Roma – 26 Marzo 2006

XII^ Romamarathon

 

Con tanto divertimento, la mia settima partecipazione…

 

Con quest’edizione della Romamarathon sono giunto alla mia settima partecipazione alla più “grande” e spettacolare maratona italiana.

Le mie precedenti partecipazioni nel 1996 (non ricordo il tempo che ho realizzato), nel 1997 (con 4h11’08”), nel 1998 (con 4h27’), nel 1999 (con 5h20’), poi di nuovo nel 2003 (con 6h12’), nel 2004 (con 6h30’ circa). 

A Roma si torna sempre volentieri: grande organizzazione, grande gara sotto tutti i profili, compreso ovviamente quello turistico e spettacolare.

Prima di correre le maratone andavo frequentemente a Roma per motivi di lavoro (per un periodo addirittura ogni quindici giorni per un intero fine-settimana) e pur in maniera afinalistica perché non partecipavo nemmeno alle gare podistiche su distanze brevi, mi piaceva correre.

Una delle cose che preferivo era correre per le vie e i parchi di Roma.

Le mie mete preferite erano i lungotevere, i parchi delle grandi Ville (tra le quali quelle che ho maggiormente frequentato, in relazione al variare degli alberghi dove alloggiavo, sono state Villa Ada, nei pressi di via Salaria e Villa Borghese), le vie e le vaste piazze del centro storico.

Correre nelle grandi città è sempre un modo per conoscerle e, in un certo modo, possederle ma anche per farsene possedere, perché ci espone alla città metaforicamente nudi e privi delle usuali denotazioni di identità (sociale, culturale e professionale) che usualmente creano intercapedini, filtri e barriere al nostro conoscere: la semplicità e la naturalezza del gesto atletico della corsa, le sollecitazioni benefiche derivanti dall’azione muscolare ma anche l’ampio raggio di esplorazione che è consentito dall’attività del correre hanno un potere euforizzante che non ha eguali.

La Maratona di Roma ha dato corpo e sostanza  a questa lunga consuetudine del correre per le sue vie che, nel corso del tempo, avevo acquisito (per così dire “formalizzandola”).

Questo è stato il motivo per cui, dopo la prima esperienza, ci sono tornato tutte le volte che ho potuto.

Sì, ammetto la mia colpa: non sono riuscito a mantenere al cento per cento la fedeltà a questo evento podistico come è stato per i poco meno di sessanta podisti che per tutte le dodici edizioni possono dire “C’ero anch’io!”.

Andare a correre la Maratona di Roma, è l’occasione giusta per tornare di quando in quando a Roma, per andare a visitare una mostra (questa volta è stata l’occasione per visitare la mostra delle opere di Antonello da Messina), per entrare in chiese in cui non è mai capitato di entrare prima, per bearsi di colpi d’occhio nuovi ed inediti, oppure per rivisitare luoghi già conosciuti in precedenti occasioni ma che ora appaiono diversi perché nel frattempo sono sopravvenuti dei cambiamenti nel proprio modo di vedere le cose.

La Maratona di Roma, in crescita costante negli anni passati, quest’anno ha compiuto – secondo me – il grande salto che, nel giro di qualche anno, potrebbe portarla ad essere allineata alle grandi maratone del mondo. Inaspettatamente, le iscrizioni hanno continuato a crescere al di là di ogni previsione e, ad un certo punto, gli organizzatori hanno dovuto fermare le nuove iscrizioni a quota 12.308 per timore che la macchina organizzativa predisposta  potesse andare in tilt di fronte all’impatto della massa di podisti.

 

La formula che ha consentito il raggiungimento della “massa critica” è stata supportata da diversi fattori che sono una felice combinazione di spirito agonistico, passione amatoriale e grande professionalità organizzativa.

 

Se da un lato, infatti, allo start si schierano numerosi atleti di grande levatura, dall’altro, la gara non si esaurisce con l’arrivo dei primi ma continua a procede con una puntuale attenzione nei confronti di tutti i podisti, dal primo all’ultimo (con i posti di ristoro ben presidiati e forniti di tutto, anche per i ritardatari).

 

Con le sue otto ore di tempo massimo, la maratona di Roma è davvero una gara per tutti: in una maratona è raro vedere così tanti podisti marciare o semplicemente camminare, alcuni addirittura sin dall’inizio. Nei tanti marciatori che affrontano camminando la fatidica distanza non c’è né imbarazzo né vergogna, perché da parte del pubblico che si addensa numeroso lungo il percorso c’è accettazione e rispetto per tutti indistintamente: si va a Roma perché questa città è in grado di offrire ai convenuti un evento che è, in primo luogo, una bellissima festa per tutti.

 

Ma il procedere camminando è facilitato dal fatto che, effettivamente, ai posti di ristoro non mancano manifestazioni di accoglienza e attenzioni per tutti i podisti, dai più veloci ai più lenti: non è certamente una di quelle maratone che pur essendo, sulla carta, per tutti con un tempo massimo “dichiarato” ampio, nella declinazione concreta mostrano poi di discriminare tra maratoneti veloci e medi e quelli lenti che, pur arrivando nel tempo giusto, trovano i posti di ristoro già smantellati oppure privi delle cose più essenziali.

 

La garanzia del ristoro, del mantenimento dell’apparato logistico nelle sue diverse articolazioni, il riscontro di atteggiamenti di calore, cortesia e gentilezza fanno sì che siano molti i podisti stranieri – rispetto a quelli nostrani maggiormente cultori del “correre lento” – a sentirsi incoraggiati a partecipare.

 

La maratona di Roma dovrebbe essere d’esempio per tanti organizzatori: la coerenza rispetto a ciò che si dichiara e il rispetto per tutti i podisti, alla fine, pagano (e i numeri parlano…).

La mancata attuazione di queste semplici indicazioni, invece, fanno vivere alcune maratone di una via stentata… Ma c’è anche da dire che non è sufficiente avere una ricetta per cucinare una buona pietanza: occorre anche essere dei buoni cuochi.

 

Quello che dico sulla maratona di Roma ha valore anche perché nasce dal cumulo di osservazioni che ho avuto modo di compiere nel corso degli anni: delle diverse edizioni che ho “sperimentato”, ho potuto vedere il funzionamento dell’impianto organizzativo non solo quando ho corso la distanza in tempi relativamente veloci (4h11’), ma anche quando l’ho completata con ritmi  “lentissimi” (le 6h30’ del 2004) e dunque da “testimonial” delle retrovie.

 

In certe maratone, invece, anche quando il tempo massimo è ampio, chi viaggia indietro sperimenta un’atmosfera davvero affliggente ed umiliante: molti dell’organizzazione, irritati per il fatto di dover stare ad aspettare qualche sporadico podista, lo fanno pesare, indirizzano commenti salaci e poco garbati, insomma fanno sentire i podisti lenti  come se fossero per l’organizzazione una zavorra di cui sarebbero lieto di poter far meno.

 

A questa maratona romana, non molto nutrita è stata la partecipazione dei siciliani specie se raffrontata al contributo dato da altre regioni italiane: un totale 94 atleti provenienti dalle diverse parti della Sicilia (per l’esattezza, la Sicilia è stata, quanto a numero di partecipanti, in quindicesima posizione: il Lazio in testa con 2364 podisti (di cui 2062 provenienti dalla sola Roma).

Dei 94 siciliani, il contributo maggiore quello di Palermo (con 35 iscritti),  Messina (21)  e Catania (19). Questi numeri spiegano perché le maratone in Sicilia stentano tanto a decollare. I maratoneti rimangono tuttora piuttosto pochi e quei pochi concepiscono la maratona come una prova agonistica in cui si deve dare il meglio di sé e non come un’occasione per divertirsi sportivamente…

 

Tra gli atleti palermitani vorrei menzionare l’ottimo Mario Lo Cicero e Giuliana Amarù, che ha chiuso in 3h58’ circa.

 

Della ASD Palermo H13.30 sono stati presenti quattro podisti.

Alfonso Lo Presti Seminerio ha chiuso in 2h55’, realizzando anche questa volta un ottimo tempo (considerando le difficoltà del percorso) ma senza una piena soddisfazione (“Avrei potuto far meglio, ma ero sotto l’influenza di alcuni giorni lavorativi davvero stressanti”, ha detto rammaricandosi di non aver potuto fare meglio).

 

Erano presenti anche Giuseppe Corrao e Giuseppe Siracusa, dei quali, però, non conosco la prestazione.

 

Io: ho concluso in 5h54’ circa (tempo compensato). Per me è stata una realizzazione cronometrica soddisfacente, considerando che, anche questa volta, mi sono voluto dedicare alla foto-maratona, fotografando tutte le volte che mi sentivo ispirato a farlo, osservando e registrando nella mia memoria. Mi sono divertito: all’arrivo, con il carniere pieno di foto, posso ben dire d’aver goduto d’una giornata spettacolare sotto tutti i profili.

 

Le fotografie che ho fatto alla vigilia e durante la gara sono consultabili ai seguenti link:

http://www.podisti.tv/foto05/thumbnails.php?album=290

http://www.podisti.tv/foto05/thumbnails.php?album=291

 

Palermo, il 03.04.2006

(maurizio crispi)