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Swissman Extreme Triathlon di Marco Traina

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Swissman Extreme Triathlon di Marco Traina

Novembre 2016, dopo l’iscrizione a una delle gare più dure al mondo lo Swissman extreme triathlon, scopro di essere stato sorteggiato tra i 250 fortunati, si fa per dire, che ne avranno accesso.
La gara prende parte il 23 giugno ad Ascona, piccola cittadina della Svizzera italiana bagnata dal lago Maggiore a 196 m sul livello del mare, per concludersi sul Kleine Scheidegg a 2061m, passando per 3 famosissimi passi alpini, il Passo del Gottardo, il passo del Furka, e il passo di Grimsel totalizzando un dislivello totale di 5500m divisi tra 3,8 km di nuoto 180 km di bici e i 43 km, di corsa
Arrivato ad Ascona con qualche giorno di anticipo insieme alla mia indispensabile Sarah, in attesa della restante parte team di supporto, ho tutto il tempo di guardare il percorso e fare un programma mentale di come affrontare la gara.
Ritirato il pacco gara insieme a Daniele, il cui contributo durante la gara si rivelerà indispensabile per la riuscita dell’impresa, il giorno prima della gara è tutt’altro che rilassante infatti c’è da sistemare la macchina con le borse di transizione e i bagagli, organizzare tutta l’alimentazione e decidere i punti d’incontro. Finito con l’organizzazione dopo aver fatto una bagno nel lago e aver mangiato qualcosa finalmente a letto. Ma ovviamente dormire non è facile, penso alle salite che ho visto il giorno prima e mi chiedo se realmente sarò in grado di affrontarle, penso ai giorni di allenamento, alle parole d’incoraggiamento del coach Claudio e di tutte le persone che hanno seguito questo percorso. In men che non si dica sono le 2.20, è ora di alzarsi, Daniele infatti mi aspetta in camera per fare colazione e andare a sistemare la bici in zona cambio.
Pur avendo poco tempo per sistemarci l’aria che si respira è tranquilla, diversa da quella di un classico IronMan, le facce degli atleti che gareggeranno al mio fianco sono rilassate ma concentrate, si riesce anche a scherzare un po’.
Alle 3:50 è giunto il momento di salire sulla nave che ci traghetterà fino alle Isole di Brissago da dove partirà la frazione di nuoto. È buio e i supporter rompono il silenzio della notte con trombette urla e fischi, mi sento emozionato e la tensione sale, cala il silenzio è come se nessuno fosse intorno a me, fino a quando non attracchiamo. Sono quasi le 5 ancora nessun cenno di luce mentre ci disponiamo in acqua per la partenza, si vedono solo gli orologi luminosi di chi setta il Gps.
Finalmente le campane della partenza echeggiano, la tensione scende, e si parte verso il faro arancione posto esattamente dritto difronte a noi; bracciata dopo bracciata la luce apre il cielo e si comincia vedere qualcosa, la nuotata è rilassante, so già che la gara comincerà non appena salito sulla Bici.
Arrivato dopo 1 ora e 6 min è giorno, mamma, Alice, Sarah e Daniele mi stanno aspettando.
Aiutato e incoraggiato in zona cambio in bici preoccupato di ciò che mi aspetta.
Il percorso inizialmente risulta vallonato ma regolare, fino ad arrivare a Bodio/Biasca qui anche se dal grafico sembra falso piano comincia la salita che si concluderà in cima al Gottardo al km 92.
La prima Salita è lunga e con una pendenza eccessiva, le gambe si stancano e fanno male non si riesce a vedere mai la fine. Iniziano i tornanti è tutto tremolante per via del battistrada realizzato da fastidiosissimi sampietrini. La bici perde aderenza, il manubrio vibra, mi fa male tutto il corpo, soffro fino a svuotarmi, non si vede la fine ma solo un paesaggio pazzesco arricchito da curve in salita, nella mia testa c’è tanta paura di non riuscere ad arrivare all’arrivo. Finalmente mia mamma, che camminando e incitandomi mi accompagna alla prima vetta. Sono provato, stanco e affamato. Qui trovo tutto il team gestito da Daniele che mi fa trovare tutto pronto per il ristoro, riso, frutta, coca-cola, acqua. Presa la mantellina, comincia la discesa che mi porterà alle pendici del Furka. Non sto bene, sento freddo, ho sonno e mi si contrae la faccia, sensazioni di malessere mai provate, quello che mi salverà sarà l’insistenza di Daniele al ristoro nel bere una RedBull comprata solo per suo volere.
Dopo aver messo le ali, comincio la seconda scalata verso i 2440 m di altezza del Furka, questa volta la salita ha pochi tornanti e dei rettilinei lunghi e senza fine con una pendenza elevatissima; si pedala con fatica intravedendo la cima che sembra non arrivare mai anzi sembra allontanarsi.
A differenza dalla prima salita sto molto bene e sono molto energico, il peggio è passato. Arrivato in cima la vista mozzafiato e caratterizzata da montagne e ghiacciai, sto bene e la pausa, più breve di prima, dura giusto il tempo di mangiare qualcosa e di riguardare dall’alto la strada appena percorsa.
Risalito in bici scendendo si vede gia la prossima salita quella del Grimsel, che pur essendo dura è uno scherzo in confronto alle ultime due appena affrontate, sono ottimista la salgo in breve tempo. Arrivato in cima Daniele scherzando dice che ci sono 2 notizie 1 buona e una cattiva, la buona è che non ci sono più salite la cattiva è che la strada è bloccata per un incidente e che avrei dovuto portarmi in spalla il necessario per la corsa perché loro non sarebbero arrivati a Brienz in tempo. Indossato il gubbino e i cambi per la prossima frazione mi lancio in questa discesa di 40 km in cui vado forte e recupero un po’ di velocità perduta tra le montagne se non fosse che arrivato al punto dell’incidente vengo bloccato per un ora insieme a molti altri atleti. Sbloccata la strada le gambe sono dure e ci mettono un po a sciogliersi arrivato a Brienz, mi cambio e comincio subito la maratona che per i primi due km è incorribile per via delle forti pendenze.
Superata la prima salita finalmente si corre, tra boschi cascate e qualche di borgo di montagna, le gambe cominciano a fare qualche scherzo e nelle parti un po’ più pendenti le risparmio camminando. AL 17esimo km finalmente riesco a rincontrare Daniele e tutto il Gruppo di supporto che mi incita e mi riforniscono di solidi e liquidi, Sarah fa qualche pezzo con me, mi vede stanco e cerca di tirarmi su, anche se io non ho minima intenzione di mollare, non posso mollare per gli ultimi km di corsa dopo una frazione in bici come quella. Dal 20simo al 29simo non riesco a correre: la strada comincia a salire vertiginosamente, per poi spianare dal 30 al 33. Sto molto bene e riesco correre superando qualcuno in preda a crampi e stanchezza. Quasi a Grindewald, incontro Sarah che mi viene incontro per farmi compagnia nell’ultima parte, a questo punto le gambe sono stanche e il mio fisico è letteralmente sciolto, desidero solo riposo, per questo riunitomi con gli altri membri del supporto decido di sedermi qualche minuto prima di cominciare la salita finale di 10 km che prevede un dislivello di 1100 metri.
Non riesco a mangiare ho la nausea, non vedo l’ora di arrivare, mancano solo due ore mi ricorda Daniele che da quel momento proseguirà con me. Costretto a sorseggiare un gel alla frutta comincia la scalata finale qualcuno ci supera mentre un gruppo di mucche ci carica durante una sosta alla fontana. Fa buio, accendo la torcia, la voglia di arrivare è infinita. Finalmente in lontananza una luce ci fa capire che siamo vicini, il morale è alto: sono contento, sto riuscendo in un obbiettivo gigantesco. A questo punto i dolori svaniscono le gambe sembrano stare bene e aumentiamo il passo superando qualcuno che era davanti a noi. Si sentono le campane siamo praticamente arrivarti. Lì Mamma, Alice, Sarah ci aspettano gridando, è stata una giornata pesante, devastante, non riesco a credere a quello che ho fatto e ancora oggi non mi spiego di come sia stato capace di reagire a tutte le difficoltà della gara.
In molti prima della partenza mi hanno chiesto perché lo facessi, ma solo dopo avere vissuto questa esperienza immensa posso Traina
In molti prima della partenza mi hanno chiesto perché lo facessi, ma solo dopo avere vissuto questa esperienza immensa posso dire che la motivazione principale è il desiderio di riuscire scoprire me stesso, e quanto sono disposto a mettermi in gioco per realizzare i mie obiettivi.

Questo sport mi fa stare bene anche perché ogni percorso che scelgo riesco a paragonarlo al percorso della vita che ognuno di noi percorre, in cui si deve faticare e non mollare per realizzare i propri obiettivi anche quando le situazioni vanno oltre la tua zona di comfort.

Posso in conclusione affermare che solo vivendo un’esperienza del genere sono riuscito a vivere un viaggio attraverso me stesso, i miei limiti e le mie emozioni, accompagnato da paesaggi senza dubbio eccezionali.

“Una maratona si finisce con i muscoli, un IronMan con la testa, lo Swissman si finisce solo con il cuore” (Marcus Rats,2013)

Un ringraziamento speciale va all’ associazione Piera Cutino che mi ha dato la possibilità di vivere queste emozioni sostenendomi durante tutto il viaggio.

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