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Sankt Pölten 70.3 di Laura, Samantha e Stefania

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Ogni gara potrebbe essere una storia da raccontare, ma ci sono alcune gare che proprio meritano il racconto, e questa è una di quelle.

La storia inizia con tre amiche che partono da un’isola al centro del mediterraneo, sulla cui costa di rado la temperatura scende sotto i tredici gradi centigradi e si recano per un triathlon – Ironman 70.3 a ridosso delle Alpi. Una di loro prenderà parte al mezzo Ironman (70,3 è il numero di miglia sommando le tre frazioni 1.2 nuoto, 56 bici e 13.1 corsa), le altre due, atlete tenacissime, questa volta faranno le tifose a tempo pieno.

Il cielo della mattina della gara conferma appieno le previsioni: alle 4,00 a.m. tempo di m…a (indovinate una vocale e due consonanti). Ma quando c’è da ballare si balla!

Le griglie di partenza per la frazione del nuoto sembrano insediamenti di vichinghi. Adoni e Bronzi che, senza alcun perturbamento, spariscono nel lago per riemergere in perfetta sincronia nelle bracciate.

E, così, anche Laura si tuffa nel lago alpino di colore ocra-grigio (alla Klimt), bagnato come il mare di cielo sotto cui si trova. C’è pure una speciale uscita dall’acqua con banchina slippery (in siciliano “lippusa”), cd. all’Australiana (chissà perché), da superare correndo e da cui rituffarsi in acqua per completare quella ormai mistica frazione di nuoto.

Stefania e Samantha si svegliano quando Laura ha già lasciato la camera dell’ albergo, la sua avventura è cominciata da circa un’ora. Guardano fuori dalla finestra: piove! Una pioggia fitta e costante sembra una vera avversità per chi dovrà affrontare una gara articolata e complessa come questa. In fretta si preparano ansiose di raggiungere gli amici a Sankt Pölten, dove tantissimi atleti di diverse nazionalità competeranno nel mezzo Ironman. Quando giungono a destinazione, i loro amici stanno già pedalando e loro sanno che ci saranno tante salite e discese ad attenderli. Il nuoto è stato affrontato serenamente da tutti e pensano a quanto sia strano per un siciliano nuotare in un lago. L’aria è festosa, tra i mille colori indossati dagli atleti sembra svanire il grigiore del cielo.

Saltare in bici bagnati con le nuvole rigonfie d’acqua e la minaccia di una pioggia perenne per un triathleta non fa parte del divertimento. Ma la rinvigorente quiete del lago e la voglia di “andare oltre” spingono Laura fuori dalla zona cambio.

Intanto dagli spalti le amiche seguono la gara tramite internet, che dovrebbe aggiornarle in tempo reale. Arrivano in una zona dove è visibile sia la frazione bici che corsa. Sanno che è uscita dall’acqua e che pedala. Piove e c’è vento. L’attesa diviene preoccupata quando passano Alessandro, Leila e Marcello ma ancora Laura non si vede. Intanto riscaldano le corde vocali incitando gli amici già passati.

Si pedala, si riesce anche a bere, dopotutto non andrebbe così male, ma qualcosa non va, lei non va o…. è la bici che non va. Ed infatti la ruota è sgonfia (e chissà da quanto). In quanti avrebbero preso la bici lanciandola alle ortiche? Laura no, si ferma, smonta la camera d’aria (frutto di allenamento e di esercizio, lo aveva provato e riprovato… a riprova che molti imprevisti sono prevedibili!) e rimonta quella nuova; ma non è finita qui: gonfiando la ruota si brucia e non riesce a smontare il rubinetto. Con un tempismo perfetto arriva l’assistenza che sistema tutto e con grande veemenza la spinge a ripartire: “go go go”: pioggia o non pioggia si va. Qualche pedalata e ops: si sono dimenticati di chiudere il freno e la valvola. Una congiura!!! Lucidamente si ferma, sistema il freno e risalta in sella: adesso non la ferma nessuno!

Ed eccola che passa vicino alla sua tifoseria personale che le urla: “vai Lauraaaa”. Lei le guarda, sorride e dice “Mi è successo di tutto. Ho pure bucato”. Ma tutto questo accade in qualche secondo, e non c’è tempo di dare spiegazioni, già si infila in zona cambio… A rallentare la sua corsa in bici non erano state le strade bagnate di Sankt Pölten, ma una maledetta ruota sgonfia, riparata con fermezza, volontà e pazienza.

E dopo 56 miglia di salite e discese, di lividi incitamenti e campanacci tracotanti, di curve umide e maestose foreste finalmente si corre.

Passa dalla “postazione tifo” sempre con un sorriso, proprio lo stesso che hanno le sue amiche e forse grazie a questo entusiasmo condiviso sembra che non stia faticando. Qui si urla il suo nome, si scattano foto e si prega per il suo polpaccio: è già da una settimana che ha un risentimento al polpaccio, tenuto a bada non correndoci!

E nello scendere dalla bici ed attaccare una mezza maratona finalmente si “ritrova a casa”, senza imprevisti prevedibili e non è mai facile come dirlo… la gestisce con sicurezza regalandosi una certa soddisfazione.

Laura non si è persa d’ animo, sapeva che avrebbe perso minuti preziosi, ma la sua perseveranza e la sua sincera passione per lo sport l’hanno guidata verso il traguardo. Laura ha vinto!

Felicità è vedere quegli occhi all’arrivo. Felicità è aver condiviso questo momento. Anche le due atlete/tifose adesso sentono una certa stanchezza e una certa soddisfazione… peccato che manchi l’adrenalina post gara!!!

E mentre Laura si gode la sua vittoria fra gli altri finisher, Samantha e Stefania tornano nella piazza di Sankt Pölten e si reintegrano con pizza e birra. Allegre, rilassate e con una storia in più da raccontare.

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