Zondag 13 april Rotterdam di Filippo Castiglia
 
La partenza alle 11,00 mi invita ad una colazione verso le 8, nessuna levataccia, nessuna fretta. La sala è piena di podisti ognuno con i suoi gusti ed i suoi riti. C'è chi si è portato addirittura del sue cose da mangiare, sorbendo il solo thè dell'albergo, chi è già in calzoncini, chi in tuta e ciabatte, chi con le scarpe della gara. Io resto leggero niente uova e bacon, la cena di ieri sera da buone garanzie, un po' di muesli con yogurt naturale, una mela il thè. Ritorno in camera che sono le 8 e mezza, relax fino alle dieci, quando scendo già in pantaloncini e canottiera con la busta di plastica per proteggermi dai sette gradi del mattino olandese. Accompagno la Rossa e il Pepito allo Spido per il giro in battello ed intanto mi riscaldo corricchiando mi immergo nel popolo podista. Chi corre, chi si allunga, chi beve liquidi colorati pozioni della gara perfetta, chi sistema le boccette multicolori in cinture elastiche. Saluti e via verso le gabbie di partenza. Sono un po' in fondo, quando esplode il colpo di cannone, non ci muoviamo neppure, dovrà trascorrere oltre un minuto e mezzo prima che riesca a passare sui tappeti del rilevamento della gara. Non fa nulla, parto regolare al passo previsto, nella folla che risalgo. Qualcuno corre al mio passo o forse io al suo, il cronometro dice che sono un metronomo, le gambe, i piedi, i polmoni dicono che tutto va bene. Ehi Palermo! Mi raggiunge un coetaneo di Nuoro. Sicilia e Sardegna rappresentate. Teniamo lo stesso passo, relativamente alterato da qualche raffica di vento, dai cambiamenti di pendenza e di direzione. Pochi gli italiani qui, la maratona non ha l'appeal di altre come NY o Berlino o Londra, ma è una signora maratona. Rotterdam incita tutti i maratoneti con due ali di folla ininterrotta. Applaude, suona con band organizzate, espone cartelli per gli amici. Di automobili neppure l'ombra. Si corre in viali larghi e alberati, si passano ponti, si costeggiano centri commerciali grandi come porta container, a volte la folla degli spettatori si stringe intorno affettuosa ad incitare. Palazzi dalle architetture ardite e discutibili. Al 17° leggero indurimento al quadricipite sx, e contemporaneamente segnale da non ignorare: "rilascio idrico". Dico al sardo di andare tranquillo, mi fermo vicino ad una siepe e riparto più leggero allo stesso passo di prima. L'amico di Nuoro è duecento metri più avanti. Tutto va bene. Il percorso di arricchisce qualche cavalcavia. Tutto va bene. Al 25° ho sete, molta sete, bevo. La sete non passa, al 27° spugnaggio è opportuno, mi bagno la testa e la nuca, i polsi. Il caldo è localizzato, le orecchie, la nuca, e poi le braccia. Al 30° bevo ancora, devo rallentare, ho caldo e sete. Vedo i primi passare con frequenze stellari, in spinta sotto lo striscione del 40° km. Al mio 35° bevo ancora, ma ho rallentato inesorabilmente. Ho ancora caldo e non sudo. Pessimo. Al 40° non ho più sete, il malessere è generalizzato. Devo vomitare. Vedo quelli che sono al in vista del 30° nella corsia opposta, sono un mare. Ed un mare di gente mi sorpassa, mi fermo prima di uscire dal sottopasso. Vomito pezzi di colazione, bucce di mela e muesli. Sputo e ricomincio a correre. Una ragazza urla: go felipe, go! Ha letto il mio nome scritto sulle braccia. Dopotutto manca poco, pochissimo. Mi raggiungono i pacemaker delle 3 ore e quindici, mi ci attacco. Vai filippo! È la Rossa con il Pepito che hanno guadagnato una transenna. L'adrenalina è quella che ci vuole per dimenticare di avere faticato oltremodo ed allora gli ultimi 500 metri decido di cimentarmi in un favoloso aeroplanino da una parte all'altra della folla. Uno olandese mi imita ed il pubblico ci ripaga con applausi e urla. Mi permetto di correre all'indietro appena prima dell'arrivo passarlo a braccia levate. Rotterdam peccato per quella colazione non digerita e allergica, avresti meritato l'ennesimo personale sulla distanza, ma ti dovrai accontentare di un arrivo inconsueto e gioioso ... per questa volta.