La mia esperienza alla Palermo SuperMarathon

di Maurizio Crispi

Quest’anno ho voluto partecipare alla mezza maratona nel quadro delle tre gare della Palermo SuperMarathon. Devo dire che, con il conforto di una così bella giornata, è stata una bella esperienza, anche se non ho potuto fare a meno di notare alcune disfunzioni che, se di scarsa rilevanza in una mezza maratona, si sono inevitabilmente ripercosse su gli altri podisti, quelli impegnati nella maratona e nella 50 km.

Rispetto al mio solito sono anche andato piuttosto bene: ho concluso la distanza in 2h07’ circa, con un passaggio al 10° km in 56’ circa. I miei allenamenti “caneschi”, cioè in compagnia del cane e con tutte le soste che la canuzza m’impone quando è preso dalla sua smania annusatoria, non mi consentono di realizzare grandi cose: ma, ovviamente, non è solo il cane la causa della pochezza dei mie allenamenti, poiché anche la cronica mancanza di tempo fa gioca un ruolo di primo piano. Ma, devo dire, che mi accontento così: anche se questa è una filosofia che molti non si sentirebbero di accettare, a me piace semplicemente partecipare e divertirmi. Nel partecipare, ho modo di osservare, registrare impressioni, sensazioni, colori. Si potrebbe dire che il mio obiettivo primario sia quello di partecipare agli eventi podistici per poi poterne scrivere: questa è la cosa che indubbiamente mi piace di più….

In questa gara, ho risentito positivamente dell’applicazione del mio piano di allenamento che è poi quello di non avere alcun piano. Con il cane e con soli 30 minuti da utilizzare giornalmente, ho pensato che la cosa più divertente da fare sia quella di correre utilizzando una specie di Fartlek libero, con variazioni continue del ritmo, per così dire “a sentimento”. Benché nel mio caso questo modo di condurre allenamenti non-allenamenti non sia molto fruttuoso, per la mia cagnetta risulta essere quanto mai allenante: quando la lascio libera in modo che possa giocare con gli altri cani è davvero una scheggia, corre avanti ed indietro come un treno, cambia agilmente direzione e salta in lungo con aperture fantastiche; nessun altro cane è capace di starle dietro: una vera soddisfazione, vederla correre e saltare come una molla.

Di questa gara, dunque non mi posso affatto lamentare, anche se la mancanza di allenamento a ritmi così elevati, dopo i primi dieci chilometri (che ho percorso in circa 56’) mi ha imposto di rallentare.

Questo è quanto: della gara di domenica mi è piaciuta la kermesse, l’atmosfera, la vivacità e la partecipazione festosa di molti dei podisti siciliani.

Ma ancora una volta non si può che evidenziare che questa manifestazione podistica è disegnata per essere una mezza maratona (e come mezza è effetivamente abbastanza ben messa sotto il profilo tecnico e organizzativo), mentre è ancora molto lontana dal possedere i requisiti che potrebbero farne una bella ultra-maratona, di livello europeo.

Un clamoroso disguido (la diversione del gruppetto di testa in una direzione sbagliato) ha levato credibilità all’evento podistico di Sorbello.

 

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16.10.2005 - Palermo

21^ Palermo SuperMarathon

 

 

Un clamoroso errore di presidio del percorso porta il gruppetto di testa degli ultra-maratoneti fuori strada per oltre 15’

 

 

La 21^ Palermo SuperMarathon, articolata nei suoi tre eventi podistici competitivi (mezza, maratona, 50km) più una non competitiva di 4 km, è stata favorita da una giornata di sole, in cui, quasi assente il vento, la temperatura con il passare delle ore si è fatta forse un po’ troppo elevata.

Cospicuo il numero dei partenti (diverse centinaia): pettorali con numero su fondo rosso gli iscritti alla mezza; pettorali con fondo blu, maratona; con fondo verde, ultramaratona.

Ad occhio e croce, guardando nella massa dei podisti ammassati nel recinto di partenza in attesa del via nello splendido scenario delle palme della costruzione liberty dell’Antico Stabilimento Balneare, sembravano prevalere quelli che portavano i pettorali con il numero su fondo rosso, cioè gli iscritti alla mezza-maratona; relativamente esigui, invece i blu e i verdi.

La mescolanza di gare diverse produce l’effetto dell’implementazione dei partecipanti (sono tantissimi quelli attratti dalla mezza e, in più, essendoci la possibilità di scelta, gli indecisi e i titubanti ripiegano più facilmente sulla gara più breve e più facile): si potrebbe dire che si tratta di un’operazione “demagogica” e furba, utile a portare tanti iscritti, ma poco funzionale per la crescita “tecnica” dell’evento podistico… Dunque, anche quest’anno la compresenza di podisti con esigenze diverse ha creato le premesse per un’organizzazione non buona. Gli effetti di questa mescolanza si sono visti anche in alcuni errori di attribuzione di pettorale: a causa dei quali alcuni podisti iscritti alla maratona hanno corso con il pettorale rosso per essere considerati, all’arrivo, con grande scorno gli ultra-ritardatari dei 21km95m. Uno ha ribattuto piccato, arrivando in 3h58’: “Veramente questo è il mio miglior tempo nella maratona…” Alcuni, accortisi per tempo dell’errore (cioè prima del segnale di partenza), sono riusciti a ottenere il cambio del pettorale, ma al prezzo di un certo stress (imposto dalla necessità di spostarsi trafelati dall’area di partenza al Marathon Village, a circa un chilometro di distanza).

Ma tornando ai posti di ristoro, se può anche andar bene che in una mezza maratona essi dispongano soltanto di acqua e sali, non sono di certo adeguati per i podisti impegnati nella maratona o, a maggior ragione, nella 50 km. Ad onor del vero, rispetto a precedenti edizioni, i posti di ristoro sono stati ben gestiti, ma, appunto, prevalentemente in funzione della mezza: dal punto di vista dei maratoneti e di quelli impegnati nella 50 km è stata scarsamente comprensibile la mancanza di cibi solidi (e non stiamo parlando di cose fantascientifiche per carità: sarebbero bastate anche soltanto frutta fresca, uva e/o banane, ma anche dell’uva sultanina, etc) nei primi quattro posti di ristoro e nei successivi (dove alcuni soltanto, i più fortunati, hanno potuto trovare quarti di arance e qualche crostatina).

Molti dei podisti impegnati nella maratona e nella 50 km sono arrivati al traguardo letteralmente infuriati per aver trovato poco o niente da mangiare durante la loro corsa.

Su questo aspetto Nando Sorbello non si è pronunciato: lamentandosi del restringimento del budget disponibile (in effetti, l’America’s Cup a Trapani ha vampirizzato le risorse economiche da assegnare ad altri sport), egli ha tuttavia commentato che una parte delle disfunzioni nei posti di ristoro dipendono dai “portoghesi”, cioè da quei podisti che corrono senza pettorale e che vi si riforniscono – senza averne diritto - letteralmente depredandoli. Ma un dato di fatto è che, se l’acqua e i sali (almeno all’inizio) non sono mancati, i posti di ristoro successivi erano indubbiamente alquanto “ascetici”, a dir poco (sono state numerose le testimonianze in tal senso, rese da podisti che via via arrivavano al traguardo dei 50 km). Sorbello ha presidiato personalmente il posto di ristoro del 5° km per proteggerlo da simili incursioni.

Tuttavia, pur apprezzando la buona volontà messa in opera, il problema di fondo è ben più sostanziale e riguarda il modo in cui tutti i posti di ristoro sono stati progettati e gestiti.

 

Un imperdonabile disguido

Ma, lasciando da parte l’annosa questione dei posti di ristoro, dalle cui eventuali disfunzioni sono maggiormente colpiti i podisti un po’ più lenti, vi sono stati ben altri problemi che hanno finito per scuotere la credibilità di questo evento podistico siciliano che, valevole come prova finale sulla distanza dei 50 km d’una competizione articolata su otto diverse prove nelle principali capitali europee, avrebbe consentito di laurearlo come evento podistico internazionale anche per future edizioni.

Causa della debàcle è stato il cattivo presidio del percorso soprattutto in corrispondenza dei grandi vialoni tra Mondello, Partanna e lo Z.E.N., dove s’addentrava il percorso delle due gare lunghe tra il 22° e il 40° km. Qui, il circuito è stato letteralmente assediato dagli automobilisti con una tale virulenza che tutti gli addetti al percorso - anche per una questione di semplice sopravvivenza fisica – hanno ceduto alle pressioni: le auto hanno allora invaso il percorso di gara, spostando le transenne e creando diversioni su direzioni erronee. È stato così che alcuni podisti del gruppo di testa, seguendo le transenne si sono ritrovati a correre nella direzione sbagliata (senza che peraltro nessuno si peritasse di reindirizzarli tempestivamente), macinando chilometri in più e perdendo con la digressione più di 15’. Quando i Vigili Urbani, alla fine, sono riusciti a riprendere in mano la situazione, il danno era già stato fatto. I responsabili delle squadre di podisti straniere (delle quali alcune rappresentate corposamente, come quella dei Russi) hanno immediatamente manifestato il loro disappunto per questa grave carenza organizzativa. In analoghi errori sono incorsi podisti di coda, a questo punto per il mancato presidio del percorso: spostate le transenne, rotti i nastri bianco-rossi non v’erano altri segnali (frecce dipinte per terra, fogli con il disegno di frecce direzionali incollati sull’asfalto) che indicassero la direzione giusta (ormai assenti gli addetti al percorso con le classiche bandierine rosse).

Ovviamente, questo grave disguido è passato inosservato e sotto silenzio per il pubblico raccolto nella zona di partenza ed arrivo, pur creando negli addetti ai lavori maretta e palese disappunto: alcuni accompagnatori di podisti stranieri non hanno mancato di esporre virulente ed indignate lagnanze a Franco Ranciaffi, Presidente della IUTA (Italian Ultramarathon & Trail Association) presente in zona arrivi.

Questi, nel ricevere la notizia, non ha mancato di commentare, con un certo (palese) disappunto, che un evento di questo genere, minando indubbiamente la credibilità della gara palermitana, avrebbe rischiato di escluderla per diverso tempo dal circuito delle gare internazionali. Ha aggiunto: “Non capisco perché bisogna complicare le cose, articolando l’evento sportivo su tre diverse distanze e poi, se non si è grado di garantire un controllo più che adeguato su d’un percorso di 50 km, non vedo perché non si debba ripiegare sull’organizzazione della gara sulla stessa distanza, ma su di un circuito chiuso, magari di dieci o cinque chilometri”. Ha concluso: “Devo assolutamente dare questo suggerimento a Sorbello”.

Franco Ranciaffi, nell’esprimersi così, non ha potuto fare a meno di riferirsi all’esperienza positiva della 50 km di San Remo che si sviluppa appunto su di un circuito di 5km da ripetere dieci volte. In effetti la gara lunga su circuito offre indubbi vantaggi che sono:

  • Un minore impatto sulla viabilità cittadina;
  • La riduzione dei posti di ristoro ad uno-due al massimo, più una postazione di spugnaggio, e una loro migliore gestione (con la necessità di mobilitare un numero di addetti nettamente inferiore) per la possibilità di rifornirli in tempo reale, nell’eventualità che dovessero rimanere sforniti di qualcosa;
  • Un incremento della spettacolarizzazione dell’evento e delle sue qualità agonistiche (i podisti non vengono più mandati a correre su strade solitarie dove nessuno lì vede, ma disputano la loro gara sempre alla presenza del pubblico che può seguire da vicino le diverse fasi della gara, specie se guidato da uno speaker vivace e competente).

 

Nelle tre gare, i tempi realizzati dai podisti di punta non sono stati eccellenti sia per difficoltà di percorso sia in relazione alle condizioni di gran caldo (il primo uomo al traguardo dei 50 km, ha realizzato il tempo di 3h02’, mentre il primo uomo alla mezza ha chiuso in 2h12’ circa: per altri vi è stata la penalizzazione dell’errore di direzione che, per esempio, ha investito in pieno il vincitore della maratona arrivato al traguardo finale in un tempo di quasi 2h40’. Quindi, anche sotto il profilo tecnico, in questa gara palermitana non si sono avuti grandi risultati.

C’è da sperare di meglio in una prossima edizione, se Nando Sorbello vorrà far tesoro dei consigli di Franco Ranciaffi, per evitare una volta per tutte simili passi falsi che, se sono perdonabili ad una gara al suo esordio, diventano meno comprensibili (ed accettabili) se si registrano nelle edizioni successive quando ormai l’evento podistico dovrebbe esser entrato nella sua piena maturità.

 

Il rilevamento dei tempi

Non si può chiudere questo commento senza un riferimento ad una nota positiva. Il sistema di rilevazione dei tempi è stato interamente gestito da Sportaction di Aldo Siragusa (un podista palermitano di punta negli anni passati) con l’utilizzo del sistema Championchip, molto preciso ed affidabile (soprattutto nel caso di passaggi simultanei) che, dall’inizio del 2005, ha soppiantato nelle gare siciliane (con costi davvero concorrenziali) il servizio offerto dalla Winningtime), essendo in grado di gestire con grande efficienza eventi podistici con una partecipazione anche di 600 runner. L’organizzazione di Aldo Siragusa si è messa alla prova per la prima volta in occasione della gara podistica promossa dall’Associazione Podistica Palermo H13.30 il 2 Giugno scorso, denominata “Corsa sotto le stelle”.

Sportaction è un esempio altamente positivo di come le gare podistiche, anziché dover dipendere dall’importazione di servizi offerti da ditte ubicate altrove, possano essere servite efficacemente da ditte nate in loco e di come dunque possano fungere da volano propulsore per lo sviluppo di aziende erogatrici di servizi, pienamente “autoctone” e certamente non di serie B.

 

Il traffico e la viabilità

Infine, prima di chiudere, una nota etno-sociologica: soprattutto nella prima parte della gara che attraversava per intero il centro città lungo il suo asse viario principale (Via Libertà e Via Ruggero Settimo, sino al Teatro Massimo), non sono mancati gli ingorghi con orde di automobili in attesa fremente e risuonante di clacson suonati a tutto spiano, di poter transitare. Ci sono stati a causa dell’evento podistico dei palesi arbitri che impongono una riflessione: per esempio, all’altezza di Piazza Croci, persino un’ambulanza del Pronto Intervento con la sirena spiegata è rimasta bloccata nella colonna di auto ingorgate e nessuno – clamorosamente – si è peritato di farla passare, anche a costo di sospendere per pochi attimi il transito dei podisti. A chi dare la priorità tra i runner e un’ambulanza che deve trasportare con urgenza un malato oppure andarlo a soccorrere? Non sembra che ci possano essere dubbi su quale sia la risposta corretta: eppure quell’ambulanza è rimasta inesorabilmente incastrata tra le automobili… E se, a causa di ciò, ci fosse scappato un morto?

I Vigili Urbani e gli addetti dell’organizzazione in alcuni punti hanno avuto difficoltà ad arginare la massa degli automobilisti scalpitanti che in alcuni casi, scesi dalle loro auto, non hanno esitato ad inscenare vivaci proteste, con scambi di insulti e di imprecazioni, sino al limite della rissa. Nella zona più “tosta” quanto a tipologie umane residenti, cioè quella confinante con lo Z.E.N., tale fenomeno ha avuto il suo prevedibile esito in uno sconfinamento nel percorso gara, con gli inconvenienti già evidenziati.

Nulla di nuovo, ma nemmeno nulla di specifico per la città di Palermo (basti ricordare gli edificanti esempi in occasione della Maratona di Milano del 2004): ma anche in questo caso occorre un ripensamento. Non c’è soltanto un problema che riguarda l’inciviltà degli automobilisti e dei cittadini, ma ve n’è probabilmente uno nella carente circolazione delle informazioni. Spesso, in eventi podistici che coinvolgono buona parte della rete viaria di una città, non è sufficiente che l’addetto all’ufficio stampa dirami un comunicato ufficiale ai principali quotidiani locali soltanto pochi giorni prima dell’evento, ma occorrerebbe pre-vedere soluzioni più funzionali e capillari, da avviare con largo anticipo: promozione informativa, volantinaggio, diffusione di notizie a ripetizione nei gazzettini radio regionali e nelle radio private, coinvolgimento di opinion-leader. Oppure, nell’impossibilità di garantire quest’azione capillare, ci sarebbe una ragione in più per ripiegare sulla soluzione della gara su circuito da ripetere più volte. Questo ripensamento è necessario proprio perché non siamo a New York: è così che, correttamente, va ribaltata l’obiezione di quei podisti che mentre corrono sconsolati tra fumi di scarico, strombazzate dei clacson ed ingiurie, si rammaricano, ripetendo come un mantra: “Se fossimo a New York…”

No, a New York non ci siamo e non ci saremo mai: per questo motivo occorre ripensare alcuni eventi podistici lunghi e renderli “sostenibili” (sia all’organizzazione, ma soprattutto alla cittadinanza).

 

[NdR - è utile precisare che l’ordinale “21^” di cui si fregia la denominazione di “Palermo SuperMarathon”, menzionata dovunque nelle affiches, nel logo, nel sito web, nella medaglia commemorativa, è relativo al numero cumulativo di edizioni della gara ideata e promossa da Sorbello, la "Palermo d'Inverno", che è stata prima una semplice gara cittadina di dieci chilometri, con una momento clou rappresentato dalla competizione dei FIDAL assoluti, poi una mezza maratona (sempre a carattere internazionale sia per quanto riguarda la partecipazione dei FIDAL che gli amatori) per vedere, infine, a partire dal 2000 anche l’aggiunta della distanza della Maratona e della 50 km. La base forte di questo evento podistico rimane dunque la mezza, con un impianto logistico-organizzativo che sostanzialmente è quello della gara di dieci chilometri  di un tempo, re-styled  e stiracchiato al massimo (ma che, applicato alla distanze lunghe, rimane sempre come una copertina troppo stretta)... Dunque, nell’impianto organizzativo, non vi è stata negli anni, malgrado le dichiarazioni d’intenti, un'evoluzione significativa: sino alla sperimentazione della mezza, questa di Sorbello la si poteva considerare una bella gara. E, indubbiamente, come mezza maratona rimane tuttora una gran bella gara. MC]

 

Palermo, il 17.10.2005

(Maurizio Crispi)