Pistoia-Abetone
26 Giugno 2005

 

Ancora una volta alla Pistoia-Abetone!

Il raduno è – come sempre - alle 6.30.

La partenza - come sempre - è fissata per le 7.30.

Con Giacinta - al prezzo di una levataccia - arriviamo a Pistoia in tempo utile, senza troppo stress.

E, ancora una volta, siamo in attesa del via.

Ieri: un caldo mostruoso, ma oggi la temperatura non è da meno.

A schierarsi sulla linea di partenza, ci sono circa 1200 podisti, ben lontani dal record di partecipanti dell'anno scorso.

Di questi sono circa 650 quelli iscritti per il traguardo finale dell'Abetone.

Come sempre, in attesa incontriamo tante persone: tra quelli che vedo c'è la simpaticissima Paola Sanna, vincitrice della 100 km del Passatore di quest'anno; Sergio Orsi, il taciturno e schietto toscano vincitore della 24 ore del Delfino 2005.

Chiacchieriamo per un attimo con gli ormai mitici coniugi Rizzitelli - di Barletta, nelle Puglie - che, ieri, a Catania hanno preso parte alla Maratona dell'Etna, portando a termine l'impresa in circa dieci ore e che, subito dopo, infaticabili, sono balzati sull'aereo che li ha portati in Toscana, in tempo utile per la gara di oggi: loro sono fatti così, non se ne perdono una.

Ma c'è anche Marina Mocellin, pure lei reduce da imprese podistiche straordinarie, "stratoferiche" (soprattutto per la sua tendenza ad accavallarle, embricarle le une sulle altre al di là di qualsiasi ragionevolezza e buon senso, uscendone tuttavia sempre indenne) come sono state definite da Fabio Marri, direttore di Podisti.Net, in ottima forma (anche se un po’ smagrita a causa di questi "eccessi" podistici); ovviamente presente Maria Grazia Navacchia che prima dell'avvento della nuova generazione di agguerritissime ultra-maratonete (tipo la Monica Casiraghi) è una delle pochissime donne ad aver vinto per tre volte consecutive la Pistoia-Abetone e che per diverse volte, dopo il tris di vittorie, è riuscita comunque a salire sul podio delle vincitrici (anche in questa edizione, non è stata da meno, riuscendo a conquistare una rispettabile quarta posizione).

Ieri, nell’afa pomeridiana di una delle strade di Pistoia, ho anche intravisto Luigi Stella: dopo esserci salutati affabilmente, mi ha detto che, il giorno dopo, sarebbe stato alla partenza: ma, per quanto mi sia sforzato, non l’ho visto in giro: dileguato o scomparso; forse, mi è occorso di pensare, si è fatto prestare il mantello dell'invisibilità da Harry Potter per meglio compiere le sue imprese podistiche.

Anche Giacinta non lo ha visto una sola volta e sì che lei è partita da piazza del duomo a passo gagliardo!

Finalmente la partenza viene data e il lungo serpentone di podisti comincia a snodarsi, con grande entusiasmo e una fitta nuvola di chiacchiere e di "classiche" facezie: non manca al passaggio del cartello che segna 2 (km) qualcuno che dice: Bene! Il più è stato già fatto! (Ah! Ah! Ah!). Oppure: Dai ragazzi: ci si vede su all’Abetone!

Grande caldo, non un filo di vento, ma fortunatamente i primi chilometri sono ancora prevalentemente in ombra. Poi nella salita de Le Piastre e in quella finale, il sole si farà cocente.

Qui sono molti quelli che camminano. Ma, d'altra parte, la Pistoia-Abetone è così, quello che risparmi all'inizio te lo ritrovi alla fine perchè gli ultimi dieci chilometri - come ben sa chi l'ha fatta - sono durissimi.

Molto lavoro per le ambulanze. Molti i podisti che si sentono male per il gran caldo e la disidratazione, crollando a terra esausti, non metaforicamente, ma nella realtà, come è capitato alla seconda delle donne che, tagliato il traguardo, è stramazzata a terra, tramortita. Tanti devono essere soccorsi, barellati, messi sotto flebo. Come alla Cento chilometri del Passatore di poco meno un mese fa, uno scenario un po’ apocalittico, ma nel complesso meno sconvolgente perché si sa che – mediamente, anche per ragioni legate al calendario (siamo di un mese più avanti) – alla Pistoia-Abetone fa più caldo

I posti di ristoro, fortunatamente, sono riforniti di tutto e c'è da mangiare a profusione, con la possibilità di variare opportunamente i sapori e i nutrienti, senza doversi sentire nauseati. Fa piacere, per esempio, addentare ogni tanto dei cracker salati oppure dei pomodori conditi con il sale. I posti di ristoro sono presidiati e forniti delle stesse cose, per i primi come per gli ultimi. Non ci sono eclatanti disfunzioni.

Bisogna mangiare e bere sempre in abbondanza durante lo sforzo fisico richiesto da un'ulta-maratona: così ha raccomandato Somenzini, alimentarista sportivo e da anni collaboratore di "Correre" nel corso del suo intervento nel Convegno sulle Ultramaratone di cui il giorno prima è stata celebrata la settima edizione.

Ma oltre ai posti di ristoro canonici (ad intervalli inferiori ai cinque chilometri) non mancano le cannelle d'acqua fresca disposte dagli abitanti dei diversi centri abitati della Comunità Montana Pistoiese da cui si può bere ma che si possono utilizzare per aspergersi d'acqua. In più quando si affronta l'ultimo, temibile, tratto di 18 chilometri dopo il posto di ristoro de La Lima, sono frequenti antiche fontane di pietra da cui sgorga acqua chioccolante e freddissima che, mai, tuttavia ci si deve lasciare andare a bere avidamente, benché sia forte la tentazione di farlo.

Presso una di queste invitanti fontane, in particolare, alcuni anni fa, si era fermato un mezzo della protezione civile il cui personale aveva specificatamente la funzione di distogliere i podisti assetati dal bere l'acqua gelida, offrendo loro in cambio delle bottigliette di acqua minerale.

Per quante volte si sia corsa la Pistoia-Abetone, non ci si potrà mai abituare alle difficoltà specifiche di questo percorso che in sé con la prevalenza delle salite e, talvolta, anche delle pendenze ha delle caratteristiche abbastanza estreme: credo che, nel complesso, sia più facile abituarsi alle caratteristiche della Cento chilometri del Passatore.

Sì, per quanto si impari ad orientarsi nel percorso e se ne siano memorizzate le variazione, ogni volta l’impatto diretto sul terreno è davvero pesante.

Ed è sempre traumatico il passaggio dai cinque chilometri di discesa dopo S. Marcello Pistoiese all’inizio della grande salita finale e, dopo altri cinque chilometri di salita tutto sommato pedalabile, l’inizio dei tornanti e dei "muri" che, in alcuni tratti, possono presentare oltre il 15% di pendenza (da alcuni ho sentito dire anche il 18%).

Eppure, i chilometri di questo tratto davvero cruciale (da La Lima sino al traguardo finale) in un modo o nell’altro si vanno macinando tutti, uno dopo l’altro: ad ogni cartello chilometrico archiviato si tira un sospiro di sollievo e si pensa soltanto a raggiungere il prossimo; ma c’è anche la particolare calorosità di quelli che qui presidiano i posti di ristoro ad essere d’aiuto. Sono tutti incoraggianti, plaudenti, riconoscono apertamente – con sincerità, senza lusinghe – il valore di ciò che ciascuno sta facendo. Soprattutto: non c’è dileggio per i più lenti, per quelli che, arrancando a fine corsa, esattamente come i primi, stanno spendendo tutte le loro energie per andare avanti.

Poi la ricompensa finale arriva quando la strada comincia ad appianarsi e il nastro d’asfalto viene ad essere tutto avvolto dalla densa ombra delle fitte conifere che circondano la strada da ogni parte: eppure non mancano degli strappi, degli incrementi di pendenza, ma già l’animo si è fatto più leggere e ci si azzarda ad incrementare l’andatura.

Poi, si capisce che ormai si sta arrivando: sfilano accanto gli edifici che si ricorda di aver visto le altre volte, alcune fontanelle alle quali non ci si ferma più a bere e a rinfrescarsi: poi appena passato il cartello che dice 52, dietro un’ampia curva affollata di spettatori, si intravede l’insegna della pompa di benzina e subito dietro l’arco gonfiabile dell’arrivo, collocato in prossimità delle famose due piramidi di pietra erette per commemorare l’apertura di questa strada, pensata per collegare in maniera diretta Pistoia e la Toscana con il granducato modenese.

Ed è fatta. Si taglia il traguardo felici: e sono sensazioni che si ripetono identiche come se ogni volta fosse la prima.

Ultimo, ha concluso la manifestazione un signore, classe 1922! (pensate un po’!), alla sua ennesima partecipazione, in 9h03' (benché di pochi minuti fuori dal tempo-limite, considerando il particolare valore della performance, è stato classificato egualmente).

 

Io: completo la distanza in 8h40' (passaggio a Le Piastre in 2h08'; e a S. Marcello Pistoiese in 4h45'), abbondantemente dentro il tempo massimo di 9 ore, in – come dire – nov-ultima posizione. Ho al mio attivo nove partecipazioni alla Pistoia-abetone, a partire dal 1996 (con una "mancanza" all’edizione 1999). Ho realizzato il miglior tempo nel 1997: 6h18’, prestazione per me di eccezionale valore soggettivo.

 

Giacinta Speltra, alla sua terza partecipazione, ha completato la distanza in 6h11' (con passaggio a Le Piastre in 1h30' circa; e a S. Marcello Pistoiese in 3h20'), realizzando così il suo miglior tempo su questa gara: avrebbe potuto fare meglio, ma all'altezza di Gavinana, quando la strada comincia a scendere verso S. Marcello, è stata presa da forti crampi alle gambe che l'hanno rallentata, inducendola a fermarsi alla postazione di massaggi di S. Marcello.

Palermo, il 2.06.2005

Maurizio Crispi