6.11.2005, Calderara di Reno (Bologna)

Maratona dei tre Comuni

Dopo la fatica della Dodici Ore Podistica a Montelupo Fiorentino, sulla base del principio economico “prendi due, paghi uno” (estremamente salubre per il podista di lunga lena viaggiante che voglia fare molte maratone e Ultra-senza troppo svenarsi con le spese di viaggio) ho partecipato - il giorno dopo - alla Maratona dei tre Comuni, una maratona ormai "tradizionale" giunta alla sua XXII^ edizione (che forse, per problemi di finanziamenti sempre più lesinati con il contagocce, sarà anche l'ultima).

La Maratona di Calderara il cui "genio" organizzatore è Gianfranco Gozzi, uno dei leader storici dell’Associazione Podistica Lippo-Calderara di Reno, è una maratona di media entità che raccoglie ogni anno tra i podisti della mezza e i maratoneti da 400 a 600 iscritti: si distingue, rispetto ad altre gare consimili, per il fatto che Gianfranco Gozzi è stato sempre ostile alla politica degli "ingaggi" dei Top Runner (quindi: niente bonus speciali per la partecipazione, niente spese di viaggio e di permanenza pagate; sì, invece, ai premi in denaro ai primi. In sostanza, Gozzi dice ai top runner che frequentano il suo evento podistico: “Partecipate e pagate come tutti gli altri podisti. Se vincete, vi potrete rifare delle spese" Per questo motivo molti dei top runner itineranti da una maratona all'altra, con la finalità prioritaria di raccogliere ingaggi e premi, sono solitamente assenti dalla questa maratona, mentre si distinguono per l'assiduità della loro partecipazione Zenucchi e Calcaterra (che, spesso, si sono trovati a duettare tra loro in dirittura d’arrivo, per poi arrivare cavallerescamente quasi mano nella mano). A causa della latitanza dei soliti top runner, molti dei premi in denaro possono essere così distribuiti tra podisti emergenti e tra i più valenti degli amatori.

L'altra caratteristica abbastanza unica, in questa maratona, è quella della filosofia del rispetto più totale degli ultimi (dunque dei podisti lenti e lentissimi) da Gianfranco Gozzi assiduamente predicata e, coerentemente, attuata: il nostro, adesso genuino rappresentante della genìa dei podisti super-lenti, sostiene che una maratona che si rispetti deve tenere nella più alta considerazione quelli che chiudono la fila. Quindi, posti di ristoro e di spugnaggio perfettamente attrezzati e funzionanti per tutti, anche per i ritardatari, mantenimento dell'impianto di gara sino a che l'ultimo non abbia varcato il traguardo, docce calde per tutti, pasto di fine gara garantito a tutti anche a quelli che arrivano attorno alle 15.00.

In sintonia, con la pratica attiva e coerente di questa filosofia, Gianfranco Gozzi cerca di promuovere la massima ospitalità per tutti i maratoneti e per i loro accompagnatori, cercando di tenere i costi contenuti (sia quello della quota d'iscrizione, sia quello della permanenza alberghiera), in più assicurando a tutti i partecipanti che pernottano a Calderara un pasto caldo la sera della vigilia e a tutti i maratoneti un pasto caldo, completo di tutto, a fine gara.

In genere il pacco-gara, commisurato con la tassa d'iscrizione è corposo, mentre a fine gara a tutti i finisher spettano medaglia e diploma di partecipazione.

 

La mia gara

Questa volta, il tempo è stato piovoso. Ciò ha contravvenuto ad una tradizione ben consolidata che ha visto quasi sempre delle giornate straordinariamente serene e con temperatura mite, allietate da un sole non troppo caldo e dal cielo terso ed azzurro.

Piovossissima, dunque, la giornata della maratona, sin dal momento del mio risveglio, quando ho sbirciato fuori dalla finestra sperando di ricevere il dono di uno sprazzo di sereno: invece, il cielo appariva coperto di una densa cortina di nubi, il paesaggio chiuso e avvolto da banchi di nebbia, una pioggerellina che non lasciava presagire nulla di buono continuava a cadere costante.

La pioggia, poco dopo la partenza ha preso vigore, cadendo a tratti con scrosci piuttosto violenti: è durata così sino a circa due ore e mezzo dopo il segnale dello start per poi attenuarsi, salvo a riprendere a brevi intervalli nelle ore successive.

Una maratona “bagnata” dunque, ma se si è vestiti nel modo giusto, in fondo, dopo una breve fase di adattamento, alla pioggia non si fa più caso.

E' quello che è capitato a me: dopo un po' non ci ho badato più, se non per l'unico inconveniente degli occhiali che mi si appannavano in continuazione.

Considerando che avevo nelle gambe la pesantezza della Dodici Ore in pista del giorno prima, sono andato piuttosto bene, con un andatura regolare (ovviamente, lenta) riducendo al minimo i tratti in cui camminavo a passo svelto (soltanto in prossimità dei posti di ristoro).

La particolarità della giornata mi ha consentito di osservare in modo diverso un paesaggio che, in parte, mi era già noto dalle precedenti partecipazioni.

La pioggia e la forte umidità facevano apparire tutto in una luce un po' diversa: dai casolari sparsi nella campagna si levavano lentamente i fumi densi di fuochi di foglie e, al passaggio, si poteva sentire il forte odore di letame umido e più tardi, quello ben più invitante, di carni cotte sulla brace. Le vigne avevano assunto un pieno aspetto autunnale con le foglie che con una gamma di colorazioni dal rosso rugginoso al giallo. Durante una maratona portata a termine a passo lento ed in totale solitudine c'è tanto tempo per osservare il paesaggio nei minimi dettagli ed imprimerselo nella mente. C'è anche molto tempo per stare con se stessi e per almanaccare su tante cose diverse, riorganizzare i propri pensieri, elaborare ricordi ed impressioni.

Forse per questo, poi, tutto quello che ho visto tendo a scriverlo: è come se l'avessi scritto già durante la maratona, in questo lungo arco di tempo sospeso in cui me sto tanto da solo.

 

Sono arrivato al traguardo in 5h45' circa, accolto festosamente da Fabio Rossi, speaker ufficiale della manifestazione, non ultimo dei maratoneti, perchè al mio arrivo, sparsi lungo il percorso vi erano ancora una decina di podisti "lenti", di cui si continuava ad attendere l'arrivo.

Lieto di non essere stato l'ultimo degli ultimi (anche questa, in fondo, può essere una meta apprezzabile) sono andato a fare una bella doccia calda, che è stata davvero una ben meritata ricompensa.

Dispiace pensare che il prossimo anno forse questa maratona non sarà più replicata: per me è stato sempre un vero piacere tornare a Calderara, anche perchè la vigilia è sempre stata una piacevole occasione d'incontro per il gruppo, ora sempre più numeroso, dei Super-Maratonenti italiani fondato dall'esimio Sergio Tampieri.

Se così sarà, pazienza.

Ma rimane come consolazione il fatto di sapere che Gianfranco Gozzi continuerà a proporre la Maratona di San Silvestro (il 31 Dicembre) che, non avendo per regolamento premi in denaro, rimane di più agevole realizzazione.

Palermo, il 16.11.2005

(Maurizio Crispi)