Il mio primo Cro-Magnon – di Ermanno Nuccio.

 

Non avevo nessun’idea di cosa stessi andando a fare, ma sapete com'è, mi sono detto: se ci riescono i miei compagni con i quali mi alleno sempre, dovrei (e sottolineo dovrei) riuscirci anch'io!


Nei mesi precedenti avevo solo preparato la maratona di Roma e - in scia - mi ero fatto anche quella di Torino (il caso vuole che le concludessi con lo stesso real time , 3:02:42). Per le corse fuoristrada, solo qualche allenamento ed una piccola trail, a maggio, di 13km  con
700 m. di dislivello dove tutti noi della Palermo H13,30 che abbiamo partecipato al Cro-Magnon, abbiamo ben figurato:  5° e 6° io e il Principe, 12° Luisa - prima delle donne e 13° Mimmo.

 

Da Palermo partiamo in 5: della Palermo H 13,30 Luisa, Mimmo, il Principe ed io. Si unisce a noi anche Marcello Mangia che nel 2007 aveva partecipato a questa gara (poi bloccata dagli organizzatori dopo una ventina di km a causa della neve).

 

Arriviamo a Malpensa e il nostro autista è già lì, pronto per trasportarci a Limone Piemonte, dove arriviamo dopo un paio d’ore. Piove, e continua a piovere per tutto il pomeriggio. Al tendone dell’organizzazione ritiriamo i nostri pettorali e incontriamo i tanti amici accomunati dalla stessa passione per queste gare. Sempre sotto la pioggia, ritorniamo al nostro residence. Cena con tutti gli altri amici – molti sono veterani e molti altri hanno partecipato a svariate edizioni della Marathon des Sables – e poi a letto: domattina la sveglia è alle 03:30.

 

Alle 03:00 tuoni e fulmini. Alle 04:30 siamo al punto di raduno. Quando si fa luce vediamo che la cerchia dei monti che sovrasta il paese è piena di neve. Speriamo bene…

 

Gli organizzatori decidono che si può partire. Il punto di partenza è spostato: la variante di percorso prevede circa 10 km in meno e che non si passi dalla Boaria per arrivare al Fort Pepin.


La gara: parto col Principe (se no che zecca sarei!) e Luisa. Mimmo dopo tre tornanti è già in fuga: meno male che accusa svariati acciacchi!  Sto bene e per qualche tratto riesco a stare davanti anche di un centinaio di metri rispetto ai miei compagni. Poi pian piano - ricordando di aver promesso a Luisa, e in cuor mio sperato, di poter correre insieme a lei - mi sono "ridimensionato".

Dopo un paio d’ore, il primo punto di ristoro: riempiamo i bidoncini e mangiamo giusto un po’ di frutta. Entriamo in Francia,  nel Parco nazionale del Mercantour.  Si riprende a salire. Stacchiamo Luisa. Salita. Salita verso quota 2.500 dove,  per ampi tratti, corriamo anche sulla neve. Il ghiaccio circonda le altre vette vicine: ancorché sia vestito di tutto punto il vento è pungente. In molti scivolano e vedo un concorrente cadere a faccia in giù. Mi fermo per soccorrerlo, ha il viso graffiato in più punti e sanguina; la neve è un buon rimedio. Applicata sul viso ferma il sangue. Si riparte. Giù a rotta di collo, per più di 10 km di discesa e ben 800 m. di dislivello. E’ raro che qualcuno ci sorpassi, andiamo veramente bene.  Comunico al Principe,  già mezz'ora prima di arrivare all'Authion, che lo avrei lasciato "libero" e aspettato Luisa.



Così è stato: al ristoro dell'Authion – dopo più di una quarantina di km -  ci siamo fermati e sono stato contento di vedere che Mimmo era lì. Poco dopo è ripartito col Principe (e si è formato il duetto di sempre). Io, invece, me la sono presa comoda: 2 piatti di pasta al pomodoro e parmigiano, birra, coca-cola, camembert, salame, banana... Mi sono anche cambiato le calze (avevo i piedi fasciati come alla MdS!) e continuavo a gironzolare quando ho visto Luisa che "spiluccava" qualcosetta: una nocciolina, 20gr di banana, un cucchiaio di pastina... Le ho detto – scherzando -  di sbrigarsi se voleva ben figurare in classifica e che dovevamo partire al più presto. Sarà stata la fretta? Dopo un km circa Luisa si ferma come fulminata: "I bastoni, i bastoni, ho dimenticato i bastoni"!  Mi sono seduto ad aspettarla, mentre tornava indietro a recuperarli. Siamo quindi ripartiti il più velocemente possibile e, ora dopo ora, avanzavamo bene. Fortunatamente la pioggia non ci ha neanche sfiorato. Bella fortuna! Guardavo indietro e le nuvole non promettevano nulla di buono, ma la pioggia non è riuscita a prenderci! La discesa verso Sospel: che crudeltà, i quadricipiti gridavano... Siamo scesi – togliendo il freno a mano -  da
1900 a 300 m di altitudine in soli 14 km, e che pietre, che fango, che difficoltà!  Poi una salita molto impegnativa e  abbiamo creduto - erroneamente - che fosse il Baudon, mentre si trattava del Col de Castillon: “solo” 500 m. di dislivello e “solo” il 26% di pendenza in poco più di un km!  Il Baudon ci aspettava dopo il falsopiano che portava al Col de la Banquettes: altri 500 m. di ripidissima salita in mezzo al bosco.  Col de la Madone... La Turbie: me la sognerò ancora a lungo! Ad un certo punto, dopo le antenne, dove c'era una costruzione che assomigliava ad un piccolo osservatorio - con una cupola -  ci siamo pure persi: ma solo per un 3-400 m. perché, non vedendo le balise, siamo subito tornati indietro.  Mi viene da pensare a chi, come i nostri amici e compagni di tenda alla Marathon des Sables nel 2007, Giovanni Berardi e Stefano Lolli, ha dovuto percorrere 10 ore di gara nella notte…


Le ultime crudeltà ci aspettano: la discesa verso il Golf di Mont Agel su asfalto dove Marcello Mangia ci supera di slancio, l’entrata a
La Turbie e il labirinto nel paese. Ci sforziamo di restare lucidi, dopo tante ore di gara, e attenti alle indicazioni di colore verde sull’asfalto non sempre perfettamente riconoscibili: è ancora elevato il rischio di sbagliare strada. Siamo nella parte finale, dobbiamo ancora percorrere la vecchia strada romana che scende fino al mare passando per centinaia di gradini (avete capito bene; gradini!) che ti portano, dopo aver percorso il sentier du bord de mer, all’arrivo sulla  Plage Marquet.



Vediamo il punto d'arrivo: Luisa mi invita a correrle a fianco: "Allineati" mi dice,  e passiamo insieme il traguardo! Che contentezza, è un sogno che si avvera, finire il Cro! Il cronometro si ferma su 14:12:02



Il Principe e Mimmo sono già in borghese (sembrano addirittura riposati); hanno impiegato 13:27:00 e si complimentano con noi per il buon risultato. I due, sfruttando tutta la loro esperienza hanno già steso i sacchi sotto i portici presso l’esclusivo circolo nautico ospitante. Dopo una doccia, provvedo velocemente a conquistare il posto per la notte: in tutto poi ho contato solo una dozzina di "posti" al coperto e ben 5 di questi erano occupati da "siciliani". Solo Mimmo ha un materasso degno di questo nome: gonfiabile e almeno
12 cm di spessore, gli altri…

 

Chiediamo di Marcello, ma loro cadono dalle nuvole. Non lo hanno proprio visto. Scopriamo poi l’arcano: si è perso a La Turbie! Arriva qualche minuto dopo di noi.

"Sontuosa" cena a base di  croc monsieur, insalata e parecchie birre, poi a letto... Chi ha corso gare lunghe conosce già le sensazioni: è praticamente impossibile dormire; l'adrenalina è a livelli troppo elevati e le "scomodità" fanno il resto. L’altoparlante gracchia,  annunciando gli arrivi che si susseguono per tutta la notte. Alle 02:00, dopo essermi girato e rigirato - ma ho solo 2 fianchi -  mi ritrovo a vagare per il circolo. Un altro croc monsieur e birra (questa volta analcolica). Ancora a letto per ascoltare un gallo che continuava a chicchiricchiare (scusate il neologismo) senza alcun riguardo per chi riposava... Mi alzo definitivamente all'alba. Ancora una colazione e torno verso i nostri alloggi.  Luisa è già sveglia e le porto un caffè. Arrivano i nostri amici Berardi e Lolli: non sono certo lo "specchio della salute"!

 

I dolori muscolari, che immaginavo più acuti, si fanno sentire meno del previsto. Certo la stanchezza è tanta e i movimenti di tutti sono come “al rallentatore”.

A poco a poco si alzano tutti e dopo le 09:00, a piedi, partiamo alla volta de la  "Gare de Monaco" da dove siamo ripartiti per Milano. Interminabile il viaggio in treno: utilizziamo questo tempo per scherzare, sonnecchiare, ricordare le varie fasi di gara. Il treno accumula circa  h 1,30 di ritardo per arrivare alla Stazione Centrale di Milano, dove,  con buona dose di fortuna, riusciamo a prendere al volo lo Shuttle  per Malpensa da dove voliamo per rientrare a casa.

 

Abbiamo trascorso alcune ore in luoghi affascinanti ed incontaminati tanto da poter bere l’acqua dei laghetti incontrati sul percorso, qui gli scenari mozzafiato sono “normali” tanto che viene da chiedersi se è questa e non quella “cittadina” la miglior dimensione per l’uomo. Ricordo visi tirati ma non brutti, sguardi fieri e non cattivi, gente garbata e pronta ad aiutarti, nemmeno una manifestazione di “fastidio”, nessuna supponenza.

 

E’ stata veramente una gara molto dura, ma mi restano questi e tanti altri ricordi che non è facile riportare. Sicuramente li conserverò a lungo.  E’ stato il mio primo Cro, non certo l'ultimo…