Il tempo dinamico della corsa e quello statico delle auto...di Mariella Falzone
16-10-2005 Palermo - 21^ Palermo SuperMarathon / km 21,097

Anche quest'anno, come di consueto, ho preso parte alla Palermo Supermarathon, percorrendo la distanza di 21km97m; alla partenza, schierato tra i runners veloci, era presente mio marito, ma c'era anche mia figlia Eugenia (di 11 anni) con le sue amichette, perché tutte quante hanno accettato di partecipare con grande spontaneità alla non competitiva di 4 km.

Pur emozionata per la presenza della mia famiglia al completo, trovo presto la necessaria concentrazione per affrontare la gara.

Ritrovo i compagni di sempre e qualche indeciso dell'ultim'ora, tra cui Massimo C., che è riuscito a recuperare il pettorale soltanto a pochi minuti dalla partenza.

Le chiacchiere, in attesa del via, riguardano come sempre allenamenti, infortuni, buoni propositi per le gare a venire, la prospettiva di un bel bagno all'arrivo - nel mare del golfo di Mondello, oggi splendido - ma soprattutto l'abbuffata con gli squisiti "cannoli di Piana", incomparabile e meritato premio a fine gara.

Subito dopo la partenza, nel percorrere la lunga salita di Valdesi, inizio a visualizzare i diversi traguardi "soggettivi" di cui il percorso per me è costellato, mentre sullo sfondo non mancano i commenti ironici del tipo: "Coraggio, restano soltanto 19 km all'arrivo!".

Il fiume di runners che avanza silenzioso lungo il viale principale del parco della Favorita mi trascina al di là d'ogni inerzia: appaiono presto i primi festosi e colorati banchetti di rifornimento, con i ragazzi che calorosamente incitano ad andare avanti, ad entrare coraggiosamente nel vivo della gara.

L'arrivo in città è accompagnato dal frastuono dei clacson delle auto, ma rappresenta anche una piacevole scoperta sul numero dei chilometri già percorsi: il tempo trascorso dinamicamente, avanzando, si contrappone tristemente al tempo statico degli automobilisti inesorabilmente intrappolati: e pensare che il senso comune considera ripetitiva l'esperienza della corsa e dinamica e scattante la guida di qualsivoglia autovettura.

Sul viale della Libertà provo una grande gioia per il sostegno degli amici, che saluto affettuosamente, ma soprattutto per il senso di vicinanza a coloro che insieme a me progrediscono lungo il percorso.

Giunta al teatro Massimo (il punto più lontano dalla partenza, dov'è ubicato - per la mezza - il giro di boa) ritrovo la rassicurante sensazione del ritorno "verso casa", il tempo impiegato è adesso ripetitivo, ciclico; sono già sulla via del ritorno, basta mantenere l'andatura, tenere un buon ritmo di respirazione, resistere alla tentazione di intraprendere conversazioni con i compagni via via affiancati, ma... ahimè!... ad ogni semaforo ricompaiono le auto con i loro clacson, sempre più assordanti; c'è anche un'autoambulanza drammaticamente bloccata; sono adesso al 16° km e ho al mio fianco un compagno fedele e sconosciuto, con il quale percorro un viale della Favorita finalmente in discesa; inizia, infine, la progressione verso il traguardo; basta assecondare la pendenza naturale della strada.

Ritrovo Paolo M. (accompagnato in bicicletta da Dino D., purtroppo infortunato), provo a superarlo, ma so bene di non avere più risorse sufficienti per mantenere quella stessa andatura in pianura, ora che la discesa è finita (ma lui non lo sa); manca un ultimo chilometro, ma anche questo passa velocemente. Eccomi al traguardo: anche per quest'anno ce l'ho fatta. Una festa e una gioia che si rinnovano, malgrado i disservizi di sempre che rallentano il naturale corso del tempo.