maratona e magari non ne correranno più, c’è un grande entusiasmo e grande partecipazione di pubblico, nulla da invidiare al famoso pubblico della NYC Marathon.
Il percorso è bello come lo ricordavo ma la fatica l’avevo dimenticata, comunque vado e fino alla mezza e un po oltre, circa fino al 23 km, il passo è quello che avevo impostato in allenamento, l’idea era di finirla intorno alle 4 ore ma ovviamente l’allenamento è una cosa e la gara un altra realtà, infatti da metà gara in poi è tutta un altra storia.La fatica muscolare si fa sentire, l’acido lattico esige il suo tributo e il passo per forza di cose rallenta. Il percorso conferma il ricordo e le attese, il passaggio sul Tower Bridge vale il biglietto e quando si arriva a Embankment a 2 km dall’arrivo, a vista di Buckingam Palace raccolgo le ultime energie e completo quest ulteriore piacevole (ex post) fatica sull’asfalto rosso del Mall. Ovviamente dopo qualche minuto nel quale cerco di recuperare una decente condizione umana mi faccio la solita domanda che ogni maratoneta si fa dopo avere tagliato il traguardo, e adesso quale altra maratona devo fare?

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