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Descrizione della Diagonale des fous 12° edizione 2004 |
| di Ferdinado Hardouin
La partenza viene data al campo di calcio Du Cap Mèchant a S.Philipe tra giocolieri e ballerini etnici locali, alle 4 del mattino. Il primo tratto ti porta al Piton Textor ,Km40. I primi 15 Km sono su strada asfaltata in salita fino a quota 700 mt,tra una fitta coltivazione di canna da zucchero, giunti al kiosco del rifornimento si svolta per un ripido sentiero, scivoloso, in parte in foresta, mentre più in alto la vegetazione diviene più bassa, prevalentemente composta da cespugli sagomati dal vento e piccoli alberelli contorti di mugo . Si giunge cosi al posto di controllo e di ristoro tipo maratona ,cosi viene chiamato il ristoro volante, dopo 23 Km ed ad una altitudine di mt.2432 s.l.m. Dopo 7 km si giunge alla route du volcan che di fatto si sviluppa dentro un grosso cratere spento, dove comunque il percorso è abbastanza scorrevole e piano. Alla fine si arriva al primo ristoro serio, siamo giunti al 30km. Si inizia un suggestivo attraversamento della piana di sabbia nera che contribuisce ulteriormente a rendere magnifico questo paesaggio quasi lunare fino ad arrivare ai piedi del cratere, una volta saliti su un percorso a serpentina giungiamo a Piton Textor 40 km. Il secondo tratto ci porta a Cilaos ,quasi metà gara. Si inizia con un bellissimo altopiano che ricorda moltissimo un paesaggio della Nuova Zelanda, tutto pascoli e recinzioni, immersi in un verde folgorante che contrasta violentemente con ciò che avevamo visto nel tratto precedente. Arrivati sulla strada asfaltata, si percorrono 3km circa fino a Mare a’ Boue, altro importante posto di ristoro anche perché c’è la possibilità del cambio di abbigliamento, ed il ristoro è più consistente. Dopo il bivacco si segue un sentiero non ripido ma lungo, scivoloso ed in salita fino al Piton des Neiges,da qui entriamo nella zona di Keverguen e del Circque de Cilaos, spettacolare ma insidioso. Bisogna fare molta attenzione perché la discesa è impegnativa e scivolosa, in più le gambe sono oramai affaticate, quindi l’attenzione e la concentrazione deve essere totale. Al 62km si arriva al ristoro tipo maratona, si continua con una ulteriore discesa fino alla strada asfaltata dopo 3km si arriva a Cilaos 67km. Questo è il posto di sosta più importante e quindi e bene riprendere bene il fiato e le energie rimaste per affrontare al meglio la seconda parte della gara, soprattutto perché la stanchezza è alta e bisogna gestire le risorse ancora in possesso al meglio, in più probabilmente è la parte che si farà di notte e non sono concesse distrazioni, una caduta si può pagare a caro prezzo. Terzo tratto fino a Riviere des Galets . Si riparte lungo un primo tratto asfaltato in discesa, si riprende il camminamento fino a giungere in fondo dove si attraversa un torrente in prossimità delle antiche terme quindi si inizia un saliscendi di 2km in preparazione della vera salita sul Col du Tabit ,da 1200mt.a 2080mt in soli 4km. Arrivati alla sommità del colle annunziata da una piccola cappella votiva, inizia una stancante discesa di 500mt di dislivello in un solo km, dove si giunge a Marla ,in prossimità della vecchia scuola e finalmente un attimo di tregua c’è il ristoro. Così inizia un passaggio che certamente apparirà magnifico visto che siamo nella piana dei Tamarindi, ma dato che oramai si è fatto sera non ho potuto godermelo. Alla fine della piana si oltrepassa un ponte tipo tibetano ed anche lì data l’oscurità non sono riuscito a capire l’altezza del passaggio. Si prosegue su sentieri in parte in salita, comunque sempre ben tortuosi fino ad arrivare alla plaine des sables ,dove scorre il fiume dei ciottoli. Da li a poco si raggiunge il pittoresco sito delle Tre Rocce,si riattraversa il fiume e si ricomincia a salire ,attraversando un bosco di Filaos (non so cosa siano). Si arriva fino ad un sentiero esposto, protetto da un corrimano, è bene fare molta attenzione, soprattutto se piove,non è proprio il caso di scivolare in quel punto. Si scende per un camminamento ripido ed insidioso, perche composto prevalentemente di sassi e radici, si giunge di nuovo sul fondo ,per poi risalire fino al ilet des Oranges ,la discesa che segue è impegnativa e scivolosa ed è essenziale essere attenti, fino ad arrivare sul torrente che si attraverserà più volte passando su massi più o meno scivolosi, io sono finito in acqua una volta, grande libidine!!! Si passa infine dentro una galleria costruita nella roccia e finalmente si arriva al ristoro di Deux Bras 98km fatti.
E via per gli ultimi 40 km, si fa per dire, fino ad arrivare al tanto sospirato stadio della Redoute. Si ricomincia ,tanto per variare ,una ennesima salita di quasi 1 ora, stranamente ,pure impegnativa, anzi nel tratto più alto diventa ripida, esposta e se fatta di giorno anche vertiginosa ,meno male che una serie di scale metalliche e funi di acciaio aiutano l’arrampicata. Si ridiscende per un po’ per risalire con funi fino ad un piano vicino ad una chiesa, finalmente riposo e ristoro. Si aggira il villaggio e si imbocca una strada asfaltata in salita, finalmente si può correre più rilassati visto il fondo regolare, per 1,5km fino ad arrivare al parking di Cap Noir, da li si riesce dalla strada per continuare su un sentiero. Ed ancora iniziamo una salita non particolarmente lunga ma sufficientemente ripida ,tanto da doverci aiutare di nuovo con scale metalliche, giungiamo alla sommità ,sotto le Roche Verre Bouteille che aggiriamo . Comincia a fare giorno, finalmente, l’umore ne trae sicuramente beneficio e quindi anche le forze, sono in movimento da 25 ore, devo dire che pensavo di stare peggio, forse ,anche l’illusione di essere all’arrivo ha la sua importanza, ma come ho appena detto ,era un’illusione, ancora 5 ore mi attendevano al varco. Bisogna però dire che comunque il peggio era passato, qualche salita ancora ci attendeva ma sicuramente più normali, ma questo in quel momento non lo sapevo. Si scende fino al campo di calcio di Dos D’Ane, è già giorno e mi illudo di essere quasi arrivato, anche perché rivedo il mare e scambio un paese per Saint Denis, l’arrivo. Ben presto mi rendo conto dell’errore anche perché ci dirigiamo in direzione opposta e anziché scendere risaliamo nuovamente per 3km. Una volta in cima siamo al Piton Bazard ,altro rifornimento e subito via verso l’arrivo . Si costeggia per per 3km la cresta fino all’osservatorio e da lì dopo l’ultimo rifornimento, che non faccio e giù verso lo Stade De La Redoute a S.Denis, il tanto sospirato arrivo. Questa è la gara, i commenti e le sensazioni non sono facili da descrivere, perché sicuramente forti. All’arrivo avevo giurato di non tornarci, ma il giorno dopo avevo già perso questa certezza. Non so spiegare il perché ti affascina tanto, è forse la dimensione sicuramente eccezionale in cui ti ritrovi, o forse la percezione di essere veramente arrivato al proprio limite e di scoprire che poi sei riuscito a superarlo e probabilmente non sai neanche come. Sono tutte queste risorse personali che sicuramente sconosci che ti incuriosiscono e allo stesso tempo ti portano a riprovarci. Probabilmente anche la assoluta novità ,per noi ,persone di una civiltà metropolitana, abituati ad affrontare problemi o comunque ostacoli strettamente materiali, come i soldi ,la carriera ,il lavoro e quant’altro e che improvvisamente ci troviamo di fronte ad un tipo di ostacolo assolutamente diverso, che incredibilmente ci è dato dalla natura, nella sua grandiosità ,bellezza e soprattutto realtà.
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