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Io sono...
Chi sono io?
Nella grammatica dell'essere è l'io la regola principale. Titola e
scandisce
l'identità dell'uomo, la sua relazione con il tu, con l'altro da sé. Due
sole
lettere che sintetizzano un mondo intero; un veloce monosillabo che
richiama in modo fulmineo due nomi maestri: Cartesio, il filosofo del
"cogito, ergo sum", del penso dunque sono, e Freud, l'esploratore
dell'inconscio, delle dinamiche che governano ciò che è dimenticato,
nascosto dentro ogni persona.
Io viene pronunciato innumerevoli volte, comincia spesso le frasi che
raccontano
di chi parla, indica una posizione netta. L'esercizio che la disputa di
Tommaso
assegna tenta di alleggerirlo dalla meccanicità del quotidiano,
dall'abuso di
cui è vittima per restituirgli il profilo di un significato fondo,
complesso,
fascinoso.
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(emsf, tommaso il piacere di ragionare)
Adesso, però non posso dilungarmi...non ho più tempo...
Che cosa è dunque il tempo?
Se nessuno me ne chiede, lo so bene: ma se volessi darne spiegazione a
chi me ne chiede, non lo so: così, in buona fede, posso dire di sapere
che se nulla passasse, non vi sarebbe il tempo passato, e se nulla
sopraggiungesse, non vi sarebbe il tempo futuro, e se nulla fosse, non
vi sarebbe il tempo presente. Ma in quanto ai due tempi passato e
futuro, in qual modo essi sono, quando il passato, da una parte, più non
è, e il futuro, dall'altra, ancora non è? In quanto poi al presente, se
sempre fosse presente, e non trascorresse nel passato, non più sarebbe
tempo, ma sarebbe, anzi, eternità. Se, per conseguenza, il presente per
essere tempo, in tanto vi riesce, in quanto trascorre nel passato, in
qual modo possiamo dire che esso sia, se per esso la vera causa di
essere è solo in quanto più non sarà, tanto che, in realtà, una sola
vera ragione vi è per dire che il tempo è, se non in quanto tende a non
essere? [...]
(Agostino)
baci
giovanni |