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I Ecomaratona delle Madonie (di Ermanno Nuccio) Sveglia alle 5:00 perchè si parte presto: Polizzi dista un
centinaio di km e dobbiamo esser certi di arrivare in tempo. Ho corso solo tre
volte questa distanza: 2 su strada e la tappa maratona nel Marocco. Questa
volta mi tocca una Ecomaratona, gara
nella quale non mi sono mai misurato, ma mi sono ben preparato e allenato
utilizzando la tabella seguita da Ferdinando e Mimmo che preparavano il
Cromagnon. Sono tranquillo, diversamente dalle altre volte, anche se in
settimana ho avuto 3 giorni di febbre (regalo della Corsa sotto le Stelle).
L’appuntamento, con parte del Gruppo, è stabilito per le 6:00 sotto casa della
Presidenta. Siamo in 8: Luisa, il Principe, il Vice Maurizio Zappulla, il
Ragioniere, Gaspare, Totò e Alessandra Balsamo. Per strada prendiamo il Toro e
ad Altavilla ci aspetta Antonello. Un velocissimo tratto di autostrada e una
dozzina di km di strada tortuosa in salita ci portano fino a Polizzi. Poco
prima di arrivare, visto che siamo in perfetto orario, ci fermiamo e il
Vicepresidente – profondo conoscitore dei luoghi – ci indica il percorso e le
cime che toccheremo. L’aria è frizzante e pulita: non possiamo fare a meno di
confrontarla con quella che respiriamo solitamente. Ripartiamo alla volta di
Polizzi dove giungiamo prima delle 07:30. C’è già un certo movimento, ma non
vediamo Pierino che la sera precedente ha ritirato pacchi gara pettorali e
chip. Si comincia a far dello spirito: “che abbia ha mangiato troppa salsiccia”?
Chissà se si sveglia… Dormirà ancora? Intanto arrivano gli altri amici e
compagni di squadra. Nell’attesa inganniamo il tempo gironzolando. Finalmente
arriva Pierino e così possiamo vestirci.
Nella piazza è allestito un tendone dell’organizzazione e il sempre
presente gonfiabile che segna il punto d’arrivo. Dalla stessa piazza si gode un
bel panorama su tutta la vallata e sulle creste che d’inverno sono sempre piene
di neve. La temperatura è salita di qualche grado e splende un bel sole;
speriamo più tardi non faccia troppo caldo.
Finalmente, poco dopo le 8:30, lo
start. A differenza delle gare più veloci nessuno ha tanta fretta e non si
rischia di cadere a causa della calca.
La sensazione è che i partecipanti siano abbastanza preoccupati dalla
durezza del percorso e dall’incognita
della loro prima partecipazione. Io stesso, ancorché abbia potuto sperimentare
da poco, nel deserto, due tappe di 42 e 70 km, sono fra quelli che corrono una
ecomaratona per la prima volta. Non mi resta che provare con la ormai famosa
“tecnica della zecca”: mi attacco al Principe e spero di resistere… Comincia la salita e si forma un gruppetto che comprende
anche Marco Tarantino e Giuseppe Tamburello oltre che un ragazzo in maglia
verde che tiene perfettamente l’andatura. Superiamo Maurizio Zappulla e
continuiamo a salire. Poco prima di arrivare al pizzo del monte Cervi a 1675
metri, Giuseppe Tamburello si stacca. C’è un leggero vento fresco che mi fa
sentire freddo per un attimo, ma è solo un momento; non devo distrarmi, il
Principe si è buttato a capofitto in discesa e il terreno pietroso non permette
distrazioni. Viaggiamo veramente veloci e Marco Tarantino tiene bene il ritmo.
Dopo circa 7 km di strada bianca, con pietre e sterrato che non esito a
definire un incubo, giunti in fondo alla discesa, troviamo ancora un punto di
ristoro, nella zona chiamata Quacella a
circa 1.200 metri d’altezza. Qui il mitico Cuttaia si fa in quattro per
renderci meno duro il percorso: non solo ci passa da bere, ma si complimenta e
ci incita a non mollare! Nella discesa non abbiamo potuto evitare dei punti in
cui c’erano delle spine e purtroppo alcune si sono piantate nelle scarpe e ora
dobbiamo convivere anche con quest’altro disagio. Il Principe tenta di
eliminarne una delle spine che è più fastidiosa delle altre ma non riesce; se
la porterà fino alla fine. Ripartiamo rinfrancati (io ho bevuto un paio di
bicchieri di Coca Cola) e ho preso con me una bottiglia d’acqua. Si sale
nuovamente! Ci aspettano una decina di km in salita fino alla seconda vetta da
scalare; il percorso è vario e attraversiamo sentieri, prati, pietraie e ameni
passaggi nel bosco dove devo togliere gli occhiali da sole perché c’è buio
fitto. I punti in cui bisogna camminare sono più frequenti e più lunghi
rispetto alla prima salita. Perdiamo anche Tarantino e proseguiamo in tre. Chi
mi conosce sa bene che non riesco a star zitto pertanto tra una parola e
l’altra, rivolgendomi al ragazzo in maglia verde, gli chiedo il nome e da dove
viene. La sua risposta mi lascia di sasso:
”sono anch’io un associato della Palermo H13,30! Mi chiamo Maurizio Zerilli”. Gli rispondo, imbarazzato, che mi ricordo del
cognome perché presente nel nostro sito ma che non l’ho mai visto prima… “Sai non partecipo a molte gare e i miei
impegni non mi consentono di allenarmi nel canonico orario delle 13,30”. Sono più contento che sia uno dei nostri,
continuiamo a parlottare visto che manca ancora tanto alla fine. La pendenza è
sempre più elevata, lo sforzo è veramente tanto e più di una volta mi chiedo se
riuscirò a stare al passo. Finalmente la salita pare terminata ma c’è un colpo
di scena: il sentiero vira a sinistra e ci aspettano altri 100-150 metri di
dislivello per arrivare al Santuario della Madonna dell’Alto. Altro ben fornito
punto di ristoro dove una gentile signora mi invita: “prenda la passolina”. Rispondo:
“e i pinoli”? Dopo un attimo di smarrimento - e subito prima di mandarmi
a quel paese - viste le risate degli altri volontari, comprende che sto
scherzando e mi restituisce un sorriso: formidabile! La vista che si gode da lassù è
veramente unica, ma non c’è tempo per fermarsi. Comincia la lunga discesa verso
Polizzi; da qui ci attendono gli “ultimi” 13 km. Stesso copione della prima
discesa: velocissimi ma più stanchi. La strada bianca è sorella di quell’altra
già percorsa; pietre molto insidiose e sterrato almeno nella prima parte. La pendenza
mette a dura prova quadricipiti e legamenti delle ginocchia. Finalmente
arriviamo a dei tratti meno pietrosi e quindi ad un sentiero con fondo in erba. Dopo poco, vedo letteralmente
“volare” il Principe. Gran prova di abilità: dopo un avvitamento e una mezza
capriola si rialza al volo in un unico gesto atletico e continua a correre come
se niente fosse! Non credo riuscirebbe a rifarlo una seconda volta… Pare non ci
sia niente a parte un dito che pare un po’ più gonfio degli altri. Rimane
ancora poco, un ultimo rifornimento e siamo vicinissimi al paese dove entriamo
subito dopo. Gli ultimi metri sono in leggera salita. Ci schieriamo per
l’arrivo e tagliamo il traguardo insieme. E’ stata veramente dura, ma la
soddisfazione è tanta. Fofò Lo Presti e Mimmo Brusca, arrivati prima di noi, si
complimentano. Ritiriamo la medaglia ricordo - che è particolare perché
realizzata a mano da alcuni bambini africani - e consegniamo il chip elettronico nell’attesa
che arrivino gli altri. Accogliamo Marco Tarantino e qualche minuto dopo Felipe.
Al 21° posto c’è la prima in classifica femminile che distacca la Presidenta
(26° assoluta ) di soli 5 minuti. Seguono tutti gli altri: Pierino, Ragioniere, Cinquegrani,
Tony Lo Carbo (insanguinato come in un film horror), Maurizio Zappulla e Totò Balsamo. All’interno
del tendone, in piazza, intanto è cominciato il ceci-party a cura dei tanti
volenterosi facenti parte dell’organizzazione. Ci offrono pure del pane e olio, ricotta, olive e del
vino locale. Tutto molto buono e soprattutto offerto con sorriso e buona
disposizione. Polizzi “Generosa” lo è stata veramente e i suoi abitanti ci
hanno ospitato disinteressatamente e si sono meritati in pieno l’appellativo.
E’ probabile che ritorneremo numerosi nelle prossime edizioni. In ultimo, un
doveroso riconoscimento al Principe: senza il suo aiuto non sarei riuscito a
far così bene. |