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Quando Extreme non è un eufemismo di Sergio Piscitello

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Quandro Extreme non è un eufemismo di Sergio Piscitello

“Dolomiti Extreme Trail” un’ultra-trail estremo di nome e di fatto, comincia così il racconto di una gara impegnativa ma allo stesso tempo affascinante, le Dolomiti di Zoldo sono uniche con la loro selvaggia e incontaminata natura.
Il viaggio inizia da Forno di Zoldo un tipico paesino dolomitico che con grande ospitalità accoglie un nutrito gruppo di atleti provenienti da diverse nazioni.
La vigilia di ogni gara che si rispetti è sempre piena di incognite: il meteo, il percorso, l’equipaggiamento; la Dolomiti Extreme Trail non è da meno anche perché sulla distanza dei 100km e’ alla sua prima edizione.
Si parte al tramonto e le prime ore sono in notturna, si inizia subito a salire sui monti a ridosso della prima vetta “Forcella Piccola” quota 1900 mt , ci ritroviamo per molte ore tutti in fila, i sentieri in salita resi ulteriormente difficoltosi dal fango sono impegnativi per il dislivello e le discese con single track molto tortuosi e scivolosi.
Il percorso disegnato dagli organizzatori ci regala scorci meravigliosi di questa vallata e sin dalle prime ore del mattino il paesaggio intorno al Passo Duran ci fa intravedere le vette del M.Civetta e della Moiazza che si staccano con la loro imponenza naturale sul panorama circostante.
Questa parte è ricca di single track molto delicati ed esposti in quota e frequentemente si trovano delle corde che agevolano in sicurezza i passaggi.

Spettacolare la vista del Monte Pelmo, il percorso in un sali e scendi continuo tra il Rifugio Staulanza e il Rifugio Venezia è tra i più belli e ci regala un’istantanea di una cascata di alcune centinaia di metri dalla sommità della vetta e forme particolari di ghiaccio scolpite in modo naturale dal vento e dal lento disgelo.
I chilometri passano velocemente, bastano pochi sguardi con Marcello Mangia, con il quale ho condiviso quasi tutto il percorso per caricarci a vicenda e si raggiunge la vetta del Monte Rite 2250 mt dove si trova il Museo delle Nuvole di Reinhold Messner, che ci regala un panorama mozzafiato al tramonto che purtroppo non riusciamo a goderci a pieno a causa dei tempi molto stretti.
Finalmente raggiungiamo l’ultimo controllo orario con un’ora abbondante di anticipo e troviamo al ristoro una calorosa accoglienza, uno degli organizzatori si complimenta con noi e allo stesso tempo ci indica che per l’arrivo a Pieve avremo ancora circa 4 ore .
L’ultima parte del percorso la ricordo, per una discesa mozzafiato, “La Calada”, siamo scesi da circa 1800 mt su un single track con pendenza incredibile fino al Bosco Nero, per iniziare successivamente un vertical tra fango e radici raggiungendo l’ultimo ristoro e da lì, l’arrivo a Pieve .
Finalmente il traguardo “Bellissimo”, l’abbraccio finale con Marcello con il quale ho condiviso questa splendida avventura è uno dei momenti più emozionanti.
Questa gara si è contraddistinta per un alto numero di ritiri molti dei quali per i cancelli orari molto stretti, il percorso molto tecnico ed in molti casi impervio e le condizioni meteo hanno creato non pochi problemi .
il Trail è affascinante non solo per l’opportunità di correre in natura ma anche per la possibilità di correre liberi senza il vincolo di un riferimento cronometrico, mi auguro che nelle prossime edizioni gli organizzatori diano il giusto tempo in alcuni passaggi .
Scrivo questo racconto ormai dopo quasi due giorni, i colori e l’asprezza del percorso sono ancora presenti in me come anche la consapevolezza di aver partecipato ad un’ultra-trail tra i più selvaggi e naturali.
Ser..pi.

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