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| di Mimmo Brusca |
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Domenica 25 Gennaio 2007 h. 17,30. Finalmente
dopo 5 ore di volo si atterra ad Atar in Mauritania. Che
sensazione ragazzi!!! E’ la quarta volta che atterro in Africa, ma questa volta
è diverso. Non è
Casablanca. E’ l’aeroporto d’Atar in pieno deserto. Sono
immediatamente investito dalla luce e dal deserto che circonda l’aeroporto. Le
emozioni più grandi sono gli odori, che non sono le spezie o i fumi di una
qualsiasi città orientale o del nord dell’Africa, ma è il profumo
indescrivibile del deserto, è l’odore della sabbia mescolato al cielo limpido impregnato
d’aria pulita con i suoi grandi spazi incontaminati. Speriamo che tutta questa “Natura”
non vada perduta e che questi popoli rientrino in un programma di sviluppo
sostenibile. E’ questo il vero e solo patrimonio dell’umanità che un giorno
potrebbe tornare utile a tutti i popoli della terra, aimè in decomposizione. Si
fanno le prime conoscenze, le prime foto, sì “sfotte” Olmo che ha la telecamera
sempre accesa. Saliamo
nei Pick-up per un interminabile viaggio di cinque ore. Tutto fuoristrada. Arrivati
all’auberge d’Oudane si fa la cena a base di zuppa e cus-cus di verdure. Il
campo è molto suggestivo. Un rettangolo, grande come un campo di calcetto,
circondato per tre lati da tende bianche e da un lato da box in pietra viva,
nei quali vi sono docce bagni alla turca e cucina. Al centro tanta, tantissima
sabbia soffice e fine. Domani la prima tappa. Si
parte dal vulcano preistorico di Guela Erich. Ad un’ora di 4x4, ecco il
cratere. Ce ne rendiamo conto soltanto perché lo sappiamo e l’abbiamo già visto
col satellite di google. Altrimenti sembrerebbe un qualsiasi plateau roccioso
del deserto. Ore 10 si parte per i primi
Per i
primi Purtroppo
però, rischio di “scoppiare”. Non ho fatto i conti con la salita interminabile
sulla sabbia che sembra avere la stessa pendenza di Valdesi. In più sono
sorpreso dalla forte calura che mi frigge i muscoli. C’è più caldo che alla MDS
e siamo soltanto a fine Gennaio. Tiro i remi in barca in tempo ed ecco che
giunto all’ultimo controllo a sette km dall’arrivo, mi raggiunge il Principe.
Da questo momento la gara la faremo insieme, con una parentesi nella penultima e
quarta tappa, (dove preso da goliardia, vado in fuga. Lui, Luisa
all’arrivo ci racconta che anche Lei ha avuto come me una crisi, ma questa
volta l’ha saputo dominare. Non la prendo molto sul serio. Guardando come sono
arrivate le altre, capisco che questa volta, non avrà avversarie. E’ troppo
forte per loro e domani c’è la lunga; avrò ragione io, alla fine il distacco risulta
abissale. La
mattina seguente, prima dell’ottanta, vado a visitare Oudane. Sono deriso dal
Principe e da Luisa, perché dicono che non so stare mai fermo. Loro
preferiscono restare dentro la tenda come lucertole sotto il sole. Scelgono la
“tattica Olmo” tutto riposo, anche se solitamente è il loro naturale
atteggiamento. Visitando
Oudane scopro che è una città in pietra costruita nel Arriva il giorno della seconda tappa,
quella da ottanta chilometri. Ore 15 la fatica sarà tanta. Il caldo è notevole e ci sono 40° all’ombra. Si
parte. Per i primi Tanta
fatica ma proprio tanta. E’ tutta sabbia e dune. La cosa
che ti rimane, però non è la fatica dei chilometri, che il giorno dopo
dimentichi quanto invece l’emozione, lo stupore e la meraviglia
nell’attraversare in piena notte sotto la luce della luna, un villaggio.
Restiamo di stucco. Sembra un villaggio dell’età del fuoco. Attraversiamo sia a
destra sia a sinistra, case in pietra con tetti di paglia e cortili per la
pastorizia. Vengono i brividi, quando tra la penombra riesci ad individuare un
gruppo di donne vestite di tutto punto con i loro kaftan celesti, che ti
guardano passare. Pensiamo che quello debba essere un evento abbastanza
speciale. Penso
al film di Troisi e Benigni “non ci resta che piangere”. Pure io come loro sono
piombato nel passato. Almeno qui, però, non c’è chi alla dogana ci chiede un
“fiorino”. Qualche
decina di chilometri dopo, mi assale un altro brivido lungo tutto il corpo. Confondo
una pianta abbastanza alta per un adulto che tiene un bambino per la mano,
mentre, il Principe, la confonde per un uomo con la bombetta che aspetta
l’autobus in pieno deserto. “Mi vinniru i spinguli no sangu”. La fine
dell’ottanta è meravigliosa. Passiamo tra bellissime dune alberate e sotto la
luce della luna e di quel cielo incantevolmente stellato, ho l’impressione di
essere dentro il formidabile cartone animato d’Aladino. Il
giorno dopo non si corre. Convinco facilmente Luisa e Ferdi ad andare a
visitare la famosa biblioteca di Chinguetti. Tempo fa ho visto un servizio su
Discovery channel che parlava di questa
antichissima biblioteca, dove libri millenari, come ad esempio il corano, vengono
mangiati giorno dopo giorno dalle termiti. Nessuna associazione culturale però,
malgrado si conosca il problema si muove per salvare tale patrimonio. Che
spreco!!! Terza tappa. Quarta tappa. Si
arriva a Mreireth, proprio dove il principe mi alza il dito medio. E’ una meraviglia
della natura. Un villaggio in pieno deserto, con case di fango e tetti in
paglia separate da strade di sabbia soffice e poi tante, tante palme. Noi
alloggiamo al campo sito a tre chilometri dal villaggio ma immerso in una
meravigliosa oasi dove troviamo un piccolo lago con relativo fiume. Non mi
resta altro che farmi il bagno. Il
pomeriggio lo dedico alla visita del villaggio, e ad una gratificante cocacola
presa insieme agli amici francesi in un fatiscente bar del luogo. L’ultima tappa è
l’apoteosi di un percorso veramente bello. Si scende da una vallata in pieno
deserto e si entra in un canyon che culmina dentro una magnifica oasi nella quale
ad aspettarci, oltre l’arrivo, ci sono anche alcune decine di turisti. All’interno
dell’oasi di Tergit scorre un fiume con tante piccole cascatelle circondate ai
lati da due montagne rocciose. Immaginate le acque calde di Segesta con tante
palme attorno, un tappeto di sabbia lungo la riva del fiume, senza cartacce né
sporcizia; e pensare che appena fuori, c’è il deserto, col suo caldo torrido. Purtroppo
l’avventura è terminata. L’indomani si torna a casa. La speranza è di poter
tornare in questi luoghi in compagnia della mia famiglia. E’ ancora più bello
condividere queste meraviglie con le persone che ami. Alla
fine di questo mio racconto voglio fare un “in bocca al lupo” Al Principe a
Luisa ma soprattutto ad Ermanno che a fine Marzo tornano nel meraviglioso
deserto del Sahara per affrontare l’affascinante Marathon des Sables. FORZA RAGAZZI!! MI MANCHERETE!! |