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La dodici ore di Pioraco9-10 Luglio 2005Pioraco: una località ricca di storia e di tradizioni nel cuore delle Marche. Un luogo affascinante: tanto più risulta esserlo, un luogo, quando ci si arriva senza saperne nulla, senza essersi presa la briga di documentarsi. Ma forse è proprio così che è più bella la scoperta: quando nella propria mente non si è ancora formata un'immagine precostituita che diventa una griglia vincolante nella quale collocare osservazioni ed impressioni. Cronaca del viaggio Per arrivare a Pioraco, io Giacinta ed Enzoci siamo ritrovati a fare il giro di mezza Italia. Palermo-Pisa in aereo. Pernottamento, ospiti di Giacinta. Quindi, il giorno dopo, da Rosignano (che è in Provincia di Livorno) non ci sono state alternative: per arrivare a Pioraco, o ci si va da Bologna oppure da Roma; mentre per un percorso più diretto da Firenze a Fabriano via Foligno, occorre molto più tempo. Arriveremmo troppo tardi rispetto all'orario d'inizio della gara. Ci rassegniamo dunque a viaggiare via Bologna: quasi 570 km, di cui il tratto tra Firenze e Bologna obbligatoriamente su Eurostar con grande gioia per le nostre tasche.. Con numerosi cambi, per di più.... Ma anche questo è un aspetto bello della fase di avvicinamento ad una gara podistica: la dimensione dell'avventura, la sensazione di essere di nuovo on the road... Da Bologna, una volta superati Castelbolognese, Forlì e Rimini, il viaggio è bellissimo: la costiera adriatica è per noi un paesaggio quasi ignoto. L'Appennino, in effetti, storicamente - ma anche adesso - funge da barriera longitudinale che separa due mondi ancora abbastanza distanziati l'uno dall'altro. L'unico pezzo di austrada che mette in connessione queste due metà d'Italia è la Roma-Aquila. Scendendo verso sud la linea ferrata si addentra attraverso un dolce paesaggio collinare, intensamente coltivato, ampie distese a girasoli che sembrano ammiccare al nostro passaggi, ampi campi di erba medica, frutteti, uliveti. Dalle parti di Pesaro si scatena un diluvio che non lascia presagire nulla di buono per la gara il cui orario di partenza, proprio per motivi "climatici", è stato fissato per le 20.30, in modo da utilizzare quasi esclusivamente le ore della notte. A causa della pioggia i lunghi litorali sabbiosi tra Pesaro e Ancona sono deserti, non un solo bagnante in vista: l'occhio si immelanconisce nell'osservare le lunghe file di ombrelloni chiusi, impalati come soldatini in attesa di una parata militare che non si farà più e le innumerevoli sdraio multicolori, ordinatamente allineate ai loro piedi. Tempo grigio, umido, piovoso. Molte comitive di giovani, rientrano prematuramente dal mare e prendono d’assalto il nostro treno. Infine, scendiamo alla stazione ferroviaria di Castelraimondino-Camerino, dove gli organizzatori –secondo le promesse – verranno a prenderci per coprire gli ultimi sei chilometri che ci separano da Pioraco. Puff puff, pant pant!!! Ce l’abbiamo quasi fatta dal momento della partenza da Rosignano, in otto ore circa. Per completare la nostra piccola odissea è sufficiente una chiamata al telefono dell’organizzazione e, dopo poco, vengono a prenderci in auto. Siamo arrivati con un sufficiente anticipo per completare l’iscrizione, ritirare pettorale e pacco gara, prendere contatto con il posto e con il circuito, rilassarci e mangiare un boccone: la gara avrà inizio alle 20.30. Unica preoccupazione: la minaccia di pioggia che, dopo i violenti temporali, che hanno accompagnato il nostro spostamento in ferrovia, continua ad incombere. Sarebbe un’ironia della sorte: la gara prolaquense ridimensionata per motivi di date coincidenti con altra gare di eguale tipologia, gli organizzatori hanno deciso di farla durante le ore della notte per non farci troppo patire il caldo. Invece, ci troviamo di fronte alla possibilità molto concreta di dover patire il freddo durante la notte e di subirerovesci di pioggia. La garaInvece, siamo stati fortunati: dopo una leggera pioggia proprio in corrispondenza dell’orario di partenza che ci è valsa come una sorta di unzione “scaramantica” , non si avverano le pessimistiche previsioni: la temperatura si manterrà sostanzialmente durante la notte, mentre la pioggia caduta prima si manifesterà esclusivamente in forma di leggera nebbia che aggiunto alle ore della notte fascino e mistero. Il circuito di 1185 metri era totalmente pianeggiante, illuminato e con fondo asfaltato, dotato di un’unica postazione per il conteggio dei giri e per i ristori. Tale postazione era funzionalmente nei pressi del palazzotto dello Sport, piccolo, ma ben attrezzato (fornito di bagni e docce, ovviamente), al cui interno erano state disposte delle brandine e la postazione di un massaggiatore, straordinariamente bravo. I meno solerti, tra i quali mi colloco orgogliosamente, hanno usufruito delle brandine per più o meni brevi riposi. Ma ovviamente, le brandine avevano un’importante funzione strategica per i podisti che pure a partire dalle 20.30, hanno disputato sullo stesso circuito la 1^ Maratona dell’Alta Valle del Potenza, con tempo massimo di 6h e che, al termine della gara, hanno avuto la possibilità di trattenersi a dormire. La gara è risultata straordinariamente ben organizzata è animata da un forte spirito di accoglienza. Gli atleti che hanno partecipato alla 12 ore sono stati 22 (una trentina gli iscritti); stesso numero quello dei partenti per la Maratona. Come in tutte le gare podistiche di durata si è creata durante il tempo di gara una piacevole atmosfera di convivialità e condivisione, che ha incluso allo stesso modo podisti ed organizzatori. Si chiacchiera, ci si conosce a fondo, si scambiano confidenze: alcuni sono più portati a questo, anche perché in certi momenti la conversazione lenisce la fatica e tiene svegli nei momenti di crisi. Altri, invece, riescono meglio se conducono la loro impresa in maniera solitaria perché, senza distrazioni, possono mantenere la propria mente orientata verso il perseguimento del loro scopo. Ma anche questi, pur senza indugiare al passaggio, nel momento in cui si affiancano, lanciano a senso unico una frase, un commento, una domanda, una battuta e poi, proseguono, senza concedersi altre possibili declinazioni della relazionalità. Sono modi diversi, ma entrambi soggettivamente efficaci, di affrontare la fatica di una gara di “endurance”, ritagliati sul modo che ciascuno preferisce adottare nell’affrontare la fatica… Il vincitore degli uomini aveva un assetto di corsa alquanto comico, perché – pur non essendocene alcun motivo oggettivo dal momento che correva ampiamente dentro il limiti della soglia aerobica – procedeva soffiando, sbuffando e rantolando (con una cadenza tutta particolare nell’alternanza di queste tre diverse tipologie di suoni): il suo sopraggiungere, dunque, si notava con largo anticipo. Qualcuno, con spirito goliardico, ha preso a chiamarlo “Soffietto”. Mai nomignolo fu più appropriato e accolto con tanta accettazione e benevolenza, a dimostrazione delle qualità umane del suo destinatario. Questa volta la controparte femminile della manifestazione è stata Marina Mocellin (prima delle donne), sempre più “stratosferica”(parola di Fabio Marri, direttore di Podisti.Net) e “bionica” (mia definizione) che, tuttavia, in questa circostanza ha rivelato di possedere un pizzico di permalosità, alimentata forse dalla tendenza a prendersi troppo sul serio (non ha, infatti, mancato di lesinare battutelle pungenti alla nostra Giacinta sua diretta avversaria)… Superata la mezzanotte, le ore sono rapidamente passate verso il mattino, sino al primo baluginare dell’alba: un’alba grigia in cui la valle del Potenza e il piccolo raggruppamento di case della cittadina di Pioraco sembravano fare fatica a liberarsi dalla nebbia che li aveva imprigionati a notte fonda. Mai poi, alla fine, si è affacciato con prepotenza il sole: le premiazioni si sono svolte in una piena luce solare che faceva risaltare maggiormente la verdeggiante bellezza della vallata e delle pendici boscose dei monti che la racchiudono. Non abbiamo avuto di che lamentarci: l’organizzazione si è rivelata ineccepibile e non ci è mancata nulla. È stata una bellissima gara, conclusa con piena soddisfazione di tutti e che, indubbiamente, avrebbe meritato di più. Erminio Pambianchi, organizzatore appassionato e podista sulle lunghe distanze, che già ha realizzato a Pioraco un Campionato Italiano 24 ore su strada (nel 2004) ha dimostrato ancora una volta di saper coniugare all’entusiasmo e alla passione, una grande professionalità che non è venuta meno, malgrado l’inevitabile ridimensionamento della sua gara dopo lo spostamento di data. Al termine della gara, per tutti gli atleti era previsto un “panzanella-party” e quindi le premiazioni, scarne ed essenziali: ma a ciascuno dei primi dieci uomini e delle quattro donne (classificate e in gara) è toccato qualcosa (premio in natura + modesto rimborso spese). A tutti quanti è stata consegnato al termine dei conteggi l’attestato della gara, riportante sia i giri compiuti sia la distanza percorsa. Alla fine di una gara di questo tipo è triste congedarsi: di un’esperienza così intensa condivisa e vissuta “convivialmente”, rimangono tracce interiori molto a lungo. Ma, nel congedarsi, per lottare contro la tristezza e l’immalinconimento, ci si prepara a nuovi incontri, ci si informa dei programmi podistici di ciascuno e ci si decide ad affrontare nuove “sfide” podistiche. Quindi, il congedo da quelli con cui si è condivisa l’esperienza, è solo temporaneo: si sa che, presto, ci si rincontrerà di nuovo su di un altro campo di gara. Per tutti, a questo punto, non rimangono che i saluti e, poi, la diaspora: ognuno riparte per compiere all’incontrario la strada già fatta e perfare ritorno al proprio luogo di origine. Per molti dei presenti che, perseguendo la propria passione per le lunghe distanze, sono venuti da lontano, comincia così l’odissea del ritorno…
I risultati
Palermo, il 18.7.2005 Maurizio Crispi
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