Associazione Sportiva Dilettantistica Palermo H 13,30 - Società Podistica

Filippide, Achille e la Tartaruga di Giuseppe Polizzotto

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È finita, il mare appare in fondo a un vialetto, approdo agognato. Dopo l’ultimo sorso di adrenalina, un estremo allungo liberatorio e già le gambe sono pervase da un torpore, muto come un perdono, che ci consola in un attimo. Istintivamente alzo il polso sinistro per bloccare il crono… Che stupido, in questa Filippide gli orologi sono banditi e solo alla fine sarà dichiarato il verdetto. La gara così perde la sua abituale prospettiva, il tempo è un fiume che incontra delle rapide e spezza il suo monotono millenario respiro, per concedersi un attimo, o forse più, di sensuale follia, si accartoccia in una sensazione indistinta di sudore, gomiti che si sfiorano malamente, richiami di compagni, la campagna che abbaia, quadricipiti che si tendono e vibrano come tamburi, percossi furiosamente dalla discesa continua, e che fanno da contrappunto al ritmo incessante del respiro, e dei piedi che non sai se inseguono o fuggono, o tutte e due le cose insieme. E qui capisci come fu possibile che quel cazzone di Achille che sfidò tartaruga, creatura assolutamente terrestre, mangiatrice di polvere, dandole un vantaggio non riuscì a batterla.

Perché la corsa è tutta cuore e piedi, il cervello è solo per chi vuol far il fenomeno. Almeno così è per noi, Filippidi di un giorno di agosto.

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