Correndo per le strade di NY di Filippo Castiglia


Qualunque maratoneta si sarà sentito rivolgere la stessa domanda, non appena viene fuori il fatto che corre la maratona:- Ma hai corso la Maratona di NY?. La domanda successiva è :-Ma quanto è lunga?

mentre alla seconda domanda la risposta è sempre la stessa: 42km 195 metri, alla prima, finalmente, potrò rispondere "Ebbene sì! Ho corso la più famosa delle maratone che si corrono sul pianeta Terra! E per di più l'ho corsa il giorno del mio quarantesimo compleanno!"

 Della Maratona della Grande Mela ogni podista che l'ha corsa racconterà la sua storia e quindi ci sono circa 40.000 storie della stessa maratona ogni anno, io invece sottolineerò solo le cose che mi parvero straordinarie:
la partecipazione del pubblico: due milioni di spettatori coinvolti e coinvolgenti, correre a NY è correre col pubblico di uno stadio che sostiene indistintamente tutti i podisti;
due ali di folla festante che urla, incita, canta, suona, applaude, offre fazzolettini arance, mele e sostiene in ogni modo;
un tracciato tecnico e ricco di insidie: salite e discese, curve, asfalti bagnati di acqua e soluzioni saline, grigliati di ponti ricoperte di moquette arancio, adrenalina a go go fornita dalle urla del pubblico;
una organizzazione capillare a partire dal ritiro del pettorale, all'inverosimile merchandising, all'incanalamento alla griglie, ai rifornimenti ad ogni miglio, punti di assistenza medica, bagni chimici;
il popolo variopinto e multietnico dei podisti alcuni professionali e tonici di muscoli asciutti e senza peli, altri adorni di parrucche, cappelli da bersagliere, bandiere, baldacchini, ombrellini, vestiti in smoking o i pantaloncini;
una città che a percorrerla è come fare il giro del mondo ogni quartiere popoli diversi per colori, usi, musica, costumi ma che accolgono il podista tutti col medesimo calore;
il freddo, un venticello gelido da gustare per almeno tre ore da quando si entra nel "villaggio" della partenza, mitigato da un debole sole, non è stata sufficiente la tuta tenuta fino all'ultimo e lasciata agli homeless, le magliette, la busta di plastica indossata in classico stile barbone;
l'inno degli stati uniti, l'invito del sindaco e il colpo di cannone che ti danno l'impressione che il freddo sia passato ed invece presenterà il conto più tardi;
i motivi per i podisti corrono come recitano le loro magliette: in memoria di un parente, contro la leucemia, contro il cancro, contro la pena di morte;
della prestazione cronometrica a NY non si interessa quasi a nessuno, ero già partito per un godibile passo da tre ore e trenta, margine rispettato per tutta la gara se non fossero sopravvenuti i crampi al 23 miglio, ed allora ho chiuso la mia più lenta maratona di sempre in 3 ore 40 minuti e 52 secondi;
le file ordinate e veloci per i pettorali dove ho conosciuto giovanni (podista panormita e lettore del blog);
la fiera tecnica enorme che si svela alle capacità della tua carta di credito, per metterla alla prova con la tua capacità di resistere all'ultimo modello di scarpa della tua marca preferita, al computer da polso che calcola anche la concentrazione dei sali nel tuo sudore, agli integratori più avvenieristici, alla rassegna degli incredibili posti dove si può correre una maratona (per esempio Antartide e Isola di Pasqua);
le camminate se vai a NY per correre la maratona preparati a camminare tanto, sei a NY non vorrai restare in albergo a riposare? ed allora in marcia tra musei, shopping, e tutti i luoghi che ti sembra di conoscere, chilometri su chilometri, e poi il giorno della maratona prima si cammina per il e nel villaggio ed alla fine della gara dovrai camminare fino alla zona del ritiro delle medaglia, poi fino alla zona della riconsegna del chip, poi fino al camion che trasporta i tuoi effetti personali ed infine fino all'albergo se è vicino oppure all'autobus o taxi o metro, stai tranquillo che a fine giornata avrai aggiunto qualche altro km ai 42 corsi;
i complimenti qualunque sia il tempo cronometrico della tua prestazione alla maratona meriti sempre i complimenti ed a NY non si vergognano a dirti:-You did an excellent job!. Porta in giro la tua medaglia di partecipazione (quante ne abbiamo custodite nei cassetti, in quanti hanno un medagliere?), non solo non te ne pentirai ma intrerai molti orgogliosi della loro corsa;
i podisti esausti, non ne ho mai visti tanti che dopo il traguardo crollano al suolo o vengono sorretti dai ragazzi dell'organizzazione;
il silenzio dei ponti (dove non è consentito al pubblico di accedere) ed il fragore della gente;
nessuna auto agli incroci a strombazzare, nessun automobilista con la bava alla bocca, forse perchè tutti i display sulle avenue nei giorni predenti segnalavano l'evento, forse perchè il traffico era deviato ad arte molti incroci prima delle strade
i podisti italiani caciaroni e chiassosi come sempre, ma non meno o non più di molti altri, che si scambiavano commenti e incitamenti durante la gara provenienti da ogni città (personalmente ho incontrato gente di Milano, Roma, Città di Castello, Enna, Pisa, Firenze, Siena, Latina, Palermo, Bari, Brindisi, Torino, Vicenza, Bologna, Modena, Parma, Cosenza, Bacoli e qualcuno mi è sfuggito).

Insomma dal 5 di novembre di quest'anno ho cominciato a raccontare di quella volta che corsi la maratona a NY.