“20 VENICE MARATHON” – Venezia 23/10/2005 – by Ermanno Nuccio

 

L’avventura era cominciata a luglio, quando con Luisa, “la Presidenta”, avevamo deciso di correre quella che per lei sarebbe stata l’ennesima e per me la prima maratona. More solito non sapevo quello che facevo, ma la voglia di provare era tanta e così, con l’estate in arrivo, ho deciso che le mie ferie non dovessero destare alcuna invidia e ho trascorso luglio, agosto, settembre e buona parte di ottobre allenandomi duramente e senza soste.

Arriva la tanto attesa ultima settimana e il venerdì mattina si parte! Siamo in quattro: Ermanno, Luisa, il Principe e Fofò. Volo per Venezia - Marco Polo - che parte ed atterra in perfetto orario e Fly-bus per il famoso Piazzale Roma (dove termina il Ponte della Libertà che permette il passaggio dalla terraferma a Venezia Città). Troviamo il nostro hotel e lasciati i bagagli, via subito a zonzo attraversando e percorrendo calle, rii, canali, darsene, salizzade, campielli, campi, moli, ponti e rive. Il tempo atmosferico è buono quanto basta. Cade qualche goccia di pioggia; l’impatto più forte è dato dalla mancanza di luminosità: il cielo non si vede, c’è come un velo che lo oscura, una coltre tenebrosa che impedisce la vista del sole, e noi a questo non siamo proprio abituati. Ma siamo a Venezia, uno dei più straordinari luoghi al mondo, in cui il suolo e il mare si incontrano, un luogo in cui il bello e il sorprendente si incrociano ad ogni angolo e la storia dei secoli, per certi versi, sembra non essere scomparsa dalla vita di tutti i giorni, quindi approfittiamo per vagare il più possibile. Dopo qualche ora, un meritato break, per una fetta di torta e un Giacometto, al Caffé del Doge, nella zona di Rialto, quindi uno sguardo fino a Riva Sette Martiri, dove è posto l’arrivo della maratona. Percorriamo, in anteprima, buona parte dei 13 ponti che speriamo non ci riescano “troppo indigesti” in gara. Il sabato mattina ci concediamo anche una appagante visita allo splendido Arsenale per ammirare l’Esposizione Internazionale d’Arte Moderna la cui organizzazione è affidata alla Fondazione La Biennale di Venezia.

A sera, i lunghi tragitti di cammino e gli spostamenti in vaporetto risvegliano in quasi tutti variegati acciacchi quali ad esempio la “famosa coda di Fofò”…ma non è questa la motivazione dei dolori: la verità è che alla fine di un lungo periodo di preparazione per una maratona, è quasi impossibile che il fisico non dia alcun segnale di stanchezza. Nel pomeriggio di sabato andiamo tutti a Marghera all’Exposport per il ritiro dei pettorali; ottima l’organizzazione: ci si presenta con la lettera di conferma all’iscrizione per il ritiro del pettorale cui segue il ritiro del pacco gara e del chip Winning Time. Luisa, efficiente come sempre, riesce pure a ritirare pettorale e chip di Ninazzo anche se non ha con sé alcuna delega. Ci concediamo un giro all’interno dell’Exposport dove, mentre gli altri incontrano vecchi amici maratoneti di tutte le regioni, sono attratto dallo stand dei pace-makers. Qui richiedo e ottengo gli adesivi di colore rosso che segnalano l’intenzione di terminare la gara in 3 ore e 10’. Rientriamo quindi a Venezia dove ci attende Ninazzo. Cena leggera a Rialto e rientro in hotel ma, prima, Ninazzo che, per i suoi standard, è rimasto quasi digiuno, trova il tempo di fermarsi in pizzeria per un richiamo.

Ci avviciniamo sempre più all’ora X e nella notte di sabato quasi non chiudo occhio: mi tormenta la visione del pettorale n. 5726 di colore rosso e immagino che resterò intrappolato nell’ultima gabbia per svariati minuti prima della partenza senza, quindi, poter partire insieme a Luisa.

Domenica: sveglia 5:45, colazione leggera fuorché per il solito Ninazzo che ci dà dentro con diversificate pietanze e, incurante dei nostri sguardi inorriditi, ingurgita anche generose porzioni di burro, ignaro di quel che accadrà in bus poco dopo…

Alle 06:45 raggiungiamo la zona del Tronchetto, a piedi, in una decina di minuti. Presenti già alcune centinaia di atleti infreddoliti in attesa dei bus navetta per Stra – paese situato a pochi km ad est di Padova – da dove partirà la maratona. Pigiati all’inverosimile all’interno dei bus, quasi fossimo sardine in scatola, partiamo. Dopo qualche minuto, sono già in canottiera da gara a causa del caldo soffocante, la tensione sale, c’è chi sbuffa, chi tenta di aprire i finestrini, ma inutilmente: sono bloccati! E’ un incubo; l’autista, sadico, attiva l’impianto di riscaldamento! Seguono scene da film dell’orrore: ascelle killer, fiumi di sudore e una lacrima di burro che, formatasi all’altezza della tempia, scivola pian piano sul volto di Ninazzo. Come per miracolo, infine, arriviamo dopo questa tortura durata circa mezz’ora, a destinazione. Il tempo è buono, non fa freddo; troviamo un piccolo giardino che diventa il quartier generale. Adagiate le nostre sacche su una panchina, cominciamo una sorta di riscaldamento, eseguiamo qualche esercizio di stretching, qualcuno si massaggia, beviamo ancora un po’ d’acqua prima di riconsegnare le sacche agli addetti dell’organizzazione che si cureranno di riportarle a Venezia all’arrivo di Riva Sette Martiri. Per me prosegue l’incubo dell’ingresso nella gabbia. Fofò mi ha raccontato di una sua performance precedente: si è intrufolato in partenza fino ad arrivare in prima fila accanto ai top runners e ha battezzato l’azione come la tecnica del topo. Sono molto concentrato e determinato. Alle 09:00, quando si può cominciare ad entrare nelle gabbie, mi avvicino alla zona e scorgo tutti i colori sulle tabelle e gli addetti all’organizzazione che, abbinando il colore al pettorale, controllano gli ingressi. Sono cosciente di dover passare due check-point e, approfittando della folla e di un momento di distrazione da parte dell’addetto al controllo, con passo svelto e testa alta riesco a passare il primo dei due ostacoli. A questo punto sono più carico, anche se più teso; approfitto della discussione fra l’addetto e un altro furbo per sgattaiolare con stile all’interno: sono entrato! Viva la tecnica del topo e viva Fofò, l’ultimo Barone d’Agrigento! Mi faccio notare il meno possibile, attendo qualche minuto e comincio a guardarmi indietro e lateralmente per tentare di scorgere Luisa; sono sicuro che è indietro perché io sono entrato fra i primi e mi trovo in seconda fila. Penso che sarà difficilissimo rintracciarla, ma sono fortunato e la vedo alla mia destra sei file indietro; retrocedo e la raggiungo. Siamo ambedue contenti e allentiamo la tensione scambiando battute e storie con gli altri concorrenti, ma dura poco perché lo start è puntuale. Al via, attivati i cronometri, restiamo intruppati per circa 700 metri e riusciamo a perdere solo una trentina di secondi.

Per i primi 7 km corriamo con buon anticipo sulla tabella prestabilita, andando più veloci di qualche secondo rispetto al tempo di 4 e 30 al km che abbiamo immaginato. In questa fase si corre lungo la Riviera del Brenta, transitando davanti alle magnifiche ville palladiane. La corsa è caratterizzata dalla presenza di un pubblico ordinato, rilassato, festoso e partecipe: solo applausi e incoraggiamento, sorrisi ed incitamento. Addirittura alcuni proprietari di abitazioni che si affacciano sulla strada, hanno organizzato dei punti di ristoro e offrono del the caldo ai partecipanti. Altra nota caratteristica è quella della musica a tutto volume suonata da orchestrine e band disseminate sul percorso. Dal 8° al 23° km perdo da un minimo di 2” fino a 10” al km e non riesco a mantenere andatura costante anche se i pace- makers riconoscibili dai palloncini rossi (Finish time h 03:10:00) sono sempre lì davanti a me. Intanto al 14° km Luisa mi incoraggia ad andar via; io non sono certo contento di proseguire da solo, ma la gara è ancora lunga, e spero mi raggiunga più in avanti. Al traguardo della mezza maratona – in località Malcontenta - transito in 1:36:02 – circa un minuto di ritardo rispetto alla mia tabella. Dal 24° al 29° tengo un buon ritmo e recupero una trentina di secondi. Fantastico il passaggio dentro Mestre, dove il numeroso pubblico festante e caloroso mi ricarica. Al 30° raggiungo una biondina austriaca che indossa il pettorale F250 e mi “aggancio”. La valchiria è vestita con un completo da triatleta e quindi conto di poter tenere insieme a lei un’andatura adeguata. Al 32° si lascia la terraferma e, attraverso un cavalcavia, si impegna il Ponte della Libertà per entrare in Laguna. Avevo sentito parlare della criticità di questo punto per la scarsa presenza di pubblico, la lunghezza del rettilineo, il diradarsi dei gruppi di corridori, il possibile presentarsi del “muro” di fatica. Fortunatamente niente di tutto questo si avvera anche se la fatica si fa sentire tanto da farmi correre il 39° come il più lento di tutti quelli percorsi in gara: 4.52! Ma ormai sono a Venezia e, incurante del fatto che la parte finale è ricca di ponti, saliscendi e sbalzi da elettrocardiogramma, suono la carica alla valchiria: come on, Elke! Consapevole che devo dare il massimo, corro col cuore in gola gli ultimi 3,195 km con un parziale di 13’11” recuperando poco più di un minuto e sorpassando almeno una trentina di concorrenti sfiniti più di me. Sul traguardo, stravolto, guardo il tabellone segnatempo: 3:12:05! Elke arriva poco dopo, distaccata di una quindicina di secondi e di ben 17 posizioni; ma, felice, mi viene incontro: give me five!

Ritrovo, nella zona arrivi, Fofò, il Principe e Liborio che si congratulano per il mio tempo di gara. Ricambio e mi informo anche dei loro tempi: Fofò 172° con 2:52:02, il Principe 343° e Liborio 344° con 3:01:13. Poco dopo arrivano anche Luisa con 3:24:55 e Ninazzo che chiude in 3:27:45. Nella zona arrivi, molto bene organizzata, si riconsegna il chip, si riceve la medaglia di partecipazione, della frutta, acqua e the caldo; a disposizione dei partecipanti anche tende-spogliatoi, un luogo per la riconsegna delle sacche con gli indumenti, docce e servizi igienici situati a circa 700 m. in direzione Arsenale. Ci congediamo da Liborio e, come se non ne avessimo abbastanza, decidiamo di tornare in hotel a piedi per far girare le gambe. Poco prima di Piazza San Marco, però, ci rendiamo conto che c’è troppa folla di turisti per strada e cambiamo rotta verso la fermata di S. Zaccaria per prendere un vaporetto. Pure lì la folla non scherza e non riusciamo a salire sui primi due che sono al completo. Con un po’ di fortuna riusciamo ad imbarcarci sul terzo e rientriamo dopo una ventina di minuti in hotel.

Pomeriggio in relax e, congedatici anche da Ninazzo, decidiamo di fare ancora quattro passi per tornare a Piazza San Marco dove, al Museo Correr, ammiriamo la mostra di Lucian Freud. A seguire un’ottima cena innaffiata da buon vino rosso e coronata, almeno per me, da un profumato sigaro toscano che completa una giornata da incorniciare.

I giovani vengono spesso fuorviati da false dottrine: allenamenti duri, diete striminzite, programmi improntati al masochismo… Da questa trasferta traggo un insegnamento: da atleta amatore, la maratona dovrebbe rientrare all’interno di un viaggio di piacere, di un weekend lungo anche quattro o sei giorni, con uno spirito di vacanza, senza privazioni eccessive ma concedendosi relax e, ove possibile, cultura, buoni vini e altrettanto buoni cibi.

Last but not least, unosmisuratograzie a Luisa. Senza il suo aiuto io non avrei mai potuto scrivere, e voi leggere,

queste poche riflessioni, poiché non ci sarebbe mai stata la mia prima maratona. Tutti noi conosciamo la sua

simpatia, la serietà, la caparbietà, le sue doti atletiche. Grazie a lei ho seguito un piano di allenamenti da brivido:

più di 1700 km in quattro mesi, 8 lunghi, 3 lunghissimi, centinaia di ripetute, bi-giornalieri, corti veloci, medi e chi più

ne ha più ne metta…

Grazie anche a tutto il gruppo H1330 per l’incoraggiamento e, in particolare, al Principe per i suoi consigli preziosi,

a Brown e al fratello Marchane per i medi corsi insieme nel mese di luglio, a Mimmo-Mizuno per i “Giri dell’Addaura”,

a Fofò per la tecnica del topo, al Vice-Zappulla per i molteplici insegnamenti, al Re dello Zen per le canzonature e

gli aforismi taglienti.

  

Personaggi e interpreti:

  • La Presidenta: Luisa Balsamo
  • Il Vice: Maurizio Zappulla
  • Il Principe: Ferdinando Hardouin Monroy
  • Brown: il mio amico Bruno Sortino
  • Fratello Marchane: Abdelkebir Marchane
  • Mimmo-Mizuno, in arte il Toro dello Zen: Mimmo Brusca
  • Fofò, l’ultimo Barone di Agrigento: : Alfonso Lo Presti Seminerio
  • Ninazzo: Nino Genova
  • Il Re dello Zen: Giuseppe Giunta
  • Tutti gli iscritti all’Associazione H13,30