Una bella festa per tutti

Attorno alle 20.00, arrivo trafelato dopo aver fatto il viaggio in auto da Siracusa dove ho corso la maratona. Sono con mio figlio. Già le strade che consentono l'accesso a Piazza Marina sono chiuse al traffico. Ma non ci sono problemi è facile trovare posto nei pressi della Cala. Quando entro nella piazza percepisco subito una bella atmosfera, calorosa e accogliente, un intenso senso di convivialità.

Un aspetto davvero insolito pervade Piazza Marina e la parte bassa di Corso Vittorio, solitamente invasi dal traffico automobilistico. Le transenne gialle, i nastri bianco-rossi, i birilli colorati per segnalare i giri di boa e i piccoli lucignoli di cera allocati dentro basse ciotole di terracotta, accrescono il senso della festa, assieme al gonfiabile che segnala il punto di partenza/arrivo dove l'asfalto è ricoperto da un bel tappeto rosso in corrispondenza dei sensori dei microchip.

Ritiro il pettorale e il pacco gara. Incontri. Chiacchiere.

Finalmente ho l'opportunità di conoscere di persona ziogae con il quale sinora ho avuto soltanto scambi di email. Mi dice – scherzando – che sono stato sinora il suo principale collaboratore. Indubbiamente esagera per farmi piacere, perché sono tanti altri quelli che scrivono le loro cronache e le inviano allo ziogae.

Tento di dire una cosa al Presidente, ma è troppo indaffarata a dover ascoltare mille campane contemporaneamente. Mi chiedo come faccia: ma indubbiamente è molto brava e, assieme a all'ottimo Maurizio Z., dimostra di essere un'ottima padrona di casa.

Mi saluto con il Principe e scambio due chiacchiere con lui: con l'occasione gli consegno gli ingrandimenti delle foto che ho scattato in alcune gare precedenti.

Mi incontro anche con l'amico Enzo Cordovana (Marathon Club) che, dopo due anni di corsa stentata a causa di un problema al ginocchio, si è fatto finalmente operare e ora ha ripreso a correre con rinnovata energia: oggi in particolare sta debuttando per la prima volta in una gara podistica breve perchè sino ad ora ha gareggiato esclusivamente nelle maratone, nella Cento chilometri e nella 24 ore podistiche.

Ma incontro anche Maurizio Bondì, anche lui reduce dalla maratona di Siracusa e che, all'ultimo, ho convinto ad una estemporanea partecipazione a questa gara.

Mentre si chiacchiera e ci si incontra, si fa sera, l'aria si fa più densa e si accendono i lampioni e altre luci elettriche, vengono anche accessi i lucignoli che arricchiscono di lucette tremolanti l'atmosfera serotina.

Giunge l'orario della partenza: dopo qualche perplessità sulla direzione di marcia, ci ammassiamo tutti dietro l'arco gonfiabile e, finalmente, si parte! Dopo la solita strettoia iniziale, la teoria dei podisti si va snodando inesorabilmente; rapidamente, i primi della corsa cominciano a doppiare i più lenti.

Il circuito è molto veloce e nervoso, anche se i giri di boa impediscono di mantenere la regolarità dell'andatura.

Ma, nello stesso tempo i giri di boa movimentano e vivacizzano la gara perchè in diversi segmenti del circuito gli atleti scorrono nelle due direzioni.

Forte e puntuale la cronaca di Mimmo Piombo dalla sua postazione in zona arrivo; incitanti le sue acclamazioni che risuonano anche nei punti più distanti del circuito.

Molto calorosa la partecipazione del pubblico: nella zona di Piazza Marina sono tantissimi i familiari dei podisti che hanno voluto accompagnare i loro cari per assistere alla loro gara. Lungo Corso Vittorio dai vicoli che vi confluiscono si sono affacciati molti abitanti del posto che, a modo loro, partecipano all'evento, fanno tifo, incitano (anche se, a volte, in maniera un po' molesta: ma li si può perdonare per questo…).

Io riesco ad andare abbastanza bene: sono sempre un po' lento, ma non sono nemmeno l'ultimo. Considerando che ho nella gambe la pesantezza della maratona della mattina procedo ultra-bene.

Mi scrollo di dosso i panni del bradipo, insomma. Enzo mi distanzia: va alla grande. Si capisce che è molto contento di questa sua ritrovata capacità di correre, dopo aver semplicemente marciato per oltre due anni.

I podisti via via tagliano il traguardo e, nell'ultimo giro, siamo ormai in pochi a dover percorrere le ultime centinaia di metri.

Percorro per l'ultima volta Via Bottai, esco su Corso Vittorio Emanuele cercando di dare tutto il possibile, svolto al giro di boa "alto" e mi avvio alla conclusione, felice e contento. Non avrei mai pensato di riuscire a correre una gara di quasi dieci chilometri nello stesso giorno in cui avevo partecipato ad una maratona, impegnandomi per di più a fare del mio meglio…

Taglio il traguardo più che soddisfatto, entusiasta di partecipato a questa bella gara: in fondo sono riuscito a correre i 9000 metri in poco più di 52'.

Per me va bene.

Vorrei trattenermi per il ristoro finale, offerto dall'Antica Focacceria S. Francesco.

Non posso. Dopo una giornata campale, mio figlio è proprio cotto dalla stanchezza: non si regge più in piedi, gli si chiudono gli occhi e ripetutamente mi chiede di tornare a casa.

Prima di andare, posso soltanto dissetarmi con un po' di the freddo e riesco a sentire l'invitante "ciauru" delle leccornie che già vengono predisposte sul tavolo del buffet.

 

Lo sforzo del nostro staff dirigente è stato indubbiamente premiato.

Delle numerose gare brevi cui ho partecipato questa è stata indubbiamente una delle migliori, soprattutto perchè ha restituito alla cittadinanza uno spazio urbano di solito dominato pressoché esclusivamente dal traffico automobilistico e, per questo motivo, del tutto invivibile.

Nella nostra città, di gare così ce ne dovrebbe essere una ogni domenica. Potrebbe essere una bella utopia: c'è un pizzico di esagerazione in quello che dico, provocatoriamente.

Bisognerebbe sempre avere il coraggio e la determinazione di portare le gare podistiche nel cuore della città anziché portare i runner fuori dagli spazi urbani oppure in zone periferiche e degradate.

Per esempio, anziché una maratona su circuito unico che, per motivi di viabilità, viene dirottata "dove perse le scarpe il Signore", sarebbe molto più pratico e spettacolare organizzare una maratona su circuito chiuso con il doppio vantaggio di potere gestire l'evento podistico con il minimo disagio automobilistico (perché la zona della città interessata sarebbe molto circoscritta) e di potere assicurare il ristoro e lo spugnaggio di tutti i podisti con un'unica postazione (il che ne aumenterebbe l’efficacia con minori costi organizzativi).

L'unico problema sarebbe è quello dei doppiaggi, ma con l'utilizzo del micro-chip le difficoltà sarebbero sostanzialmente appianate: e poi, si può sempre contare sulla collaborazione di persone "esperte" del mondo podistico amatoriale, come Pino Sutera, Pino Giordano, Mimmo Piombo.

Per esempio, Venerdì 10 Giugno in notturna, a Reggio Emilia, avrà luogo una maratona su di un circuito cittadino di un chilometro circa per la quale si prevede un afflusso numeroso (ma data la brevità del circuito il numero di iscritti viene chiuso a 100) e alla quale parteciperà Giacinta Speltra).

Le gare su circuito, sia brevi sia lunghe, hanno più fascino forse, perchè accrescono la dimensione dello spettacolo, consentendo al pubblico presente di comprendere meglio cosa accade, di "vivere" la gara dall'inizio alla fine, di "emozionarsi" assaporando i diversi momenti della competizione, come le crisi dei primi, gli improvvisi rovesciamenti della sorte, le rimonte e così via: gli eventi podistici su circuito, da questo punto di vista, possono insegnare ad un pubblico non educato in questo senso ad apprezzare le gare podistiche, cosa che non accade quando in una maratona cittadina su circuito unico (oppure da ripetere due volte) si vede transitare un podista una volta ogni tanto e viene a mancare qualsiasi visione d'insieme.

Ho partecipato a diverse maratone su circuito cittadino, non mancando di notare ogni volta che la partecipazione della cittadinanza è stata sempre enorme, con un interesse per l'interezza della manifestazione non soltanto alla spettacolarizzazione legata all'arrivo dei top runner, come spesso – purtroppo – accade.

Mi è sembrato, quindi, che questa "nostra" gara abbia rappresentato - nel panorama podistico della nostra città - una svolta significativa dalla quale chi voglia potrebbe trarre qualche significativo insegnamento...

Palermo, il 9.6.2005

Maurizio Crispi

 

Per il commento alla gara leggi anche questo articolo pubblicato su podisti.it