Il Principe e la Mauritania
Ferdinando Hardouin

Ebbene,anche se poi non è il termine esatto per iniziare un racconto,ma siccome è una continuazione naturale delle due storie scritte dai mie idue splendidi compagni di viaggio,mi sarà concesso.

Si è già detto un po’ tutto di questa  avventura ma per annoiarvi ulteriormente aggiungo anche io qualche nuovo particolare.

Per esempio del viaggio di avvicinamento non molto si è detto e sicuramente interesserà a molti conoscere i dettagli,potrei riassumere tutto in una parola.interminabile,ma siccome ho il desiderio di tediarvi mi dilungo un poco nella descrizione.

Prima destinazione Parigi con scalo intermedio a Fiumicino,non ricordo i voli,tempi di coincidenza molto stretti e preoccupazione per il regolare viaggio dei nostri bagagli tanto  da  decidere di portare in cabina  tutto quello che ci sarebbe servito per sopravvivere nel caso in cui le  nostre borse  avessero preso altre direzioni.

Giunti a destinazione abbiamo avuto la sorpresa di trovarli e per di più sono stati i primi ad essere sbarcati.

Alle 20.00 e qualcosa eravamo in albergo,situato strategicamente nel comprensorio dell’aeroporto,depositati i bagagli siamo andati a mangiare e poi subito a letto.

Alle 06.30 eravamo già operativi in aeroporto,la confusione generale era molta inoltre quasi tutti indossavano indumenti da esploratore ,sembrava quasi che tutti partecipassero a questa gara poi abbiamo capito che le destinazioni di questo terminal erano tutte verso l’Africa.

Dopo un po’ che vagavamo abbiamo individuato l’organizzatore,Cyril, un francese di origine Marocchina,vestito un po’ alla Crocodile Dundee,ex direttore commerciale di una filiale Auchan a Parigi,  un bel giorno ha mandato tutti al diavolo compresa la famiglia e con i soldi della liquidazione si è inventato questa gara,questo almeno è quello che lui ci ha raccontato.

L’aereo che ci ha ospitato era pieno all’inverosimile,per lo più di pensionati che andavano nel secco deserto per mummificarsi ed asciugarsi le vetuste ossa,le poltrone erano incredibilmente vicine tra una fila e l’altra da rendere possibile solo qualche ridotto movimento laterale e niente più.

L’arrivo ad Atar,piccolo scalo nel deserto,avviene dopo 5 ore di volo,abbiamo poi saputo che è operativo solo una volta la settimana,quindi guai a perderlo,siamo sottoposti ai controlli di routin,il tutto fatto in maniera suggestiva e pittoresca e dopo 1 ora sulle jeep.

Partiamo alla volta di Ouadane , dopo 4 ore di piste,forature,  sobbalzi ed oramai al buio,arriviamo a destinazione,confortevoli tende con materassino ci ospitano e dopo un discreto pasto  a base di zuppa ed insalata ci abbandoniamo in un meritato e desiderato riposo.

La cosa più bella arriva la mattina,immaginate di aprire gli occhi,destati dalle preghiere del Muezzin rivolte verso il cielo , prima del sorgere del sole e che iniziano a scandire le fasi della giornata,aprire la tenda ed essere subito sfiorati da una fresca e leggera brezza piena di tutti i profumi che il deserto regala ,il sole che comincia a spuntare dai contorni regolari delle dune,la luce tersa ed intensa e i colori ancora forti,se siete riusciti a percepire qualcosa è sempre nulla rispetto alle sensazioni provate.

Della gara non parlo,già è stato detto e scritto ma mi soffermo un poco sulla  bellezza dei luoghi e della gente.

Siamo quasi nel cuore dell’Africa,posti che trasmettono a chiunque ci và sensazioni molto profonde,è un legame ancestrale che in maniera naturale ci lega a questi luoghi,è l’origine della nostra specie.

In Mauritania la sabbia è dovunque,non è la stessa cosa del Marocco,anche il paesaggio è più selvaggio ,la vita è ridotta alle rare oasi che si trovano in prossimità di qualsiasi traccia di acqua,l’allevamento delle capre è la sola attività consentita dalla natura,la gente però è ospitale e molto fiera delle loro origini,perlopiù nomadi,già abituate a vivere con poco.

Vi faccio un esempio che vale per noi abituati ad avere molto più di quello che necessita,Avevamo la possibilità di fare la doccia ma ci era consentito di usare non più di 4 pentolini ,di quelli che usiamo comunemente la mattina per il latte,ci riuscivamo perfettamente.

Noi siamo per loro una parentesi,una fugace distrazione alla loro vita lineare,lenta ed uguale di giorno in giorno,il nostro compito era comunque di non alterare o deturpare con  le nostre sporcizie il loro mondo pulito e bloccato nel tempo.

Mi ricordo che durante la tappa di 80km ,di notte,con Mimmo abbiamo attraversato un villaggio,la nostra impressione era che questo piccolo nucleo abitativo poteva tranquillamente essere una  proiezione all’indietro di parecchi secoli dello stile di vita dell’uomo,era un esempio vivente e reale di come si viveva nel medioevo,incredibilmente suggestivo.

Ecco,per finire,desideravo fare comprendere ai più perplessi,lo spirito che ci spinge a queste sfide,non è solo agonismo e neanche la ricerca dell’estremo,se non forse la prima volta,ma il piacere assoluto di correre o camminare in queste terre ancora pulite ed incontrare questa gente per noi cosi particolare e sincera.

A rendere tutto ancora più bello è la fortuna di essere tre amici in perfetta armonia uniti da questa comune passione,non mi resta che tentare qualcun altro a provare per capire come si ci sente,intanto Ermanno già l’ho fregato e non può più tirarsi indietro.

 gennaio 2007