Giovanni De Luca

   

Io sono...
Chi sono io?
Nella grammatica dell'essere è l'io la regola principale. Titola e scandisce
l'identità dell'uomo, la sua relazione con il tu, con l'altro da sé. Due sole
lettere che sintetizzano un mondo intero; un veloce monosillabo che richiama in modo fulmineo due nomi maestri: Cartesio, il filosofo del "cogito, ergo sum", del penso dunque sono, e Freud, l'esploratore dell'inconscio, delle dinamiche che governano ciò che è dimenticato, nascosto dentro ogni persona.
Io viene pronunciato innumerevoli volte, comincia spesso le frasi che raccontano
di chi parla, indica una posizione netta. L'esercizio che la disputa di Tommaso
assegna tenta di alleggerirlo dalla meccanicità del quotidiano, dall'abuso di
cui è vittima per restituirgli il profilo di un significato fondo, complesso,
fascinoso.
 

(emsf, tommaso il piacere di ragionare)

Adesso, però non posso dilungarmi...non ho più tempo...

Che cosa è dunque il tempo?
Se nessuno me ne chiede, lo so bene: ma se volessi darne spiegazione a chi me ne chiede, non lo so: così, in buona fede, posso dire di sapere che se nulla passasse, non vi sarebbe il tempo passato, e se nulla sopraggiungesse, non vi sarebbe il tempo futuro, e se nulla fosse, non vi sarebbe il tempo presente. Ma in quanto ai due tempi passato e futuro, in qual modo essi sono, quando il passato, da una parte, più non è, e il futuro, dall'altra, ancora non è? In quanto poi al presente, se sempre fosse presente, e non trascorresse nel passato, non più sarebbe tempo, ma sarebbe, anzi, eternità. Se, per conseguenza, il presente per essere tempo, in tanto vi riesce, in quanto trascorre nel passato, in qual modo possiamo dire che esso sia, se per esso la vera causa di essere è solo in quanto più non sarà, tanto che, in realtà, una sola vera ragione vi è per dire che il tempo è, se non in quanto tende a non essere? [...]

(Agostino)

baci
giovanni