5^ Maratonina Regionale Città di Terrasini, fra sport e storia 


di Maurizio Crispi

La mezza maratona di Terrasini, organizzata dal G.S. Amatori Palermo e dalla Società Podistica Atletica Carini, valevole come terza prova del Grand Prix Regionale di mezza maratona, si è avvantaggiata di una giornata climaticamente favorevole (dopo le premesse meteorologiche non certo confortanti del venerdì: erano previsti vento violento, pioggia e grandine) e ha attratto un gran numero di podisti provenienti da tutte le parti della Sicilia: oltre 700. Quasi un record di presenze!

La gara si è articolata su un circuito di 7 chilometri da percorrere 3 volte con partenza, passaggi e arrivo in corrispondenza della bella piazza antistante la chiesa madre.

Grande partecipazione di pubblico, con animazione da parte del vivacissimo e competente speaker Giuseppe Marcellino, la cui presenza nelle gare podistiche - specie della Sicilia Occidentale - è sempre più richiesta.

Il circuito, molto bello, si sviluppava in gran parte sul lungomare, con una splendida vista (da un lato) sino a Capo Rama - dove si erge imponente una delle antiche torri di guardia - e (dall'altro lato) sin quasi al porticciolo affollato di barche da pesca e di natanti da diporto. Al di là del porto si intravedeva l'estrema propaggine pianeggiante della distesa di Punta Raisi, l'area su cui è stato edificato l'aeroscalo di Palermo. Di tanto in tanto, infatti, al costante fruscio del vento e al rumore della risacca, si aggiungeva il rombo di un aereo in fase di decollo o di atterraggio.

Questa mezza ha una storia molto lunga ma in questa versione, con i tre giri di sette chilometri ciascuno, giunge quest'anno al suo 5° anniversario.

Precedentemente, aveva luogo - sempre nello stesso periodo – su un percorso ricavato lungo la strada statale, con partenza e arrivo in corrispondenza di un complesso turistico poco distante da Terrasini, conosciuto come "Città del Mare". Il percorso si dipanava sino al vicino paese di Cinisi, poi risaliva il corso principale del paese (la cosiddetta strada "dei Cento Passi", che vive nella memoria di Peppino Impastato) e quindi, dopo il giro di boa (a metà gara), si percorreva la stessa strada all'inverso sino all’interno della Città del Mare, dove era ubicato l'arrivo.

Successivamente, l'amministrazione del complesso alberghiero non ha più dato la sua disponibilità ad ospitare la manifestazione podistica, e l'organizzazione si è spostata su Terrasini.

Per anni ho avuto nel cuore la mezza maratona di Terrasini, perché è stata la prima gara podistica in assoluto cui ho partecipato dopo il mio tesseramento presso il G.S. Amatori Palermo, fatto in vista della mia prima partecipazione alla Maratona di New York nell'autunno del 1989.

 

Da allora, sono tornato più volte a gareggiare a Terrasini, ma questa è stata la mia prima volta dopo anni di assenza.

Ho avuto il piacere (ma anche il dispiacere, per alcuni versi) di trovare il percorso di gara modificato. Questa mezza è stata dunque una novità, per me.

Il circuito da ripetere più volte indubbiamente vivacizza la gara, perché ci si ritrova a girare più o meno tutti assieme ma, soprattutto, in questa gara è da apprezzare la spettacolare vista sul mare e sulle baie frastagliate dalle alti pareti di roccia calcarea erosa dal mare che si estendono dal porticciolo di Terrasini in direzione di Capo Rama.

L'aspetto che non ho condiviso è stato prettamente logistico: nell'unico posto di ristoro predisposto (allocato all’incirca nel punto mediano del circuito), veniva messa a disposizione dei podisti soltanto dell'acqua. Non venitemi a dire che il regolamento FIDAL delle corse su strada prevede questo e non altro (non c'erano nemmeno i sali minerali...), lo so! Una cosa però sono i regolamenti, un’altra è la prassi. Ho visto, per esempio, la partecipatissima Maratonina d'Inverno in S. Bartolomeo in Bosco (Ferrara) con posti di ristoro ben attrezzati, malgrado il freddo (banane, mele, arance, biscotti, acqua, the e sali): perché là sì e qua no? Cosa spinge un organizzatore a lesinare su cose essenziali? Forse un segreto accordo con le ditte produttrici o con i distributori locali di integratori per lo sport, per far fare loro affari fiorenti? Personalmente sono contrario all'uso di questi prodotti (in più non li gradisco per il loro gusto che, gira e rigira, per quanto siano fantasiose le edulcorazioni utilizzate rimane sempre schifoso e vomitevole), e ritengo che un'alimentazione con cibi solidi "tradizionali" possa sopperire egregiamente alle mie esigenze. Sotto questo punto di vista, ci sarebbero da attendersi prove di maggiore impegno da parte di chi organizza, o meglio una maggiore "intelligenza" organizzativa. Anziché distribuire a tutti gli arrivati una sporta contenente una bevanda energetica con sali minerali, un succo di frutta, una bottiglietta d'acqua, degli agrumi e una merendina, gli organizzatori avrebbero potuto mettere a disposizione dei podisti una parte di questi prodotti durante la gara, in modo tale che chi aveva l'esigenza di alimentarsi potesse trovare qualcosa di energetico e zuccherino.

E' stato così che, al termine del secondo giro, mi sono infilato in un bar e mi sono fatto dare dal gestore una croissant alla marmellata a credito, con la promessa che a fine gara sarei tornato a pagarlo. Il tizio, dissimulando con un guizzo di atavica diffidenza, mi ha accontentato, e sono così ripartito per compiere l’ultimo giro del circuito. Rinfrancato da questa estemporanea merenda, sono riuscito a completare la gara senza finire relegato in ultimissima posizione (quasi…), anche se le mie continue soste per la documentazione fotografica mi hanno arrecato grave nocumento...

Ma così è: ognuno si diverte a modo proprio.

Costo dell’iscrizione 6 euro, con un pacco gara costituito da una t-shirt e da una confezione di vino in tetrapak (non di produzione locale, ma di quei di Novara). A fine gara, come ho già detto, per tutti gli arrivati un abbondante pacco-ristoro e una medaglia commemorativa dell’evento podistico, con una figura in bassorilievo raffigurante una donna in corsa (quindi, una medaglia consacrata all’altra metà del cielo). Una scelta doverosa, per riscattare l’assoluta prevalenza di figure maschili nelle medaglie solitamente predisposte…

Infine, per concludere, alcune essenziali notizie sul luogo che è stato teatro di questa gara.

Terrasini è una popolosa cittadina costiera poco distante dall’aeroporto di Punta Raisi.

L'antico nome di Terrasini era "Favarotta", che proviene dalla parola araba Fawar ("sorgente"). L'attuale denominazione della cittadina, secondo lo storico siciliano Gioacchino Di Marzo, deriva forse dal latino Terrae sinus, poiché il territorio di Terrasini delimita ad ovest il Golfo di Castellammare (chiuso ad est da Capo Rama e a ovest da Capo San Vito), l'antico sinus aegestanus. Il territorio iniziò quindi ad essere chiamato Terra o Terrae sinus, ovvero "terra del golfo". Un'altra interpretazione, forse più appropriata, fa derivare il nome da Terra sinorum, ovvero "terra delle insenature", per la meravigliosa costa sinuosa e frastagliata, ricca di approdi, di grotte naturali, che inizia dal lido della Ciucca, nel golfo di Terrasini, si alza a trenta e più metri sul livello del mare in un'esplosione di colori ora bianco-candidi ora rosso-bruciato (da cui il toponimo "Cala Rossa, una delle più prestigiose insenature poco ad ovest dal centro abitato), e termina ancora con un lido sabbioso: la spiaggia di San Cataldo. I primi insediamenti umani avvenuti nel territorio di Terrasini rimandano alla preistoria: la grotta di S. Cataldo fu abitata nel Paleolitico Superiore, e così anche altre grotte marine.

Si trovano inoltre tracce di insediamenti romani nelle zone di Magaggiari, Gazzara e Paterna.

Nella zona prospiciente la costa di Magaggiari, nel 1963 furono rinvenute tantissime anfore romane e frammenti di legno di almeno due navi romane: una del 3° sec. a.C. e un'altra, da carico, del 1° sec. d.C.

Dallo studio dei reperti, si è appurato che le navi provenivano dalla Spagna e trasportavano un carico di anfore contenenti "garum", cioè una salsa di pesce di cui sembra che i Romani fossero molto ghiotti

Assieme alle anfore, furono rinvenuti lingotti di rame di forma circolare, provenienti anch'essi dalla Spagna. Il motivo per cui queste navi si trovavano nelle acque di Terrasini era dovuto alla necessità di rifornimento d'acqua; infatti, vi era qui una sorgiva d’acqua dolce, detta Favarotta, che andava a riversarsi direttamente in mare. Si ritiene che l'affondamento delle navi sia stato causato da un improvviso fortunale che le avrebbe spinte, mentre si trovavano alla fonda, sugli scogli semiaffioranti della costa.

Il primo centro abitato fu costruito in epoca musulmana ed ampliato sotto il dominio dei Normanni. Durante il Medioevo, il piccolo borgo feudale fu acquisito dal Monastero di San Martino di Monreale. Le "terras vocatas li Terrasini" sono citate nella pergamena n.158 di San Martino della Scale, datata 24 novembre 1350; in seguito divenne possedimento della famiglia La Grua Talamanca, sino alla totale abolizione del regime feudale. Si hanno notizie più precise a partire dal 1684, anno in cui il Barone di Gazzara iniziò la costruzione dell'attuale Chiesa Madre, fino al 1749, anno della trasformazione di questa chiesa in parrocchia. Tra la fine del '700 e i primi dell' ‘800, il piccolo borgo marinaro di Favarotta è già il più importante nel golfo di Castellamare: la piccola flotta di barche a vela consentiva la pratica di quasi tutte le tecniche di pesca.

Le origini storiche dell’attuale cittadina non sono troppo lontane: intorno alla metà del XVII° secolo partirono da Carini i primi gruppi di contadini per trasferirsi nel Feudo di Terrasini, di proprietà dei La Grua Talamanca. L'atto ufficiale di nascita è dato dal Regio Decreto 24 Ottobre 1836 di Ferdinando II di Borbone, che dice: "Il villaggio di Favarotta, cessando di far parte del Comune di Cinisi, resta aggregato sino al lido del mare al Comune di Terrasini. Il Comune di Cinisi conserva l'attuale suo territorio

L'ambiguità di questo decreto ha fatto nascere numerose diatribe sui confini tra Cinisi e Terrasini: ancora oggi, facendo riferimento a quella disposizione, Cinisi sostiene che la giurisdizione del suo territorio arrivi sino all'ex-letto del torrente Gifina, cioè sino all'attuale via G. Ventimiglia, mentre Terrasini ritiene che il confine naturale del suo territorio si estenda per tutto il perimetro urbano, a partire dall'inizio dei caseggiati della Via Palermo.

Si possono annoverare fra i monumenti più significativi della cittadina la sontuosa Chiesa Madre che risale al 1700 e diverse torri di guardia, quali la Torre Mulinazzo, la Torre Alba e la Torre Capo Rama (tutte incluse nel sistema difensivo e di avvistamento portato al massimo perfezionamento nel XVI Secolo ad opera dell’architetto Camillo de’ Camilliani).

La cittadina, possiede anche un notevole Museo Civico diviso in tre sezioni: naturalistica, archeologica ed etno-antropologica.

Come molte cittadine costiere della Sicilia, a Terrasini confluirono sin dalle origini due diverse tipologie di abitanti, ovvero quelli che guardavano al mare come risorsa di vita e i contadini, inizialmente vincolati agli obblighi feudali.

Il paese conserva ancora oggi queste due anime, quella marinara e quella contadina; due diverse culture, due tipologie, anche antropomorfiche, due modi diversi di linguaggio e di concezione dell'esistenza.