Maratona del Santo

Padova, 24 Aprile 2005

di Maurizio Crispi

La Maratona del Santo è molto bella dal punto di vista logistico-organizzativo, un po' meno interessante e spettacolare dal punto di vista paesaggistico.

Ma ha i pregi della grande maratona, senza averne i difetti, con migliaia di partenti allo start.

Per esempio, la maratona di Venezia molto affollata e numerosa, ha assunto palpabilmente nel corso degli anni, le caratteristiche del business, in cui i singoli maratoneti, a parte i top runner (davanti ai quali vengono sempre spianati tappeti di velluto rosso), non sono nient'altro che numeri e volti anonimi.

Corrao, che ho incontrato in area partenza a Vedelago, mentre procedevamo incolonnati verso i mezzi adibiti al trasporto borse, mi ha confessato di essere veramente stupito nel vedere radunata così tanta gente: in effetti, l'esperienza della Maratona di Palermo che per quanto bene organizzata non ha raccolto sinora non più di una mezza dozzina di centinaia di concorrenti (nella sua migliore stagione, alcuni anni fa) non consente di farsi un'idea di cosa possa essere una maratona veramente partecipata.

La Maratona del Santo, nata per la naturale metamorfosi di una maratona di media entità (quella di Vedelago, che vedeva raccogliersi alcune centinaia di partecipanti per anno) non ha tradito le sue origini e rimane un evento podistico, che pur nella sua ricchezza e con le sue molteplici sfaccettature di happening multiplo (sia per numero di gare disputate su diverse distanze, compreso il minirunning di 2 km aperto ai bambini, sia per tipologie di campionati nella distanza lunga, sia per l’apertura ai disabili che in questa edizione hanno raggiunto il numero record di 130 iscritti nelle diverse categorie di disabilità), pur nella numerosità dei partenti che ne fanno una delle top ten tra le maratone italiane, continua a coltivare un'attenzione capillare nei confronti dei singoli partecipanti e a praticare lo spirito della buona accoglienza.

E non può che essere così se un evento podistico vuole crescere e prosperare.

Di questa volontà, è una riprova, un impianto organizzativo perfettamente funzionante sia per i primi sia per gli ultimi.

Gli organizzatori di maratone nostrane dovrebbero essere un po’ più umili, abbandonare gli spagnolismi e il culto dell’apparenza, per andare a fare un po’ di sano apprendistato presso le organizzazioni di queste maratone: anche se la differenza – purtroppo inemendabile – il più grave handicap – consiste nel fatto che quando il desiderio di fare buoni affari non è stemperato da un sano spirito sportivo e da quello encomiabile di dare a tutti l’occasione di vivere un evento all’insegna dei principi dell’ospitalità e della convivialità, non c’è scuola che tenga. Anche le migliori dritte verrebbero poi utilizzate in modo distorto, solo per migliorare i profitti del proprio business.

A tutti i podisti, indifferentemente dalla loro performance, sono riservate attenzioni, premure, in definitiva accoglienza.

Quest'anno alla partenza eravamo alcune decine sotto i 4500, anche se gli iscritti superavano questa cifra: ma ci sono sempre le defezioni dell'ultim'ora.

Cielo coperto, minacce di pioggia alla partenza.

Temperatura tuttavia gradevole.

Dopo circa due ore dalla partenza, è venuta giù una pioggia fitta, ma non eccessivamente fastidiosa, perchè la temperatura si manteneva abbastanza gradevole.

Molta calorosità da parte del pubblico, incitazioni, saluti, gimme five da parte dei ragazzini.

Cose così insomma, che per chi non è stato a New York ti danno un po' la misura di come potrebbe essere la maratona della Grande Mela.

Eccellenti quelli della Protezione Civile e delle Associazioni degli Alpini nel loro impegno volontario per garantire il benessere di tutti i podisti in transito.

Straordinario, come sempre l'arrivo a Padova, con il passaggio attraverso le vie della città antica, fiancheggiate dai suggestivi porticati e attraverso piazze dominate da magnifiche chiese, sino a Prato della Valle, ex-foro boario, considerata la piazza più grande d'Europa, nei pressi della Basilica del Santo e della Basilica di Santa Giustina.

All'arrivo, si è tutti acclamati per nome e cognome dallo speaker, salvo che non si arrivi in gruppi troppo numerosi: da qui il noto vantaggio di essere o tra i primi o tra i ritardatari per potere avvantaggiarsi di un’accoglienza più calorosa e personalizzata.

Del tempo realizzato da Corrao, non so, perchè deve aver volato davanti a me e non l'ho più visto.

Di altri due dei nostri anch’essi presenti, di cui Corrao mi ha pure detto, non so nemmeno nulla, purtroppo nemmeno i nomi per poterli menzionare qui.

Giacinta Speltra, alla sua ottava Maratona, pur afflitta da una tendinite del tibiale anteriore sinistro, iniziata ad Alzano Lombardo, e decisa a correre con un andatura "comoda" ( in considerazione della necessità di mantenersi fresca per i 50 km di Romagna, il giorno dopo), ha concluso in 4h20' circa (tempo cronometrico, non corretto con la rilevazione tramite il chip).

Io, invece, alla mia andatura super-comoda ho concluso in 5h37' circa.

Subito dopo il mio arrivo e dopo aver speso un po' di tempo nelle consuete chiacchiere del dopo gara con altri super-maratoneti, con armi e bagagli siamo ripartiti alla volta di Castelbolognese, per l'impegno podistico del giorno dopo.

Per chi volesse annoiarsi a morte ancora un po’, è possibile leggere un ulteriore mio commento sulla maratona del Santo su www.podisti.Net.

Vada, il 26.04.2004

 

 

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